Storia e descrizione
Palazzo Gonzaga-Acerbi (o Palazzo marchionale) è uno storico edificio del centro di Castel Goffredo, in provincia di Mantova, che occupa l'intero fronte settentrionale di Piazza Mazzini. È stato la residenza di tutti i signori che si sono succeduti a Castel Goffredo, iniziando dai Gonzaga di Mantova.
Sede del vicario dei Gonzaga
L'originaria costruzione di residenza castellata, risalente al XIV secolo e soggetta nel tempo a varie aggiunte e modificazioni, faceva parte del primo nucleo fortificato di Castelvecchio. Lambita da un fossato per tutto il fronte, era composta da due distinti fabbricati:
sulla sinistra, a ovest, il Palazzo amministrativo del vicario (domus comunis), collegato ed addossato alla torre civica. Erano entrambi di proprietà del comune, che effettuò opere di ampliamento e riattamento ed era adibito a sede degli uffici del vicario dei Gonzaga, dal 1337 signori di Castel Goffredo;
sulla destra, a est, un fabbricato di maggiori dimensioni in continuità col precedente, affiancato al quale era il torrione o "torricella", chiamato Torrazzo, risalente al 1350 circa e adibito ad abitazione privata del vicario, anche questo di proprietà comunale.
Una pergamena datata 12 giugno 1480 parla di un intervento di Ludovico Gonzaga (vescovo di Mantova), che iniziò le opere di miglioramento degli edifici suddetti per farne la sua residenza, grazie anche all'intervento dell'architetto Ermes Flavio de Bonis, forse unendo i due corpi di fabbrica acquisiti dal comune (1499).
Residenza e corte dei Gonzaga
Il palazzo così composto, nel 1511 divenne la residenza del marchese Aloisio Gonzaga, che fece di Castel Goffredo la capitale del feudo, comprendente anche Castiglione e Solferino. Il nuovo signore provvide anche al rifacimento del Torrazzo, dotandolo di modiglioni e caditoie, adeguandolo alle difese dell'epoca e ad appartamento delle donne. Il palazzo ospitò una corte sfarzosa, frequentata da personaggi illustri, tra cui il capitano imperiale Luigi Gonzaga "Rodomonte", il poeta Pietro Aretino nel 1536, dal 1538 al 1541 lo scrittore Matteo Bandello (che qui conobbe Lucrezia Gonzaga di Gazzuolo) con Cesare Fregoso, Costanza Rangoni e i loro figli e lo studioso di chiromanzia frate Patrizio Tricasso da Ceresara.
L'imperatore Carlo V il 28 giugno 1543 fu ospite per un giorno del marchese Aloisio, lasciando il palazzo solo il giorno seguente.
In un manoscritto anonimo si legge:
Anche i tre figli di Aloisio videro la luce nel palazzo: Alfonso nel 1540, futuro marchese di Castel Goffredo; Ferrante nel 1544, futuro I marchese di Castiglione e Orazio nel 1545, futuro marchese di Solferino.
Importanti opere interne furono eseguite durante la signoria di Alfonso Gonzaga, che dotò il palazzo di finestre a vetri.
Nell'ottobre 1589 Luigi Gonzaga, futuro santo, alloggiò nel Torrazzo.
Dopo la sua uccisione il 6 maggio 1592 da sicari di Rodolfo Gonzaga, che occupò militarmente Castel Goffredo, nel palazzo vennero imprigionate e tenute segregate per giorni la figlia di Alosio Caterina e la moglie Ippolita Maggi. Furono liberate grazie all'intervento dal duca Vincenzo Gonzaga e condotte a Mantova.
Anche Rodolfo Gonzaga soggiornò per poco tempo nell'edificio, perché il 3 gennaio 1593 fu ucciso sulla porta della Chiesa prepositurale di Sant'Erasmo con un colpo di archibugio.
Alla Casa d'Austria
Dopo l'aggregazione al ducato di Mantova nel 1603, nessun Gonzaga abitò più nel palazzo che continuò ad essere la reidenza del vicario e, dopo la caduta della dinastia gonzaghesca, dal 1707 passò sotto il governo austriaco. Rimase a lungo disabitato e inagibile sino al 1756, quando il demanio austriaco lo vendette al comune di Castel Goffredo.
Alla famiglia Acerbi
Il comune, con rogito nel notaio Giacomo Cima, il 13 aprile 1776 lo cedette al colonnello Giacomo Acerbi, possidente terriero, che modificò l'originario aspetto medievale dell'edificio.
Nel palazzo dimorò anche il figlio di Giacomo, Giuseppe Acerbi, nato il 3 maggio 1773 dalla moglie Marianna Riva, che divenne scrittore ed archeologo. A Giuseppe Acerbi è intitolato il Premio Letterario Giuseppe Acerbi del comune di Castel Goffredo.
Ad opera del bresciano Gaspare Turbini, coadiuvato dall'architetto Carlo Bollani, il palazzo subì una radicale modificazione verso lo stile neoclassico: venne chiusa la merlatura, cancellati gli elementi architettonici rinascimentali ed ampliate le finestre.
Il palazzo fu anche luogo di nascita, il 14 novembre 1825, di Giovanni Acerbi, figlio di Battista Acerbi e Domenica Moneta, patriota ed intendente dei Mille, destinato a scrivere una delle pagine più importanti del Risorgimento italiano: i Martiri di Belfiore.
Nei giorni 27-28-29 aprile 1862 il generale Giuseppe Garibaldi fu ospite del patriota Giovanni Acerbi.
Interno
Aloisio Gonzaga provvide all'abbellimento del suo palazzo. Al suo interno infatti è presente una loggia della fine del Quattrocento retta da colonne in marmo dai volti finemente affrescati a grottesca (forse scuola di Giulio Romano).
Una scalinata, dalla volta affrescata, conduce al piano nobile del palazzo.
Ad Aloisio Gonzaga si deve anche la formazione del giardino interno, ora ricco di alberi secolari, della fontana in marmo bianco e del pergolato di uve pregiate. Per fare spazio all'ampio giardino, il marchese provvide alla demolizione della chiesa di Sant'Erasmo in Castelvecchio, provvedendo a collocarla al di fuori di esso. Lo spazio è ancora ricco di alberi secolari, di una fontana in marmo bianco e del pergolato di uve pregiate.
Di pertinenza del palazzo erano anche alcune case e la filanda (fatta costruire dal colonnello Giacomo Acerbi) con annesso filatoio, delimitate dall'attuale vicolo Cannone.
Del palazzo facevano parte anche le mura dell'antica fortezza di Castel Goffredo, oggi ancora in parte conservate e occupanti la parte nord.
La rocca
Anche il poeta Matteo Bandello, nei Canti XI de le lodi de la s. Lucretia Gonzaga... Le III parche, al tempo in cui fu ospite a Castel Goffredo del marchese Aloisio Gonzaga (dal 1538 al 1541), citò un «castello altiero» e un «buon castello» e ancora riferito ad Aloisio, «'l suo castello ha fatto così forte, qual altro che più forte Italia addite». In questo contesto, probabilmente, il Bandello si riferiva alla residenza del marchese (palazzo Gonzaga-Acerbi) con rocca al suo interno e alle fortificazioni erette nel 1520 a difesa del borgo.
Una lapide segnavia posta in vicolo Cannone riporta anche l'antico nome "già della rocca", il che fa supporre l'esistenza della rocca nelle vicinanze.
Esterno
Il marchese Aloisio Gonzaga fece dipingere la facciata esteriore verso la piazza di un colore rosso carico con un fregio architettonico ad intreccio di amorini e sotto il cornicione fece porre la scritta Fortitudo mea, amor populi, potentorum reverentiam. Tracce di dipinto sono ancora visibili oggi (2011).
Il 30 ottobre 1932 venne inaugurata e posta sulla facciata del palazzo una lapide commemorativa al patriota Giovanni Acerbi in marmo bianco di Carrara, progettata dallo scultore Pasquale Miglioretti e realizzata dallo scultore cremonese Adamo Anselmi.
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