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Chiesa di Maria Santissima del Carmelo e delle Anime Purganti

Aragona (AG) · Sicilia
Chiesa di Maria Santissima del Carmelo e delle Anime Purganti
Foto: Marderf · CC0 (pubblico dominio) · Wikimedia Commons

In breve

La chiesa di Maria Santissima del Carmelo è un edificio religioso di Santa Venerina (CT), che si trova nel quartiere di Bongiardo.

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Storia e descrizione

La chiesa di Maria Santissima del Carmelo è un edificio religioso di Santa Venerina (CT), che si trova nel quartiere di Bongiardo.

Appartiene all'arcidiocesi di Catania, mentre le altre parrocchie del territorio comunale di Santa Venerina fanno parte della diocesi di Acireale. Questa distinzione risale alla formazione del nuovo comune nel 1934, quando i residenti scelsero di restare sotto l'autorità spirituale dell'arcidiocesi di Catania. La decisione fu influenzata da vari fattori, tra cui il fatto che nel territorio comunale di Zafferana Etnea rimasero la chiesa filiale di Sant'Antonio di Padova in Passopomo e il cimitero, strutture legate da tempo alla giurisdizione catanese. Inoltre, la comunità di Bongiardo nutre un attaccamento secolare all'arcidiocesi di Catania, anche in segno di riconoscenza verso il beato cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, che ha avuto un ruolo rilevante nella storia religiosa della zona.

Gli inizi e il XVIII secolo

I ricorrenti sommovimenti tellurici, spesso preceduti da imponenti eruzioni dell'Etna, che hanno tormentato la parte orientale dell'isola dove si stende Santa Venerina, hanno mutato e stravolto, tanto l'aspetto orografico e idrografico, quanto la flora e la fauna che regolavano il processo biologico del bosco e del sottobosco. Nel 1640 il territorio dell'antico borgo di Bongiardo, nucleo originario di Santa Venerina, passò dalla giurisdizione di Aci Aquilia al nuovo comune di Aci Sant'Antonio e Filippo. In seguito a chissà quale evento calamitoso l'antico "hospitali Blancardi" e l'"Ecclesia del Santissimo Salvatore" in "nemore" ricordati nei testi medievali, che fortunatamente ci sono pervenuti, furono distrutti e cancellati perfino dalla memoria.

L'Ecclesia del SS. Salvatoris

Dell'esistenza di questa chiesa, da secoli scomparsa, abbiamo notizia dalla Cronaca di Michele da Piazza, cronista del XIV secolo, che riferisce del girovagare per i boschi dell'Etna del duca Giovanni d'Aragona, per sfuggire alla peste del 1348, e del tentativo dello stesso di rifugiarvisi, ma la trovò sbarrata. Per cui il Duca andò a rifugiarsi nel vicino Eremo di sant'Andrea di Milo, dove morì: "nunc ad quondam Ecclesiam Sancti Salvatoris del Blanchardu in nemore civitatis predicte, e quasi latitando, discurreret, prevenit ad quondam Ecclesiam seu locum, vocatum Sanctu Andria".

Questa chiesa fu costruita probabilmente nel periodo della dominazione normanna, quando i Benedettini si insediarono in tutta l'area etnea. È plausibile altresì che alla chiesetta fosse abbinato un fondaco per ospitare i viandanti della "Strada Regia" durante la notte per sfuggire agli assalti di banditi e briganti. Alcuni studiosi ipotizzano che la chiesa sorgesse nei pressi dell'attuale Chiesa della Madonna del Carmelo, sulla base di alcuni oggetti rinvenuti in zona. Vi è poi chi colloca l’antica Ecclesia nella contrada "Acqua-Bongiardo". Sappiamo con certezza che già nel 1631 la chiesa non esisteva più, come attestato da un documento dell’epoca.

Origini del culto della Madonna del Carmelo a Bongiardo

La devozione popolare verso la Madonna del Carmelo a Bongiardo risulta essere di origine certamente anteriore rispetto alla costruzione dell'attuale edificio sacro. Le testimonianze storiche e artistiche che attestano la presenza di un culto mariano ben radicato nella comunità locale risalgono, infatti, a un periodo antecedente alla fondazione della chiesa, offrendo un importante quadro di continuità religiosa e culturale.

Prova dell’antichità del culto è offerta dal canto devozionale intitolato Salvi Rigina Carmilitana, la cui esecuzione è esclusiva della comunità di Bongiardo. Si tratta di una melodia liturgica unica nel suo genere, non riscontrabile in altre realtà mariane, e la cui origine viene fatta risalire con buona certezza a un periodo anteriore alla costruzione del luogo di culto. La particolarità musicale del brano e la sua trasmissione orale nel tempo indicano un radicamento profondo del culto nella tradizione popolare e religiosa del villaggio.

La decisione stessa di erigere una chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo, attribuita alla volontà della famiglia Pulvirenti, nasce dalla necessità di dare una sede stabile e dignitosa ai riti religiosi e alle celebrazioni popolari legate al 16 luglio, giorno della festa patronale. Questo atto, quindi, oltre a segnare l’inizio della storia architettonica dell'edificio sacro, costituisce anche la conferma di un culto già antico, sentito e collettivamente condiviso, che trovava espressione in forme artistiche, musicali e devozionali già pienamente sviluppate prima ancora dell’edificazione della chiesa.

L'edificazione della chiesa

Agli inizi del XVIII secolo Bongiardo soffriva per la lontananza dai luoghi di culto. Gli abitanti di questo lembo di terra dovevano affrontare strade lunghe ed impervie per assistere alle funzioni religiose e far celebrare i sacramenti.

Il 6 settembre 1723, Francesco Pulvirenti, cittadino di Aci San Filippo, ottenne in concessione un piccolo appezzamento di terreno situato nella contrada detta "Ardichetto", allora parte dei possedimenti dell'abbazia di Pisano Etneo. L'autorizzazione, formalizzata per mezzo del Regio Segreto competente, prevedeva la possibilità per il Pulvirenti di edificare una casa e una cisterna su quel suolo.

Dopo pochi anni, animato da motivazioni spirituali e dal desiderio di assicurare la salvezza della sua anima e a quella della moglie Giovanna, il 24 dicembre 1726 Francesco Pulvirenti costituì ufficialmente una dote destinata alla fondazione di una chiesa. Decise che il nuovo edificio sacro sarebbe stato dedicato a Maria Santissima del Carmelo, affinché ogni anno, il 16 luglio, si potesse solennemente celebrare la sua festa, e alle Anime Purganti, secondo una pratica devozionale molto sentita all'epoca.

La dote predisposta da Pulvirenti era particolarmente consistente: comprendeva la casa con il cortile e la cisterna annessi, una bottega, una stalla, un pagliaio e una vigna, beni che garantivano una rendita annua di circa sei onze. Tale somma era destinata non solo al sostentamento dell'edificio sacro, ma anche al mantenimento di un sacerdote stabile che potesse officiare regolarmente le funzioni religiose.

La costruzione della chiesa si svolse tra il 1727 e il 1730. In quest'ultimo anno si celebrò finalmente la prima messa, segno che l'edificio era stato completato e aveva iniziato a svolgere il suo ruolo di centro spirituale per la piccola comunità del luogo.

Nel 1730 anche la gestione della nuova chiesa fu organizzata: l’edificio e il terreno circostante vennero affidati ai Padri Mercedari del convento di Santa Domenica di Aci Sant'Antonio. Questi religiosi si presero cura della chiesa di Bongiardo fino al 1778. In quell'anno, i Padri Mercedari abbandonarono la gestione dell’edificio, che passò così sotto la responsabilità di una commissione laicale appositamente costituita.

Il XIX secolo

Dopo un lungo periodo di trattative e mediazioni, fu finalmente costituito un patrimonio stabile, giudicato sufficiente al mantenimento della chiesa e al sostentamento del clero. Tale sviluppo rese possibile un'importante svolta istituzionale: con decreto del 23 luglio 1810, il Vescovo di Catania riconobbe ufficialmente la chiesa di Bongiardo come filiale sacramentale e curata. Contestualmente, le fu conferita la giurisdizione su un ampio territorio comprendente l'intera contrada di Pisano e parte della frazione di Fleri, rafforzando così il suo ruolo all'interno della struttura ecclesiastica locale. In virtù di questo nuovo status, la chiesa di Bongiardo assunse per lungo tempo il titolo di "chiesa madre" per le contrade assegnate. Questo titolo, pur non comportando un'autonomia parrocchiale piena, conferiva all’edificio un'importanza centrale nella vita religiosa del territorio, e fu utilizzato fino alla seconda metà del XX secolo. La chiesa divenne così un punto di riferimento non solo per le celebrazioni liturgiche, ma anche per le attività sociali, culturali e caritative della comunità.

Il 20 febbraio 1818, la zona fu interessata da un forte evento sismico, noto come il terremoto di Aci Sant’Antonio, che raggiunse una magnitudo stimata di 6.2. Il sisma colpì duramente diversi comuni del Catanese, provocando complessivamente circa settanta vittime. Bongiardo fu solo marginalmente interessata dal terremoto e la chiesa locale riportò danni strutturali di entità contenuta. Nonostante ciò, per ragioni di sicurezza e decoro, furono avviati tempestivi interventi di restauro, che comportarono una spesa di "onze 82 e data ad appalto a Mro. Giovanni Russo".

Nel 1826, a seguito di una riorganizzazione amministrativa del territorio, la frazione di Bongiardo fu ufficialmente aggregata al neocostituito comune di Zafferana Etnea, distaccandosi così dal precedente legame con il comune di Aci Sant’Antonio. Questo passaggio segnò un nuovo capitolo nella storia civile e religiosa della comunità locale, che andava consolidandosi sotto una nuova autorità municipale. Nel corso degli anni Trenta del XIX secolo, si pose la questione dell’individuazione della chiesa che avrebbe dovuto assumere il titolo di chiesa matrice del comune di Zafferana Etnea. In tale contesto, la chiesa di Bongiardo, all’epoca la più antica tra quelle comprese nei nuovi confini comunali, fu candidata a tale titolo, in concorrenza con la chiesa di Santa Maria della Provvidenza, ubicata nel centro urbano di Zafferana. Nonostante la sua rilevanza storica e il ruolo di chiesa madre svolto per decenni nei confronti delle frazioni di Pisano e Fleri, la chiesa di Bongiardo non fu prescelta. Il titolo di chiesa matrice fu conferito, infatti, alla chiesa di Santa Maria della Provvidenza, poiché ritenuta dotata di "quelle prerogative, preminenze e attributi competenti ad una Chiesa Maggiore". Tale decisione fu motivata anche dalla collocazione centrale della chiesa di Santa Maria, dalla sua maggiore capienza e dalla disponibilità di strutture e funzioni liturgiche più articolate, che meglio rispondevano alle esigenze di un comune in espansione.

Il presunto miracolo della Madonna del Carmine

Nel novembre del 1841, la chiesa di Bongiardo fu teatro di un evento che la tradizione locale tramanda come miracoloso, accrescendo il legame spirituale tra la comunità e la Madonna del Carmelo. Leonardo Musumeci, un abitante della zona, fu vittima di un grave avvelenamento dopo aver consumato dei funghi raccolti nei dintorni. Le sue condizioni si aggravarono rapidamente, tanto che i familiari, disperando ormai della sua salvezza, decisero di trasportarlo a Bongiardo, presso la chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo, alla quale la comunità era profondamente devota. Secondo le testimonianze dell'epoca, i parenti di Leonardo "gli fecero fare dei voti alla Madonna del Carmine, che si venera nella Chiesa di Bongiardo, e gli fu posto al collo un abitino della medesima. (...) Alla mezzanotte (del giorno successivo) cominciò a star meglio e la mattina, verso le ore quindici, fu alla Chiesa del Carmine per soddisfare il suo voto". Questo episodio rafforzò ancora di più il culto della Beata Vergine del Carmelo a Bongiardo.

Gli interventi di manutenzione del 1846-47

Tra il 1846 e il 1847 la chiesa di Bongiardo fu oggetto di importanti interventi di straordinaria manutenzione, resi necessari dal progressivo deterioramento dell’edificio e dalla volontà di conferire alla struttura un aspetto architettonico più decoroso e rappresentativo. I lavori, eseguiti grazie al contributo della comunità locale e al sostegno delle autorità ecclesiastiche, interessarono l’esterno dell’edificio sacro. Tra gli interventi più significativi vi fu l’arricchimento della facciata principale, che fu rielaborata secondo i canoni del gusto neoclassico/barocchetto allora diffuso nella Sicilia orientale. In particolare, venne realizzata una nuova cella campanaria di proporzioni monumentali, posta in sommità, che conferì alla chiesa un profilo più slanciato e solenne. La cella, visibile da gran parte del territorio circostante, divenne un elemento distintivo del paesaggio locale.

Il presunto miracolo di San Francesco di Paola

Nella metà dell’Ottocento, a Bongiardo, si verificò un evento ritenuto miracoloso dalla tradizione locale, attribuito all’intercessione di San Francesco di Paola. Durante i giorni precedenti la festa in onore del Santo, la carrozza del principe Domenico Bonaccorsi, marchese di Casalotto, fu coinvolta in un grave incidente. Il cocchiere, secondo la memoria popolare, ebbe una visione del Santo che gli intimava di frenare: l’uomo obbedì e riuscì a evitare la tragedia. L’episodio, pur non documentato ufficialmente, fu considerato un miracolo e rafforzò il culto del Santo nella comunità.

In segno di gratitudine, il principe donò alla chiesa di Bongiardo preziosi ex voto, tra cui un collare con il Toson d’Oro e un bastone cerimoniale con incisa la parola “Charitas”, motto dell’Ordine dei Minimi. Questi oggetti, di grande valore spirituale e artistico, sono oggi parte del patrimonio religioso del borgo.

Il "conflitto delle processioni"

Nel 1868, in occasione della tradizionale festa bongiardese in onore di San Francesco di Paola, si verificarono disordini che coinvolsero gli abitanti di Bongiardo e quelli del vicino comune di Santa Venerina. L'atmosfera, che inizialmente doveva essere di gioiosa celebrazione e di devozione popolare, degenerò rapidamente in subbugli, minando la serenità dell'evento religioso. A testimonianza di questi fatti, si conserva ancora oggi la dettagliata relazione che il signor Rosario Patanè inviò al Sottoprefetto di Acireale, nella quale descrisse con precisione gli avvenimenti occorsi e le tensioni latenti tra le due comunità:Alcune fonti storiche aggiungono ulteriori dettagli circa l'origine dei disordini del 1868. Secondo queste testimonianze, il vero "casus belli" che fece degenerare la situazione fu il gesto provocatorio compiuto da alcuni abitanti di Santa Venerina. Durante il passaggio del fercolo di San Francesco di Paola, questi ultimi avrebbero lanciato dei sassi contro il simulacro del Santo, colpendolo e provocando una lieve scalfittura alla statua sacra.

Questo episodio segnò l'apice del cosiddetto "conflitto delle processioni", una disputa che affondava le sue radici nei decenni precedenti e che per tutto il XIX secolo agitò la vita religiosa e sociale della zona. La Chiesa bongiardese fu infatti al centro di una lunga e tormentata protesta, che arrivò perfino a essere discussa presso la Gran Corte Vescovile di Catania. Le tensioni coinvolsero, in particolare, gli abitanti della parrocchia di Santa Venera e quelli della parrocchia di Bongiardo. La vertenza fu incardinata da "certi individui del quartiere di Santa Venera contro la pretesa del cappellano della parrocchiale chiesa di Bongiardo, di pertinenza del comune di Aci Sant'Antonio, che chiedeva di processionare esclusivamente ed anche dopopranzo, del giorno del SS. Sacramento, proibendone le funzioni medesime nella chiesa di detto quartiere Santa Venerina, chiedendo perfino il privilegio di processionare come la più antica parrocchia". Le processioni, momento di forte identità religiosa e comunitaria, divennero dunque motivo di continui contrasti, alimentando episodi di subbuglio e tensioni manifeste. Questi dissapori, fortunatamente, si attenuarono negli anni Settanta o Ottanta dell’Ottocento, quando, secondo la tradizione locale, i bongiardesi si fecero custodi del simulacro di San Sebastiano, appena realizzato per la chiesa di Santa Venera. La statua venne temporaneamente accolta nella chiesa di Bongiardo, poiché si temeva che gli abitanti di Acireale, reputandola più bella di quella esistente nella loro Cattedrale, potessero tentare di sottrarla. Ecco perché, ancora oggi, i santavenerinesi chiamano la Madonna del Carmine, venerata a Bongiardo, a patrozza ("la madrina"). I bongiardesi offrirono il proprio edificio per custodire la statua del santo anche quando un’improvvisa burrasca si abbatté durante la festa del santo stesso. Il 26 dicembre del 2018 il devastante terremoto di Santo Stefano rese inagibile la chiesa madre di Santa Venerina. In quell'occasione, i bongiardesi misero a disposizione il container adibito a luogo di culto, divenuto temporaneamente il cuore della devozione bongiardese.

Il terremoto del 17 giugno 1879

Il disastroso terremoto del 17 giugno 1879 causò ingenti danni alla chiesa di Bongiardo, provocando il crollo di buona parte del tetto del coro, dell'architrave della porta maggiore e danneggiando seriamente il campanile, oltre a sconquassare le mura laterali della struttura. Questo evento sismico devastante colpì profondamente la comunità locale, che dovette affrontare gravi difficoltà per garantire la sicurezza e la funzionalità del luogo di culto. L’allora vescovo di Catania, Giuseppe Benedetto Dusmet, che in seguito sarebbe diventato cardinale e beato, si prodigò incessantemente per soccorrere la popolazione di Bongiardo. Nei mesi successivi al terremoto, infatti, il vescovo compiva frequenti viaggi tra Pedara e Bongiardo per offrire conforto spirituale e pratico ai fedeli, impegnandosi in prima persona per la ricostruzione del tempio, come racconta il segretario di Dusmet, don Luigi Taddeo Della Marra: "Mi ricordo che mi impedì di seguirlo, quello dei dirupi non era territorio mio". Al fianco di Dusmet, anche il cappellano curato di Bongiardo, fra’ Giovan Battista Zullo da Francavilla, cappuccino e futuro martire del terremoto di Messina, contribuì in modo significativo alla rapida ricostruzione, ampliamento dell'abside e riapertura al culto della chiesa.

Nel 1881, però, la contrada fu nuovamente colpita da un'alluvione devastante che causò il crollo di buona parte dei muri del coro, recentemente ricostruiti. Ancora una volta, l’intervento del vescovo Dusmet fu determinante: egli provvide a elargire una somma considerevole per le riparazioni necessarie a garantire la sicurezza dell'edificio e la continuazione delle funzioni religiose.

Nel 1894 un altro grave evento sismico minacciò la stabilità della chiesa. Le scosse sismiche, che colpirono con particolare intensità Santa Venerina tra il 7 e il 22 agosto dello stesso anno, causarono danni ingenti, ma fu il terremoto dell'11 agosto, alle 9:30 del mattino, a produrre i danni più gravi, soprattutto a Bongiardo. Le larghe fenditure che si aprirono nelle pareti laterali della chiesa misero in serio pericolo la stabilità della struttura. Di fronte a questo nuovo disastro, fu necessario l’intervento di esperti tecnici per consolidare l’edificio. Il professore Salvatore Franco, rinomato matematico e fisico, che in seguito vincerà all'Esposizione Universale di Parigi del 1900, oltre che sacerdote dell'arcidiocesi di Catania, si fece carico del progetto di consolidamento. Franco, coadiuvato da un gruppo di abili artigiani, guidò il posizionamento di una serie di catene di consolidamento all’interno della chiesa.

Il XX secolo

Dopo il Terremoto di Messina del 1908, l’allora cappellano di Bongiardo, don Innocenzo Maugeri, si rivolse con determinazione alla ricerca di soluzioni per il restauro. Sostenuto dai suoi nipoti Giovanni e Luciano, e dal fratello ingegnere Salvatore, il cappellano chiese il supporto di un esperto tecnico, contattando l'ingegnere Antonino Di Franco, professore dell'Università di Catania. Il professor Di Franco predispose un nuovo progetto per la ferratura e la messa in sicurezza dell’edificio. Tuttavia, durante la fase di progettazione, emerse una difficoltà significativa: la somma necessaria per finanziare i lavori era superiore di oltre 10.000 lire rispetto a quanto il cappellano e la comunità avevano a disposizione. Per superare questo ostacolo, don Innocenzo Maugeri scrisse una supplica al Papa Pio X, chiedendo un contributo straordinario per il restauro della chiesa. La supplica venne consegnata nelle mani del cardinale Giuseppe Francica Nava di Bondifè, arcivescovo di Catania, che, con prontezza, fece pervenire la richiesta al Santo Padre. La risposta del Papa non tardò ad arrivare: Pio X stanziò una somma dal proprio fondo personale per coprire l'importo necessario al restauro. Per l'efficace realizzazione dei lavori di ferratura, fu fondamentale il contributo dei fabbri locali di Bongiardo. Don Carmelo Sparti, insieme ai suoi figli Giuseppe, Alfio, Carmelo e Alessio, fabbri esperti, eseguì i lavori di consolidamento della chiesa, che prevedevano l'installazione di una robusta ferratura che cingeva l'intero fabbricato, al di sotto della copertura. A completamento dell’intervento, furono inseriti dischi metallici di contenimento all'interno della struttura. Grazie a questo intervento di consolidamento, la chiesa di Bongiardo riuscì a resistere efficacemente ai terremoti che colpirono la zona nei decenni successivi, mantenendo la sua stabilità e integrità strutturale.

Il terremoto di Linera del 1914 causò significativi danni alla chiesa di Bongiardo, colpendo duramente i pilastri, la volta incannucciata, il campanile e la sacrestia. Il 16 agosto 1914, il cardinale Francica Nava inviò al curato di Bongiardo, tramite il nipote Giovanni, una prima tranche di 1.500 lire, destinata ai restauri della chiesa. L'invio di fondi proseguì nei mesi successivi, e il 9 dicembre 1914, il cappellano Maugeri aveva ricevuto un totale di 6.400 lire, una somma considerevole che contribuì alla messa in sicurezza della chiesa e al miglioramento delle condizioni del paese di Bongiardo.

Il 21 giugno 1926, la chiesa di Bongiardo fu elevata a parrocchia, diventando una delle prime nell'arcidiocesi di Catania, che all'epoca riconosceva nell'arcivescovo l'unico parroco. Questo riconoscimento segnò un importante passo per la comunità locale, che ottenne maggiore autonomia religiosa e la possibilità di gestire direttamente le attività pastorali e spirituali all'interno della propria parrocchia. L'istituzione della parrocchia consolidò ulteriormente il legame della comunità con la diocesi di Catania e segnò un punto di svolta per lo sviluppo sociale e religioso di Bongiardo.

Nel 1934, il territorio della chiesa e metà del paese di Bongiardo confluirono nel nuovo comune di Santa Venerina, che venne creato in seguito alla riorganizzazione amministrativa della zona. Nonostante il cambiamento territoriale, la parrocchia di Bongiardo rimase strettamente legata all'arcidiocesi di Catania, mantenendo la propria identità religiosa e la connessione con la diocesi che, ancora oggi, continua a essere il suo punto di riferimento ecclesiastico.

Con la nascita del nuovo comune si rese necessaria la scelta di una chiesa madre. Tra le chiese candidate vi era anche la chiesa di Bongiardo, la più antica del centro storico. Furono considerate anche la Chiesa del Sacro Cuore di Gesù, di costruzione più recente ma più ampia; la Chiesa di Santa Venera, anch’essa di antica tradizione; e la Chiesa di Maria SS. Immacolata di Dagala del Re, costruita nel 1631 e ricostruita quasi interamente nel 1843, ma situata fuori dal centro storico. La chiesa di Bongiardo, sebbene la più antica, fu esclusa poiché apparteneva all’Arcidiocesi di Catania, mentre tutte le altre chiese del territorio erano parte della Diocesi di Acireale. Per ragioni di uniformità ecclesiastica, la scelta cadde sulla chiesa di Santa Venera, seconda per antichità e ubicata nel centro cittadino, che venne ufficialmente designata come chiesa madre. Negli anni seguenti, questa decisione generò tensioni con le comunità della chiesa del Sacro Cuore e della chiesa di Dagala del Re, legate al ruolo centrale riconosciuto alla nuova chiesa madre.

Il presunto miracolo di Sant'Antonio Abate

A Bongiardo si celebrava tradizionalmente la festa di sant’Antonio Abate, la prima domenica di Quaresima. Un evento di particolare rilievo si svolse il 27 febbraio 1966. In quell’occasione si organizzò una grande festa in onore del santo. La statua di sant’Antonio, raffigurato con il tradizionale porcellino ai piedi, fu trasportata sul fercolo della Madonna del Carmine e condotta fino alla vicina frazione di Santa Venera. La statua in questione era stata donata alla parrocchia negli anni Venti del novecento. Durante quella giornata, secondo la tradizione orale tramandata dagli abitanti, si sarebbe verificato un evento ritenuto miracoloso. Una donna residente in via Leonardo da Vinci, nel territorio parrocchiale del Sacro Cuore, stava accendendo il forno a legna per cuocere il pane nel primo pomeriggio. Udito il fragore dei fuochi d'artificio che annunciavano l’uscita della processione, si affrettò nei preparativi, sapendo che il corteo religioso sarebbe passato di lì a poco. Nel tentativo di ravvivare il fuoco, versò dell’alcool nel forno e, senza fare attenzione, accese un fiammifero. Una violenta fiammata la investì in pieno, avvolgendola per un istante nelle fiamme. Spaventata, invocò ad alta voce il nome di Sant’Antonio. Secondo i testimoni, le fiamme si spensero improvvisamente e immediatamente, e la donna ne uscì miracolosamente illesa, senza riportare alcuna ustione. In segno di riconoscenza per l’accaduto, la donna e la sua famiglia decisero di donare alla parrocchia un anello d’oro, noto come "l’anello buono", che ancora oggi è conservato come ex voto.

L'incoronazione del venerato simulacro della Madonna del Carmine

Il 16 luglio 1974, durante il suo ultimo giorno di episcopato nell'arcidiocesi di Catania, l'arcivescovo Guido Luigi Bentivoglio compì un gesto solenne e significativo per la comunità di Bongiardo. In una cerimonia di grande valore religioso, l'arcivescovo incoronò solennemente con rito il venerato simulacro della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo di Bongiardo. Questo atto di venerazione fu un momento di grande devozione e un riconoscimento ufficiale dell'importanza spirituale del culto mariano nella comunità locale. Il gesto di monsignor Bentivoglio fu accolto con grande partecipazione e emozione dai fedeli, che vedevano in quell'incoronazione un segno di affetto e di devozione alla Madonna del Carmelo, ma anche una testimonianza della presenza costante della Chiesa nella vita quotidiana della comunità di Bongiardo.

La consacrazione della chiesa alla presenza del corpo del Beato cardinale Dusmet

Il 26 agosto 1989, l'arcivescovo Luigi Bommarito consacrò solennemente la chiesa di Bongiardo, un atto di grande significato spirituale che avvenne alla presenza del venerato corpo del beato cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, figura di rilevanza storica per la diocesi di Catania. La cerimonia di consacrazione ebbe luogo esattamente 110 anni dopo il devastante terremoto del 1879, che aveva causato ingenti danni alla chiesa e segnato una delle fasi più difficili della sua storia.

Il terremoto di Santa Venerina del 2002

Alle 11:02 del 29 ottobre del 2002 un forte movimento sismico, valutato 4.4 della scala Richter, deformò le faglie orientali del vulcano, causando crolli e fratture nella fascia abitata che va da Acireale a Giarre, passando per Santa Venerina e Zafferana. Il terremoto era strettamente collegato all’eruzione del 2002 e al movimento del magma in uscita, ma colse la gente impreparata. Proprio per l’essersi verificato di giorno, non si registrarono gravi feriti né morti. La popolazione reagì in modo esemplare al primo disagio: ad esempio molti anziani intrappolati nelle loro vecchie case di campagna vennero soccorsi dagli stessi abitanti e vicini di casa, sul momento. Crollarono diverse abitazioni antiche, mentre le più moderne resistettero ma riportarono danni notevoli.

La chiesa di Bongiardo risultò uno degli edifici più colpiti. Pochi minuti prima della scossa principale, avvenuta alle ore 11:02, alcune donne del luogo si trovavano all'interno della chiesa per svolgere lavori di pulizia in vista delle imminenti celebrazioni religiose. Una prima scossa di minore entità, registrata circa venti minuti prima, mise in allarme le presenti, inducendole a lasciare precauzionalmente l’edificio. Questo provvidenziale abbandono consentì di evitare una tragedia, poiché durante la scossa successiva la struttura subì danni ingenti. La facciata monumentale della chiesa e la cella campanaria, elemento caratterizzante del prospetto, furono tra le parti più compromesse, mostrando evidenti lesioni e rischi di crollo.

Il giorno successivo al sisma, il 30 ottobre, un gruppo di abitanti del borgo di Bongiardo si organizzò spontaneamente per accedere all’interno e valutare i danni. Il quadro interno era critico: il controsoffitto aveva subito pesanti cedimenti, con crolli localizzati soprattutto nella zona sopra il pulpito e sopra il dipinto Riposo durante la fuga in Egitto, opera del pittore Salvatore Messina. Fortunatamente, l’abside subì danni più lievi, limitati alla caduta di frammenti di intonaco e stucchi. Coscienti dell'urgenza di salvaguardare le opere d'arte superstiti, nella stessa giornata del 30 ottobre furono rimossi e messi in sicurezza il pulpito, ormai gravemente compromesso, e l'organo.

Il 31 ottobre, i Vigili del Fuoco intervennero per il recupero delle tele settecentesche della Via Crucis, oltre che delle statue del Sacro Cuore di Gesù, di Sant'Agata e di Santa Lucia. In serata venne estratto dalla chiesa anche il settecentesco simulacro della Madonna del Carmelo, che risultava miracolosamente intatto.

Il 1º novembre 2002, il simulacro della Madonna del Carmine venne traslato in processione fino alla tendopoli allestita nella zona di Princessa, a Bongiardo, destinata ad accogliere gli sfollati. Sempre nella stessa giornata, furono prelevati e trasferiti a Fleri tutti gli oggetti rimasti all’interno della canonica parrocchiale.

Nel periodo compreso tra novembre e dicembre 2002, presero avvio i lavori di puntellamento della chiesa, necessari a mettere in sicurezza la struttura ed evitare il rischio di ulteriori cedimenti. Durante queste operazioni vennero smontate e messe in salvo le pale d'altare. Il dramma del sisma e la condizione precaria in cui versava la chiesa di Bongiardo richiamarono l’attenzione delle autorità.

Tra il 2002 e il 2003, l'allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante una visita ufficiale a Santa Venerina, fece ingresso personalmente all'interno della chiesa danneggiata, assicurando pubblicamente il sostegno dello Stato alla ricostruzione dell'edificio. A giugno del 2003, un importante passo fu compiuto con la messa in sicurezza della cella campanaria, il cui precario stato destava forti preoccupazioni.

Dopo i primi interventi di messa in sicurezza eseguiti tra il 2002 e il 2003, la chiesa di Bongiardo cadde progressivamente nell'abbandono. Dal 2004 al 2016, infatti, non furono più intraprese opere di restauro o di manutenzione straordinaria. L'inerzia degli anni contribuì a peggiorare ulteriormente le condizioni dell’edificio, già provato dal sisma. In questo lungo periodo di stasi, i puntellamenti interni ed esterni, indispensabili per la stabilità provvisoria dell’edificio, iniziarono a cedere a causa dell’umidità e della mancanza di manutenzione. Le strutture lignee si deteriorarono lentamente, compromettendo ulteriormente la sicurezza del complesso. Inoltre, per motivi di sicurezza, fu completamente smontato il controsoffitto interno, ormai instabile e a rischio di crollo. L'abbandono della chiesa favorì anche una serie di furti che privarono l'edificio di alcune sue opere più preziose. Venne trafugata la cosiddetta "Ninfa", un grande lampadario a trentasei luci proveniente dall’antico monastero dei Benedettini di Catania, elemento di particolare pregio artistico e storico. Oltre alla Ninfa, vennero rubati tre grandi lampadari in vetro di Murano, opere di raffinata manifattura, e due lampadari colorati, antichi doni del principe di Casalotto alla chiesa di Bongiardo. A questi furti si aggiunse la sottrazione di un lampadario bianco, regalo del cavaliere Faro di Viagrande, ulteriore testimonianza dell'intreccio storico e sociale che legava la comunità locale alle famiglie nobiliari del territorio.

Nel 2012, in occasione del decennale del terremoto del 2002, la frustrazione della comunità di Bongiardo trovò un'espressione pubblica e simbolica. Sulla facciata lesionata della chiesa fu esposto un grande manifesto di denuncia rivolto alle istituzioni, accusate di aver abbandonato i fedeli e di non aver mantenuto le promesse di ricostruzione.

Campagna di restauro e rivelazioni storiche

Nel 2016 ebbero inizio i lavori di ristrutturazione e restauro della chiesa, ancora oggi in corso. Durante queste operazioni, che hanno coinvolto sia le strutture architettoniche sia gli elementi decorativi, vennero effettuate scoperte di grande rilevanza storica, in grado di gettare nuova luce sulle fasi costruttive e sulle trasformazioni subite dall'edificio nel corso dei secoli. In particolare, durante la demolizione della canonica annessa alla chiesa, furono rinvenuti alcuni contrafforti realizzati successivamente al terremoto del 1879, testimonianza materiale degli interventi di consolidamento messi in atto per rafforzare l’edificio dopo quell’evento sismico. Non meno significativa fu la riscoperta del collegamento tra la muratura originaria settecentesca e il prolungamento dell'abside, aggiunto proprio in seguito ai lavori di ristrutturazione del 1879, che permisero di ampliare l'area presbiterale. Tra le scoperte più suggestive vi fu il ritrovamento di un antico arco murario, in un primo momento tamponato, che probabilmente costituiva, nel periodo antecedente al 1879, la cappella primitiva dedicata alla Madonna del Carmelo. Questo elemento architettonico offre preziose indicazioni sull’organizzazione originaria degli spazi liturgici della chiesa. Infine, l'analisi delle strutture rinvenute e dei documenti storici associati ha rivelato che, alla fine del XIX secolo, era stato progettato un ambizioso ampliamento dell’edificio religioso: si prevedeva infatti l'aggiunta di due navate laterali, che avrebbero conferito alla chiesa un assetto più ampio e solenne. Questo progetto non fu mai realizzato.

Esterni

L'edificio sacro si sviluppa secondo una planimetria a navata unica, con pianta rettangolare, culminante in un presbiterio absidato, leggermente rialzato rispetto al piano dell’aula principale. Sul lato destro della chiesa si trovano annessi la casa canonica e i locali destinati alle attività parrocchiali, funzionalmente collegati all'insieme architettonico. La struttura portante dell’edificio è realizzata in pietra lavica e malta, materiali tipici dell'area etnea. Il manto di copertura, sorretto da una struttura lignea, è rivestito da tradizionali tegole di cotto, che si integrano armoniosamente con il contesto paesaggistico e architettonico circostante. La facciata, interamente rivestita in pietra bianca, si distingue per il suo sobrio ed elegante stile neoclassico. È scandita da quattro paraste di ordine corinzio, che incorniciano la superficie e sostengono un ampio frontone triangolare, conferendo all'insieme un forte senso di equilibrio e solennità. Al di sopra della fascia d'attico si erge la cella campanaria, aperta sui quattro lati, che contribuisce a slanciare verticalmente la struttura. Complessivamente, la facciata raggiunge un’altezza di circa 23–24 metri, includendo la cella campanaria. Il campanile, costruito tra il 1846 e il 1847, presenta caratteristiche che richiamano lo stile barocco, in particolare per la presenza di un elegante cupolino realizzato in "Pista" una miscela di laterizi pestati e calce, molto diffusa nelle tecniche costruttive delle maestranze ottocentesche locali. La facciata è stata oggetto di un importante intervento di restauro nel 1997, che ha restituito all’edificio l’antico splendore.

Interni

Gli interni della chiesa si articolano in un'unica navata coperta da una volta a botte

Decorazioni navata e volta

L’apparato decorativo interno della chiesa si presenta particolarmente ricco e raffinato, articolando lo spazio in tre ampie campate principali, alle quali si aggiunge l’area sopraelevata del presbiterio. L’insieme architettonico e ornamentale, in perfetto stile barocco, è caratterizzato da un’abbondante presenza di stucchi in gesso che rivestono e impreziosiscono pareti, archi e volte, creando un effetto scenografico di grande impatto visivo. La maggior parte di queste decorazioni è dipinta nei toni dell’azzurro e del bianco, cromie strettamente legate alla simbologia mariana e quindi particolarmente coerenti con la dedicazione e la spiritualità dell’edificio.

Un elemento di rilievo è costituito dagli stucchi della trabeazione interna, ornati con motivi a grappoli d’uva. Secondo la tradizione, tali elementi decorativi erano in origine rivestiti in foglia oro, dettaglio che avrebbe ulteriormente esaltato la ricchezza luminosa dell’insieme.

Prima del terremoto del 2002, l’aula era coperta da una finta volta in “incannucciato” sagomata a tutto sesto, soluzione costruttiva leggera che imitava con grande realismo l’aspetto di una volta in muratura, ma senza gravare eccessivamente sulle strutture portanti. Il soffitto, decorato con motivi floreali finemente realizzati, ospitava anche numerosi simboli mariani e altre figure ornamentali di carattere devozionale o decorativo. Purtroppo, gran parte di tale apparato è andata gravemente danneggiata in seguito agli eventi sismici, comportando la perdita di una componente significativa dell’originaria bellezza artistica dell’edificio.

Opere d'arte

All'interno dell'edificio si trovano le seguenti opere d'arte:

Statue

Resti del simulacro di Sant'Antonio di Padova (resti della statua del XVII secolo andata distrutta. Posta, in passato, nella chiesa filiale di Sant'Antonio di Padova in Passopomo)

Tele

Madonna del Carmine con altri santi (in assenza di fonti documentate certe, si ipotizza che il quadro possa risalire al XVIII secolo)

Via Crucis (tele del XVIII secolo)

Statue

Simulacro ligneo della Madonna del Carmelo, Patrona di Bongiardo (in assenza di fonti documentate certe, si ipotizza che il simulacro possa risalire al XVIII secolo. È generalmente considerato un'opera di manifattura acese, riconducibile alla vivace tradizione artistica locale dell’epoca)

Simulacro ligneo di San Francesco di Paola, Compatrono di Bongiardo (in assenza di fonti documentate certe, si ipotizza che il simulacro possa risalire al XVIII secolo.)

Tele

Madonna del Carmine con altri santi (la tela, collocata sull’altare dedicato alla Patrona, è un’opera realizzata nel 1876 dal pittore Francesco Vaccaro. Si tratta di un rifacimento ottocentesco della tela seicentesca. La scena raffigura la Madonna del Carmine in gloria e circondata da quattro santi: San Simone Stock, Santa Teresa d’Avila, grande mistica spagnola; Sant’Antonio Abate e San Mauro, divenuto nuovo patrono di Viagrande in sostituzione di San Vito, la cui venerazione declinò progressivamente a partire dalla metà del XVII secolo. La composizione riflette i canoni devozionali e pittorici dell’epoca. Nel dipinto sono raffigurati diversi angeli putti alati. Uno di questi regge con entrambe le mani un grande scudo ovale dorato, inclinato verso il basso, che occupa gran parte della sua figura. Sulla superficie dello scudo è incisa la scritta latina: "Ecce signum salutis, salus in periculis", frase che la Beata Vergine del Carmelo disse a San Simone Stock il 16 luglio 1251)

San Francesco di Paola (la tela è opera del pittore e copista Salvatore Messina, noto per la sua attività di riproduzione di celebri dipinti sacri. Il quadro è citato nel secondo volume del libro Le provincie siciliane studiate sotto tutti gli aspetti, di Sebastiano Salomone, pubblicato nel 1884, il che lascia supporre che sia stato realizzato negli anni antecedenti tale data . È collocata sull’altare dedicato a San Francesco di Paola. L’opera raffigura uno dei miracoli del Santo e si presenta come una fedele copia di un dipinto del celebre artista neoclassico romano Vincenzo Camuccini. L’originale è custodito nella basilica di San Francesco di Paola a Napoli. Pur trattandosi di una riproduzione, la tela si distingue per l’accuratezza esecutiva e per la sensibilità interpretativa con cui Messina rielabora la composizione camucciniana, mantenendone intatta la forza narrativa e la solennità scenica)

Riposo durante la fuga in Egitto (la tela venne realizzata da Salvatore Messina. Il quadro è citato nel secondo volume del libro Le provincie siciliane studiate sotto tutti gli aspetti, di Sebastiano Salomone, pubblicato nel 1884, il che lascia supporre che sia stato realizzato negli anni antecedenti tale data . Si trova sull’altare dedicato a San Giuseppe ed è copia dell'opera del pittore romano Lorenzo Gramiccia. Quest'ultima, a sua volta, è una riproduzione di un dipinto di scuola fiamminga. L'originale di Gramiccia è conservato nella chiesa di San Giuseppe ad Aci Catena)

San Francesco di Paola (tela ad olio che fonti orali attribuiscono a don Zeno Maugeri, fine XIX secolo. L'autore si ispirò alla statua di San Francesco di Paola, di Giovanni Battista Maini, posta nella navata centrale della Basilica di San Pietro in Vaticano)

Ultima Cena (tela dipinta da don Zeno Maugeri, risalente tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo)

Tela della Sacra Famiglia (autore ed epoca sconosciuta)

Statue

Statua del Bambinello (opera del 1807 di Ignazio Castorina Ganzirri, artista acese)

Crocifisso ligneo minore (opera del 1805 di Ignazio Castorina Ganzirri)

Statua in cartapesta di San Biagio (fine del XIX secolo)

Statue

Statua di Santa Teresa del Bambin Gesù (inizi del XX secolo)

Statua di Sant'Agata (manifatturata dalla ditta Rosa, Zanazio e C. in un arco di tempo che va dal XIX secolo al 1924, data in cui l'impresa si sciolse e cambiò nome. La chiesa possedeva inoltre un'altra statua in cera che riproduceva fedelmente, per dimensioni e fattezze, il busto reliquiario di Catania, compresa una fedele riproduzione dei gioielli)

Statua di Santa Lucia (manifatturata dalla ditta Rosa, Zanazio e C., XIX-XX secolo)

Coppia di angeli (manifatturata dalla Società Anonima Rosa, Zanazio e C. in un arco di tempo che va dal 1925, data in cui la ditta cambiò nome, agli anni '50 del novecento)

Tele

Maria Addolorata (tela ad olio, autore sconosciuto)

Quadro di San Biagio

Affreschi

Due affreschi nelle pareti dell'Abside, alla destra e alla sinistra dell'altare maggiore

Statue

Statua di Maria Addolorata

Statua di Maria Bambina

Statua di Sant'Antonio Abate (donata alla parrocchia negli anni 20 del '900)

Statua del Sacro Cuore di Gesù

Statua del Cristo Risorto

Statua di Santa Rita

Statua di San Giuseppe

Statua di Francesco d'Assisi

Crocifisso ligneo maggiore (epoca sconosciuta)

Presepe con personaggi ad altezza naturale

Altre opere d'arte

Cinque altari di marmo pregiato. L'altare maggiore ha il coronamento di Onice siciliano

Pulpito (epoca sconosciuta)

L'organo positivo

L’organo positivo della chiesa di Bongiardo rappresenta un raro e significativo esempio di organo storico a canne conservato in ambito sacro, di particolare interesse organologico, artistico e documentario.

Lo strumento è un organo positivo a sviluppo verticale, realizzato nel 1841 da un costruttore ignoto. Nonostante la datazione ottocentesca della cassa e della struttura meccanica, l’organo si distingue per la presenza di materiale fonico di epoca anteriore, risalente con ogni probabilità ai secoli XVIII o XVII. Le canne sono considerate di reimpiego e testimoniano una prassi non comune di integrazione di elementi antichi in strumenti successivi. Questa particolare caratteristica rende lo strumento un raro caso di compresenza stratificata di elementi sonori di differenti periodi storici, fatto che accresce sensibilmente il suo valore sia come oggetto musicale sia come documento storico della tradizione organaria siciliana. Il riutilizzo consapevole di canne di secoli precedenti denota un'attenzione filologica e una volontà di continuità timbrica non sempre riscontrabile negli strumenti coevi, soprattutto in contesti rurali o di committenza minore.

L’organo è collocato nella cantoria in controfacciata, secondo una disposizione tipica delle chiese dell’Italia meridionale. È dotato di trasmissione meccanica e presenta una tastiera unica, con consolle a finestra, in linea con le consuetudini costruttive dell’epoca.

A causa dell’attuale inagibilità dell’edificio sacro, non è stato finora possibile effettuare un rilevamento tecnico dettagliato dello strumento. La disposizione fonica, così come l’estensione della tastiera e la presenza di eventuali registri accessori, non sono attualmente note.

L’organo della chiesa di Bongiardo costituisce, nel suo complesso, un esemplare raro e prezioso nel panorama degli strumenti a canne della Sicilia orientale, e testimonia in modo eloquente la complessa vicenda storica e sonora degli strumenti sacri.

Rilevanza storica e urbanistica

La chiesa di Maria Santissima del Carmelo e delle Anime Purganti riveste un ruolo di particolare rilievo nella storia religiosa e urbana del territorio di Santa Venerina. Oltre a essere uno degli edifici sacri più antichi dell’attuale comune, essa ha rappresentato per secoli un punto di riferimento centrale nella vita spirituale e civile della popolazione locale.

La presenza della chiesa contribuì in maniera significativa all’ampliamento dell’insediamento originario di Branciardo (oggi Bongiardo), influenzando direttamente l'espansione del tessuto urbano circostante e formando l'attuale centro storico. Attorno ad essa si sviluppò progressivamente un nucleo abitativo stabile, che segnò una fase importante di crescita demografica e di consolidamento dell’identità comunitaria del borgo.

Successivamente, con la costruzione, negli anni successivi, della chiesetta di Santa Venera, ebbe inizio un nuovo processo di aggregazione urbanistica, con la fusione di Bongiardo e del nuovo quartiere Santa Venera, che poi dette il nome all'attuale Comune. Tale edificio religioso, sebbene inizialmente di dimensioni modeste, fu più volte ampliato e rimaneggiato nel corso dei decenni, contribuendo alla formazione di un nuovo polo religioso e sociale.

Questo sviluppo culminò nel 1888, anno in cui venne aperta al culto la monumentale chiesa del Sacro Cuore di Gesù. La nuova chiesa sancì simbolicamente il completamento del processo di riorganizzazione urbana e della formazione dei principali quartieri del paese.

La chiesa di Bongiardo conserva tuttavia un ruolo storico e affettivo di grande importanza per la comunità, in quanto prima chiesa del centro storico e testimone delle origini dello sviluppo urbano di Santa Venerina.

Festa di San Francesco di Paola (ultima domenica di aprile)

Per oltre due secoli, la festa di San Francesco di Paola ha rappresentato una delle ricorrenze religiose più sentite dalla comunità di Bongiardo, seconda per importanza soltanto alla solennità della Madonna del Carmelo, patrona del quartiere. A partire dagli anni Settanta del Novecento, tuttavia, la festività ha cominciato a registrare un progressivo e costante declino, dovuto a diversi fattori. Dopo un periodo di sporadica celebrazione, la festa fu organizzata solo in alcune occasioni significative, come nel 2009 e nel 2010, anni in cui si tentò di mantenere vivo il culto attraverso cerimonie religiose e momenti di aggregazione popolare. Tuttavia, successivamente anche queste celebrazioni vennero sospese, segnando una nuova interruzione della tradizione. Solo nel 2024, dopo quattordici anni di assenza, la comunità ha deciso di riprendere ufficialmente i festeggiamenti esterni in onore del Santo, restituendo così vitalità a un culto che aveva rappresentato a lungo un importante elemento dell'identità religiosa locale.

Le celebrazioni si aprono con un solenne triduo di preparazione liturgica, durante il quale si svolgono messe, preghiere e riflessioni dedicate alla figura di San Francesco di Paola. La domenica successiva, tradizionalmente l’ultima di aprile, si celebra la Santa Messa solenne, seguita dalla processione del simulacro del Santo per le vie del quartiere.

Uno degli elementi più significativi del rinnovato rito è la presenza di una reliquia di San Francesco di Paola, che accompagna il simulacro durante la processione e viene venerata dai fedeli. Al termine del corteo religioso, si tiene infatti il tradizionale e toccante rito del “bacio della reliquia”, durante il quale i partecipanti possono accostarsi per esprimere la propria devozione attraverso un gesto di profonda intimità spirituale.

Riferimenti letterari

Nella narrazione contemporanea Pietre sante. Le figlie dell’Etna, romanzo dello scrittore Marcello Proietto, la chiesa di Bongiardo assume un ruolo di primo piano.

L’edificio sacro è oggetto di citazione anche in documenti ufficiali e testi di carattere storico e memorialistico. In particolare, la chiesa viene menzionata nei Bollettini del Regio Comitato Geologico del 1879 e del 1914, testimonianza del suo rilievo non solo religioso ma anche topografico e geologico, in quanto punto di riferimento nel territorio circostante.

Un'ulteriore menzione si trova nel libro Viaggio di una vita di Andrea Vecchio, testo a carattere autobiografico e memoriale.

Testo tratto dalla voce «Chiesa di Maria Santissima del Carmelo e delle Anime Purganti» di Wikipedia, l'enciclopedia libera (autori), con licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0. Estratto automaticamente: note, tabelle e immagini omesse, formattazione semplificata.

Dove si trova

Posizione indicativa: centro del comune di Aragona.

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