Storia e descrizione
La chiesa di San Michele Arcangelo, detta anche più semplicemente chiesa di San Michele, è la parrocchiale di Cercino, in provincia di Sondrio e diocesi di Como; fa parte del vicariato di Colico.
Storia
L'atto ufficiale della fondazione del tempio sacro venne siglato il 13 maggio 1415, quando il comune venne separato sotto l'aspetto spirituale dalla chiesa arcipretale di Santo Stefano di Olonio e al nuovo parroco di Cercino fu concessa anche la riscossione delle decime.
La chiesa fu interessata da un intervento di rifacimento nel XVII secolo, per poi venir consacrata ufficialmente il 29 aprile 1690.
Dalla relazione della visita pastorale del 1899 del vescovo Teodoro Valfrè di Bonzo si apprende che il numero dei fedeli era pari a 771 e che la parrocchiale di San Michele, in cui avevano sede le confraternita del Santissimo Sacramento e la congregazione del Carmine, aveva come filiali le chiese di Santa Margherita in località Piussogno, della Beata Vergine della Neve in frazione Siro e della Beata Vergine della Pietà e l'oratorio dell'Immacolata.
In base al decreto dal vescovo Teresio Ferraroni datato 10 aprile 1984, la chiesa passò dal vicariato di Traona al neocostituito vicariato della Bassa Valtellina; tuttavia, nel 2011, in seguito a una nuova riforma della suddivisione interna della diocesi promossa dal vescovo Diego Coletti, venne aggregata al vicariato di Colico.
Esterno
La facciata della chiesa, rivolta a occidente, è suddivisa da una cornice marcapiano in due registri, entrambi scanditi da quattro lesene doriche: quello inferiore presenta al centro il portale d'ingresso, sormontato da una lunetta con raffigurazione della Madonna col Bambino e angeli, mentre quello superiore, coronato dal timpano, è caratterizzato da una finestra e da due nicchie.
Annesso alla parrocchiale è il campanile a base quadrata, la cui cella presenta su ogni lato una monofora a tutto sesto ed è coperta dal tetto a quattro falde.
Interno
L'interno dell'edificio si compone di un'unica navata, sulla quale si affacciano le cappelle laterali, introdotte da archi a tutto sesto, e le cui pareti sono scandite da lesene terminanti con capitelli compositi e sorreggenti la trabeazione modanata e aggettante, al di sopra della quale si imposta la volta a botte; al termine dell'aula si sviluppa il presbiterio, rialzato di due gradini, ospitante l'altare maggiore e chiuso dalla parete di fondo piatta.
Qui sono conservate diverse opere di pregio, tra le quali i due grandi affreschi del soffitto raffiguranti l'Annunciazione e i Santi Rocco e Sebastiano (patroni degli appestati) già attribuiti al noto pittore valtellinese Cesare Ligari e realizzati nel XVIII secolo, mentre le pareti sono decorate con affreschi di otto medaglioni rappresentanti dei santi, oltre a una tela di Giannolo Parravicino che è conservata nel piccolo oratorio dell'Immacolata, adiacente alla chiesa parrocchiale, sede delle confraternite locali del Santissimo Rosario e del Santissimo Sacramento. Spicca infine, per qualità pittorica, un ovale di ignoto artista del XVIII secolo raffigurante il santo boemo Giovanni Nepomuceno protettore dalle inondazioni dei fiumi e del segreto confessionale. Sull'altare maggiore, il tabernacolo risale al 1692 ed è stato realizzato da Alfonso, figlio dello scultore Antonio Pino da Bellagio.
Di notevole interesse è anche l'immagine della Madonna raffigurata sull'altare maggiore, realizzata con intarsi di legno a simulare una prospettiva architettonica.
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