Storia e descrizione
Il Palazzo Ricciardelli è un edificio storico situato nel centro di Aiello del Sabato. Ha subìto nel tempo varie modifiche dovute ai diversi utilizzi.
Storia
…Ci sono luoghi in cui la pietra non si limita a resistere al tempo, ma lo racconta.
Passeggiare per le strade di Aiello del Sabato significa calpestare la terra che fu fecondo giardino dell'antica Abellinum, ascoltare l'eco dei passi di regine e guerrieri tra le mura rinascimentali e lasciarsi sfiorare dal fascino dei segreti custoditi dietro i portali in pietra lavorata. Questo e’ un viaggio fatto di storia, mistero e sapori autentici, dove ogni vicolo ha una leggenda da svelare."…..
PALAZZO RICCIARDELLI.https://www.dimorestoricheitaliane.it/palazzi/
L’attuale comune di Aiello del Sabato, ubicato nelle immediate vicinanze dell’antica colonia romana di Abellinum, ne costituiva il retroterra agricolo. Tale funzione è testimoniata dallo stesso toponimo “Aiello”, che deriva dal latino Agellus, diminutivo di ager (campo).
Notevoli elementi di epoca paleocristiana sono tuttora visibili nel campanile della chiesa arcipretale di Aiello, dove risulta murata l’epigrafe di Gioannicio, vescovo di Avellino deceduto nel 541. Il documento più antico in cui compare il toponimo “Agello” risale al periodo longobardo. Si tratta della conferma dei beni posseduti dal chierico Radalferio “in loco Agello” da parte dei principi di Benevento Pandolfo e Landolfo, datata 1045 . La storia successiva di Aiello si fuse con quella della vicina Atripalda, di cui fu casale fino alla fine del Settecento.
La Chiesa Arcipretale e Palazzo Ricciardelli
Nel XII secolo la stessa chiesa arcipretale, dedicata a Santa Maria della Natività, era già attestata (nel 1164) come dipendenza del Monastero di Montevergine . Fu poi ricostruita nel XVI secolo e più volte restaurata a causa dei terremoti che hanno segnato il territorio. Al suo interno si conservano opere di pregio, tra cui dipinti del XVIII secolo, l’affresco della Natività della Madonna e la statua lignea di San Sebastiano, particolarmente cara alla comunità .
Poco distante si erge lo storico Palazzo Ricciardelli, che ancora oggi conserva:il cortile interno
Le scale con i marmi originali. I portali in pietra lavorata, il chiostro (oggi giardino interno). Accanto al palazzo si trova la chiesa di San Sebastiano e Fabiano, riconoscibile per il suo portale in pietra. L'edificio era legato alla suggestiva presenza di un passaggio segreto che collegava il chiostro del palazzo alla chiesa.
Questo camminamento veniva utilizzato dalle suore per entrare direttamente nel luogo di culto senza essere viste in pubblico. Negli anni Quaranta l’immobile fu locato all’Arma dei Carabinieri Reali, che lo adibirono a caserma. Il passaggio fu murato per ragioni di sicurezza durante la seconda guerra mondiale. L’immobile apparteneva originariamente alla famiglia Ricciardelli, il cui stemma è tuttora visibile sul grande portone del palazzo ad Aiello del Sabato è un perfetto esempio di stemma parlante o di simbologia araldica legata alle virtù dinastiche.
Lettura Araldica del Simbolo:
Il Leone Rampante: In araldica il leone occupa il rango più elevato tra i quadrupedi. Rappresenta storicamente la forza, il coraggio, la generosità e la sovranità. La sua posizione "rampante" (eretto sulle zampe posteriori e con le anteriori protese) indica un'attitudine nobile e battagliera.
L'Albero di Palma (Palmizio): L'albero simboleggia generalmente la concordia e la stabilità familiare. Nello specifico, la palma è da sempre l'emblema della vittoria, della rinascita, della giustizia e della longevità, grazie alla sua capacità di resistere ai pesi e di svettare verso l'alto senza spezzarsi. L'Unione degli elementi: Il leone rampante appoggiato al tronco della palma rafforza il concetto di una casata che protegge le proprie virtù, la propria terra e i propri successi attraverso la forza della rettitudine. Essendo scolpito direttamente sulla chiave di volta in pietra locale, lo stemma fungeva da vera e propria "firma" della famiglia nobile sul tessuto urbano di Aiello del Sabato, dichiarando a chiunque varcasse la soglia il prestigio e l'autorità dei Ricciardelli sul feudo e sul preesistente complesso benedettino.
Dopo vari passaggi di proprietà, l 'immobile fu acquistato dalla famiglia De Ciuceis, che lo detiene tuttora. Nonostante gli ingenti danni inferti dai terremoti nel corso dei secoli – in particolare da quello del 23 novembre 1980 – la struttura architettonica formatasi tra il XV e il XVI secolo è ancora salda e abitabile.
E' un piacere ammirare il cortile interno, la scala con i marmi originali, le nicchie, il giardino interno (ex chiostro), i portali, la pietra lavorata sapientemente.Palazzo Ricciardelli è sottoposto a vincolo della Soprintendenza sin dal 1913 ai sensi della Legge n. 364 del 1909. Nel comune di Aiello del Sabato l'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ISCR) certifica la presenza di altri beni storici vincolati :Palazzo con Arco Durazzesco Catalano (Via Capo Casale fraz. Tavernola) Vincolato dal 1986- .Palazzo Ricciardelli (Piazza Arnaldo da Brescia - Aiello del Sabato)– Vincolato storicamente con decreti del 1913, 1941 e 1952 - Villa Preziosi (Via Piedi Casale fraz Tavernola) – Vincolata dal 1995.
BENI VINCOLATI CONSERVATORIA :
PALAZZO CON ARCO DURAZZESCO CATALANO - L. 1089/1939 art. 2, 3
342480 Campania Avellino Aiello del Sabato Via Capo Casale L. 1089/1939 art. 2, 17-08-1990
PALAZZO RICCIARDELLI - L. 364/1909 art. 5
342237:
PALAZZO RICCIARDELLICampania Avellino Aiello del Sabato Piazza Arnaldo da Brescia L. 364/1909 art. 5 - 07-11-1913
PALAZZO RICCIARDELLI - L. 1089/1939 art.
342237 PALAZZO RICCIARDELLI Campania Avellino Aiello del Sabato Piazza Arnaldo da Brescia L. 1089/1939 - 07-05-1941
PALAZZO RICCIARDELLI - L. 1089/1939 art. 71
342237 PALAZZO RICCIARDELLI Campania Avellino Aiello del Sabato Piazza Arnaldo da Brescia L. 1089/1939 art. 71 -16-02-1953
VILLA PREZIOSI - L. 1089/1939 art. 1, 3
265135 VILLA PREZIOSI Architettura Campania Avellino Aiello del Sabato Via Piedi Casale L. 1089/1939 art. 1, 3 03-11-1995 12676 12-12-1996 - http://vincoliinrete.beniculturali.it/VincoliInRete/vir/utente/login#
IL CONTESTO STORICO: LA DINASTIA DEI DURAZZO
Il palazzo si colloca storicamente nel periodo di transizione tra la dinastia angioina e quella aragonese nell'Italia meridionale. Giovanna I d’Angiò, capostipite della dinastia dei Durazzeschi, assunse il titolo di regina di Durazzo. Il titolo passò ai figli: Carlo di Durazzo (ucciso da Ludovico Re d’Ungheria) Roberto (morto a Poitiers combattendo contro gli inglesi) Ludovico (giustiziato a Napoli per ribellione nel 1362).
Il figlio di Ludovico divenne re di Napoli con il nome di Carlo III d’Angiò. La dinastia si estinse infine con Ladislao d’Angiò-Durazzo (1376-1414) e sua sorella Giovanna II (1371-1435), deceduti senza lasciare eredi diretti.
LA LEGGENDA DI GIOVANNA II D’ANGIÒ-DURAZZO
La reputazione di "Ape Regina"
La regina Giovanna II d’Angiò-Durazzo, descritta dalle cronache come una figura dissoluta e mondana, salì al trono di Napoli nel 1414 alla morte del fratello Ladislao I. La sua figura è avvolta da un alone di mistero, legato soprattutto al macabro destino dei suoi amanti, che le valse l'appellativo di Ape Regina. La leggenda narra che la sorte degli uomini da lei posseduti fosse la morte, causata facendoli precipitare in botole e trappole costruite nei luoghi d'incontro, o rinchiudendoli in segrete senza via d'uscita. Secondo lo storico Benedetto Croce, una di queste trappole mortali si trovava nel Palazzo Capuano di Portici . Altre tradizioni indicano come teatri di questi delitti i famosi Bagni della Regina Giovanna a Sorrento, il Palazzo di Poggioreale o le sue residenze in provincia di Avellino .
Le fragilità politiche e i matrimoni.
Figlia di Carlo III d’Angiò e rimasta precocemente vedova, Giovanna II si trovò a governare da sola su vasti territori (dall'Ungheria a Gerusalemme, fino a diversi domini italiani). Il fiorentino Filippo Degli Spini la descrisse evidenziando le sue insicurezze nelle scelte politiche, un tratto che la spingeva a cercare consiglio e protezione in uomini dalla forte personalità .
L’inizio del suo regno fu tormentato . Nel 1415, su consiglio del Gran Siniscalco e suo amante Pandolfello Alopo, sposò il francese Giacomo II di Borbone. Quest'ultimo, assetato di potere e sostenuto dai baroni napoletani, estromise la sovrana facendo decapitare l'Alopo e imprigionando Giovanna in Castel Nuovo per circa un anno. Grazie al sostegno del popolo e dei sudditi fedeli, la regina ottenne la libertà, mentre il marito fuggì in Francia per ritirarsi in convento.
La relazione con Sergianni Caracciolo
In questo contesto di solitudine politica, Giovanna II iniziò una lunga relazione con Giovanni Caracciolo, detto Sergianni, appartenente al Casato dei Caracciolo del Sole . Sergianni non fu un semplice cortigiano, ma il vero arbitro della politica napoletana del primo Quattrocento, era sposato con Caterina Filangieri (figlia del conte di Avellino), aveva alle spalle una carriera notarile e si era distinto come guerriero sotto il regno di Ladislao I, diventando celebre per aver sconfitto in duello lo schermidore francese Argante durante l'assedio di Taranto. Consolidò la sua presenza geopolitica nei territori interni della Campania, giustificando la frequente presenza della corte reale e della sovrana nelle residenze fortificate e nei palazzi dell'avellinese (tra cui la tradizione inserisce la dimora di Aiello) .
La leggenda vuole che il loro primo incontro intimo sia stato propiziato da un topo. Sergianni, valoroso in battaglia, ne era terrorizzato. Durante un soggiorno in una delle residenze reali – che si ipotizza fosse proprio quella di Aiello del Sabato – la regina gli regalò una scatola contenente un topo. Alla vista del roditore, Sergianni si spaventò e la regina lo rincuorò, dando inizio alla loro storia d'amore.
Grazie a questa unione, il Caracciolo compì una rapida scalata al potere:
Ottenne la nomina a Gran Siniscalco. Acquisì numerosi possedimenti, tra cui l'eremo di Venosa. Divenne "tenutario in pegno" di Torre Ottava (odierna Torre del Greco), Portici, Resina e San Giorgio a Cremano, a seguito di un prestito di duemila ducati d'oro concesso alla sovrana .
La caduta e la congiura.
La relazione attraversò forti tensioni a causa delle complesse vicende dinastiche del Regno, che videro Giovanna contrastare prima Luigi III d'Angiò e poi Alfonso d'Aragona. La rottura definitiva avvenne nel 1432, quando Sergianni pretese come dono di nozze per il proprio figlio il Principato di Salerno e di Amalfi. Al rifiuto della sovrana, il nobiluomo reagì con insulti. Sfruttando l'accaduto, Covella Ruffo (duchessa di Sessa e cugina della regina) accusò falsamente il Caracciolo di voler spodestare la sovrana. Giovanna II ordì quindi una congiura insieme alla cugina: quattro sicari fecero irruzione durante la festa nuziale del figlio del Caracciolo a Castelcapuano, uccidendolo per strangolamento e con una pugnalata al petto. Per evitare sommosse, la regina lo fece seppellire nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara. Giovanna morì tre anni dopo, nel 1435, tormentata negli ultimi tempi da profondi incubi.Nota storica sul soprannome.
I racconti popolari hanno spesso definito Giovanna II come "la Pazza" a causa della sua condotta sentimentale spregiudicata e della spietatezza descritta nelle leggende. In realtà, si tratta di un errore storiografico: la sovrana storicamente nota come "Giovanna la Pazza" è Giovanna I di Castiglia (1479-1555), figlia di Isabella e Ferdinando, la quale non regnò mai a Napoli e trascorse gran parte della vita rinchiusa a causa della sua salute mentale.
L'EVOLUZIONE FUNZIONALE DI PALAZZO RICCIARDELLI FAI - Fondo Ambiente Italiano https://fondoambiente.it/
Il complesso monumentale di Palazzo Ricciardelli riflette i mutamenti storici e sociali dell'Irpinia attraverso tre fasi principali:
Origine Monastica (Medioevo -): L'edificio sorse originariamente come proprietà dei monaci benedettini dipendenti dalla vicina Abbazia di Montevergine. La continuità strutturale e l'adiacenza con la Chiesa di San Sebastiano dimostrano come palazzo e luogo di culto costituissero originariamente un nucleo claustrale unico, votato alla preghiera e alla gestione agricola del territorio.
Residenza Nobiliare Privata (XIX secolo): Con la secolarizzazione dei beni ecclesiastici, la struttura fu acquistata dalla famiglia Ricciardelli. Fu questa casata a trasformare il cenobio in palazzo gentilizio, apponendo il proprio stemma sul portone e preservando gli elementi rinascimentali (marmi, nicchie e portali lavorati in pietra).
Caserma Militare (Anni '40): Durante il periodo fascista e la Seconda Guerra Mondiale, l'immobile venne locato all'Arma dei Carabinieri Reali. Questa occupazione alterò permanentemente la topografia interna: il celebre corridoio segreto sotterraneo venne murato per precise esigenze di sicurezza militare, impedendo infiltrazioni esterne nella caserma .
Dopo vari passaggi di proprietà, fu acquistato dalla famiglia De Ciuceis, che lo detiene tuttora.
ARCHITETTURA E VINCOLI DI TUTELA IN IRPINIA
L'area di Aiello del Sabato conserva un patrimonio artistico protetto da precoci vincoli statali :
1)La Legge 364 del 1909 (Legge Rosadi): È la prima vera legge organica dello Stato italiano per la tutela del patrimonio storico-artistico, fortemente voluta dal deputato Giovanni Rosadi. È la normativa applicata nel primo vincolo di Palazzo Ricciardelli del 1913.
Il contesto storico: Prima di questa legge, l'Italia unita applicava ancora i vecchi regolamenti degli stati preunitari (come l'Editto Pacca dello Stato Pontificio). Il patrimonio italiano subiva massicce spoliazioni e vendite all'estero.
Il principio di Inalienabilità: Introdusse il principio fondamentale secondo cui i beni storici, archeologici e artistici di proprietà dello Stato, di province e di comuni sono inalienabili (non possono essere venduti).
Il vincolo sui privati (Articolo 5): Per la prima volta si stabilì che anche i beni di proprietà privata, se riconosciuti di "importante interesse" dal Ministero, potessero essere sottoposti a notifica di vincolo. Il proprietario privato non perdeva la proprietà, ma subiva forti limitazioni: non poteva distruggere, modificare o restaurare il bene senza autorizzazione, e lo Stato otteneva il diritto di prelazione in caso di vendita.
Palazzo Ricciardelli rappresenta uno dei primi esempi di tutela monumentale nell'avellinese, vincolato già nel 1913 . Questa legge (la prima organica dello Stato italiano sulle antichità e belle arti) ne ha impedito la demolizione o la modifica radicale nel corso del Novecento.
2). La Legge 1 giugno 1939, n. 1089 (Legge Bottai)Firmata dal Ministro dell'Educazione Nazionale Giuseppe Bottai, questa legge ha perfezionato e sostituito la legge del 1909. È rimasta in vigore per ben sessant'anni (fino al 1999) ed è la legge citata nei successivi decreti di Palazzo Ricciardelli (1941, 1952), del Palazzo con Arco Durazzesco (1986) e di Villa Preziosi (1995). Ampliamento del concetto di bene culturale: La legge Bottai non tutela più solo il singolo "oggetto d'arte" o il singolo monumento isolato, ma introduce una visione d'insieme. Estende la tutela alle ville, ai parchi, ai giardini di interesse storico e persino alle collezioni di libri o archivi d'interesse pubblico.
Gli articoli chiave citati nella tabella:Articolo 1 e 2 (Oggetto della tutela): Definiscono quali cose mobili e immobili sono soggette alla legge a causa del loro interesse storico, archeologico o artistico.
Articolo 3 (Notifica del vincolo): Regola la procedura formale con cui il Ministero notifica al proprietario privato l'interesse particolarmente importante del bene. Da quel momento il vincolo viene trascritto nei registri immobiliari e "segue" il palazzo anche in caso di vendita a eredi o nuovi acquirenti.
Articolo 71 (Norme di tutela e sanzioni): Regolamentava le sanzioni penali e amministrative in caso di danneggiamento, incuria o modifiche abusive sui beni protetti, garantendo allo Stato poteri di ispezione e la possibilità di eseguire restauri d'ufficio a spese del proprietario se quest'ultimo abbandonava l'immobile.
3) Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (Decreto Legislativo n. 42 del 2004).
Sintesi dell'evoluzione dei vincoli sui palazzi di Aiello del Sabato
Guardando la storia dei decreti di questi immobili, si nota una precisa evoluzione burocratica:
1913 (Palazzo Ricciardelli): Viene vincolato sotto la Legge Rosadi (1909). Lo Stato interviene precocemente per salvare la struttura rinascimentale e l'antico chiostro.
1941 e 1952 (Palazzo Ricciardelli): Con l'entrata in vigore della Legge Bottai (1939), il vincolo viene aggiornato e specificato (l'art. 71 del 1952 serve a rafforzare le tutele e registrare ufficialmente l'atto alla Conservatoria per i passaggi di proprietà).
1986 e 1995 (Arco Durazzesco e Villa Preziosi): Vengono vincolati direttamente con la Legge Bottai, applicando i concetti più moderni di tutela che includono sia gli elementi architettonici specifici (l'arco catalano) sia le pertinenze esterne suburbane (la villa). Oggi, tutti questi storici vincoli sono confluiti nel moderno Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (Decreto Legislativo n. 42 del 2004.
Il contributo relativo alla ricerca storica, all’analisi dei documenti in possesso della famiglia De Ciuceis e alla valorizzazione del Palazzo Ricciardelli, e’ stato curato dall’Avv. Luca De Ciuceis a cui va un sentito ringraziamento.
Voci
Giovanna II di Napoli
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