Storia e descrizione
Il Santuario della Madonna delle Grazie è un edificio sacro che si trova nella località omonima, a Stia, in provincia di Arezzo.
Storia
L'origine del santuario è legata all'apparizione miracolosa della Madonna a monna Giovanna avvenuto il 20 maggio 1428 e testimoniata da diverse testimonianza scritte quattrocentesche. In una primavera pervasa dalle guerre e da violenti temporali che minacciavano la resa delle colture, la contadina Giovanna, sorpresa un violento acquazzone mentre lavorava nei campi, in un capanno dove si era riparata, ricevette l'apparizione della Madonna. La pioggia cessò e la Vergine le ordinò di raccogliere le offerte dei fedeli per edificare un santuario in Suo onore intorno al masso su cui si era seduta e di organizzare devote processioni perché potessero cessare le guerre e le piogge violente. Giovanna fu incoraggiata nella sua missione dal pastore Pietro da Campodonico che aveva visto sul capanno una luce intensa e soprattutto della visita dello Spirito Santo in forma di colomba nella sua casa.
Giovanna chiese e ottenne dai compaesani contributi per la realizzazione della chiesa, che presto fu edificata in forma di semplice cappella dal figlio e dal marito e consacrata già nel 1432. Ben presto il luogo divenne meta di molti devoti e pellegrini e ricevette molte donazioni, tanto da richiedere la nomina di un rettore, il primo dei quali fu nel 1437 il fiorentino Jacopo di Piero, rettore anche della chiesa fiorentina di San Benedetto. Due anni dopo però, nel 1439, Michele Eufrosini, priore dell'Ospedale di Santa Maria Nuovadi Firenze e molto devoto al luogo, ottenne da Papa Eugenio IV per sé e per l'ospedale la custodia del luogo sacro. Nel decennio successivo l'oratorio cominciò a ricevere cospicue elargizioni da parte di importanti famiglie fiorentine, tra le quali i Medici, che permise di aggiungere al santuario terreni e una fattoria. Tutto il complesso, con una bolla di Niccolò V del 1452, fu definitivamente annesso all'ospedale di santa Maria Nuova.
Nel settembre 1474 un incendio distrusse l'oratorio, lasciando intatto solo il masso dell'apparizione, fatto ritenuto un nuovo miracolo mariano. Così fu subito avviata la ricostruzione dell'edificio religioso, conclusa sostanzialmente già nel 1485 (data di un affresco in chiesa) ma consacrato solo nel 1490. La chiesa fu ricostruita in tempi più lenti rispetto alla precedente perché fu realizzata in forme molto più ampie e con decorazioni molto più sontuose, testimonianza dell'importanza raggiunta dal luogo sacro.
Nel 1709 il santuario e i suoi annessi furono acquistati, con il consenso del granduca Cosimo III, dai Vallombrosani, con l'intenzione di costruirvi un nuovo convento, la cosiddetta "Vallombrosella". L'opposizione delle confraternite locali, che rivendicavano un diritto di prelazione sul complesso non permise l'edificazione del nuovo convento, finché, dopo pochi anni, nel 1713, il vescovo di Fiesole Orazio Panciatichi pose fine ai litigi riducendo il santuario a parrocchia. Nel 1785, poi, le confraternite furono soppresse da Pietro Leopoldo e in seguito la fattoria fu venduta a privati
Descrizione
La chiesa, contraddistinta da un piccolo campanile a vela posto sul retro, presenta una facciata tutta in pietra, senza aperture, conclusa da un timpano triangolare al centro del quale è un medaglione che conteneva la "gruccia", cioè lo stemma dell'Ospedale di Santa Maria Nuova, ora eroso ma ancora visibile in vecchie foto. La parte inferiore è coperta da un portico rettangolare a una campata, sostenuto da due pilastrini. A destra dell'ingresso è una pietra con l'iscrizione commemorativa dell'apparizione della Madonna del 1428, mentre il portale è ornato da battenti in bronzo eseguiti tra 2010 e 2011 da Paolo Annibali, giudicato uno dei più importanti scultori contemporanei di arte sacra, e raffiguranti episodi della vita di Maria.
L'interno è a una sola navata, con due altari laterali, coperta da soffitto a capriate e concluso da una scarsella quadrata coperta da volta a vela. Lo spazio si presenta già a un primo sguardo, nel semplice bianco intonaco segnato dalle grigie membrature di pietra serena, rispondente allo stile neobrunelleschiano propugnato in quel periodo da Lorenzo il Magnifico. Non è documentato il nome dell'architetto responsabile del progetto che, per confronti stilistici con altri cantieri da loro condotti nell'aretino, è attribuito alla bottega di Benedetto e Giuliano da Maiano. A conferma di ciò è stato notato che la piccola acquasantiera coeva presso l'ingresso laterale è decorata con un motivo a intreccio di corde che è tipico di Benedetto da Maiano, presente in diversi suoi lavori. Gli altari della navata purtroppo non presentano più né le originali pale collocate nel 1490, di cui non si ha documentazione, né quelle che vi erano fino al XX secolo, periodo nel quale furono trafugate. L'altare a destra, di aspetto tardo cinquecentesco, custodisce oggi una tavola di Paolo Schiavo con la Crocifissione tra Dolenti e Angeli concessa in deposito dagli Uffizi nel 1932 ma proveniente dalla Santissima Annunziata di Firenze, databile al primo Quattrocento e restaurata tra 2010 e 2011. Sulla stessa parete destra è appeso un Crocifisso ligneo, restaurato tra 2012 e 2013, risalente forse al tardo Seicento.
L'altare a sinistra, della fine del Quattrocento, reca gli stemmi della famiglia Goretti Miniati ed è composto da una mensa decorata sul fronte con una finta balaustrata che affianca una rosa al centro, divisi da paraste, e da una parte superiore centinata. La lunetta contiene un rilievo in terracotta invetriata con l'Annunciazione, in semplice bicromia, opera di Benedetto Buglioni e databile all'ultimo decennio del Quattrocento, probabilmente il suo primo lavoro in chiesa. Nella parte centrale, un dipinto con l'Annunciazione, copia della parte centrale del polittico di Bicci di Lorenzo nella pieve di Santa Maria Assunta a Stia, sostituisce un dipinto della seconda metà del Cinquecento con la Madonna col Bambino e san Giovannino, rubato nel 1985.
In fondo alla parete sinistra è visibile un grande affresco di cultura ghirlandaiesca, attribuito, non senza fondamento, all'attività giovanile di Agnolo di Donnino del Mazziere, già Maestro di Santo Spirito, che raffigura la Madonna col Bambino tra Angeli con il donatore Antonio di Francesco Da Bascano. Il nome del possidente di Basciano presso Stia è leggibile nella parte inferiore sottostante che riporta anche la data 1485.
La cappella absidale si presenta come un sacello di memoria brunelleschiana, anch'esso attribuito ai Da Maiano, sontuosamente ornato da preziose terracotte invetriate attribuite a Benedetto Buglioni, ma forse eseguite in due tempi. Le prima fase potrebbe essersi svolta nel corso dell'ultimo decennio del Quattrocento, nella quale sarebbero state realizzate tutte le terrecotte di gusto più quattrocentesco e nella più arcaica bicromia delle figure bianche in campo azzurro, strettamente correlate alla decorazione lapidea. La seconda fase potrebbe riguardare solo le più moderne, policrome lunette, che dovrebbero rappresentare la prima commissione del mecenate Leonardo Buonafede, spedalingo dell'Ospedale di Santa Maria Nuova, ritratto in una di esse, il quale le ordinò, probabilmente nell'anno 1500, allo stesso Benedetto Buglioni.
In alto corre su quattro lati un fregio con cherubini con al centro di ogni lato lo stemma dell'ospedale incorniciato in un festone di frutta. Al di sotto, nei quattro angoli in vicinanza dell'altare, sono i medaglioni con i quattro Evangelisti ad altorilievo. Ai lati, sopra gli stalli del coro, sono due lunette, della stessa tecnica ma queste policrome: quella di sinistra raffigura l'Apparizione della Vergine a Monna Giovanna alla presenza di Leonardo Buonafede, raffigurato con un vivido ritratto, nel quale i volti dei protagonisti non sono invetriati, ma solo dipinti, al fine di mantenerne freschezza, naturalismo ed espressività. Entrambe le lunette sono contornate da una doppia cornice, quella interna con cherubini bianchi su fondo azzurro e l'altra con un festone di fiori e frutta. A destra, l'altra lunetta presenta una Adorazione dei pastori, anch'essa realizzata in più colori, forse indiretto omaggio al pastore Pietro da Campodonico. In questa lunetta era stata letta la data 1500, non altrimenti documentata, ma che corrisponde alla nomina del Buonafede quale spedalingo di Santa Maria Nuova.
Contemporaneo alla chiesa è il chiostrino, a due ordini e con colonne dagli eleganti capitelli, collegate da anticheggianti architravi orizzontali.
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