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Chiesa abbaziale di San Benedetto Martire

Latina (LT) · Lazio
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In breve

La chiesa abbaziale di San Benedetto Martire è il più antico edificio di culto cattolico di San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, nelle Marche. Sita nel nucleo storico del Paese Alto, la chiesa sorge sul luogo della pieve primigenia (Plebs Sancti Benedicti in Albula) ed è prospiciente a piazza Bice Piacentini. Custodisce al proprio interno le spoglie e la tomba del soldato romano san Benedetto martire, santo patrono della città.

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Storia e descrizione

La chiesa abbaziale di San Benedetto Martire è il più antico edificio di culto cattolico di San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, nelle Marche. Sita nel nucleo storico del Paese Alto, la chiesa sorge sul luogo della pieve primigenia (Plebs Sancti Benedicti in Albula) ed è prospiciente a piazza Bice Piacentini. Custodisce al proprio interno le spoglie e la tomba del soldato romano san Benedetto martire, santo patrono della città.

La costruzione della chiesa, inizia nel 313 con un primitivo sacello e termina dal punto di vista strutturale soltanto nel 1778, dopo la completa ricostruzione dell'edificio. I lavori della ricostruzione furono affidati all'architetto Pietro Augustoni.

Il complesso sorge a breve distanza dalla Torre dei Gualtieri e da piazza Giuseppe Sacconi, area monumentale che ospita il settecentesco Palazzo Anelli, sede ufficiale del vescovado della diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto.

Storia

Un primitivo sacello cristiano fu eretto sul colle sopra la tomba del martire Benedetto nel corso del 313 (IV secolo). Attorno al sepolcro si strutturò nell'alto Medioevo la pieve di San Benedetto all'Albula, citata per la prima volta in fonti archivistiche certificate nell'anno XI. Successivamente al 1140, il perimetro religioso fu cinto e protetto dalle mura urbiche del soprastante Castrum Sancti Benedicti.

La qualifica formale di abbazia venne concessa all'edificio nel 1521. Tra il 1774 e 1778, a causa dell'incremento demografico e delle deteriorate condizioni della fabbrica medievale, la struttura fu integralmente ricostruita ed ampliata in forme monumentali su disegno dell'architetto comasco Pietro Augustoni, che la reimpostò secondo i canoni dell'architettura neoclassica.

Durante il bombardamento aereo subito da San Benedetto del Tronto il 27 novembre 1943, l'intero quartiere del Paese Alto fu pesantemente colpito dalle incursioni belliche; la chiesa abbaziale subì gravi danni strutturali che portarono alla distruzione totale della zona absidale, dell'altare maggiore e alla perdita irreparabile di gran parte degli antichi cicli decorativi ad affresco. In occasione del Giubileo del 2000, un organico intervento di restauro conservativo e risanamento filologico ha permesso di recuperare e riportare alla luce i frammenti dei preesistenti affreschi parietali sopravvissuti lungo i muri perimetrali della volta e dell'abside.

Evoluzione cronologica

L'evoluzione storica e costruttiva del plesso abbaziale si articola lungo le seguenti coordinate cronologiche:

313: edificazione di un primitivo sacello sepolcrale rurale e di una cripta sotterranea a ridosso della tomba del martire, a seguito della promulgazione dell'Editto di Milano da parte dell'imperatore Costantino I;

IV secolo-XII secolo: strutturazione progressiva e consolidamento della pieve medievale (Plebs Sancti Benedicti in Albula), intesa come centro religioso e perno demografico del contado circostante;

1521: formale concessione del titolo e della dignità di abbazia; all'interno dell'aula demaniale è preservata una lapide epigrafica recante tale datazione;

1697: esecuzione di organici interventi di restauro, consolidamento e parziale riammodernamento degli apparati interni;

1774-1778: radicale demolizione della vecchia struttura medievale e integrale ricostruzione monumentale dell'edificio su progetto dell'architetto comasco Pietro Augustoni, resa necessaria dall'incremento demografico della popolazione;

1943-1950: a seguito del grave danneggiamento patito durante il bombardamento aereo del 27 novembre 1943, che causò la distruzione del presbiterio e la perdita irreversibile dei cicli pittorici ad affresco tardomedievali, si compiono i lavori di parziale ricostruzione e messa in sicurezza nel primo dopoguerra;

2009-2012: attuazione di un piano strutturale di adeguamento e miglioramento sismico focalizzato sul consolidamento delle volte, sul rifacimento della copertura del tetto e sulla riduzione della vulnerabilità delle murature perimetrali.

San Benedetto martire

Sotto il profilo agiografico, il nome della città e la fondazione del polo religioso derivano dalla figura di san Benedetto martire, soldato romano della guarnigione imperiale di stanza presso l'antica città di Cupra (l'odierna Cupra Marittima). Essendosi rifiutato di abiurare la fede cristiana durante le persecuzioni ordinate dagli augusti Diocleziano e Massimiano, Benedetto subì il martirio tramite decapitazione il 13 ottobre 304 sul ponte del torrente Menocchia.

Secondo la tradizione agiografica e letteraria locale, le spoglie del soldato, gettate in mare dopo l'esecuzione, vennero trasportate dalle correnti marine verso sud fino ad arenarsi sul litorale antistante l'odierno centro urbano. Il corpo fu rinvenuto da un agricoltore del contado che ne dispose il trasporto su un carro trainato da buoi fin sulla sommità del colle pianeggiante poco distante dalla linea di costa. Sul luogo della sepoltura sorsero inizialmente un sacello e la successiva pieve, attorno alla quale si sviluppò il primo nucleo fortificato dell'incasato d'altura.

Descrizione

L'attuale plesso architettonico sorge nel nucleo storico del Paese Alto, elevandosi in posizione baricentrica tra piazza Giuseppe Sacconi e piazza Bice Piacentini, all'interno di un contesto urbano di impianto medievale. Sotto il profilo strutturale, l'edificio contemporaneo si presenta come il risultato dei radicali rifacimenti settecenteschi coordinati dall'architetto Pietro Augustoni, i quali hanno quasi interamente sostituito le antiche strutture della pieve altomedievale.

L'esterno si caratterizza per una facciata monumentale di matrice neoclassica in mattoni a faccia a vista, scandita da paraste doriche e coronata da un timpano triangolare superiore. Il campanile, che domina longitudinalmente l'incasato storico, si eleva sul lato posteriore della fabbrica ed è raccordato alla zona absidale parzialmente ricostruita nel secondo dopoguerra. L'interno è articolato su un impianto a navata unica con cappelle laterali e conserva, al di sotto dell'altare maggiore, l'urna monumentale contenente le reliquie e le componenti osteologiche del santo patrono, confermate nella loro autenticità cronologica tardo-antica da campagne di radiodatazione scientifica.

Architettura esterna

L'edificio, improntato ai canoni dell'architettura neoclassica, presenta un impianto ad aula unica a pianta rettangolare, coperta da una volta a botte lunettata. Lo spazio liturgico culmina nell'area presbiteriale, conclusa da un'abside semicilindrica con copertura a semicatino (o quarto di sfera) in laterizio, consolidata strutturalmente mediante l'applicazione di fasce in fibra di carbonio.

All'esterno, in posizione adiacente al settore presbiteriale, si eleva il campanile a torre a pianta quadrangolare; completato nel 1963, ospita al proprio interno quattro campane fuse dalla Fonderia Colbachini di Cervarese Santa Croce, in provincia di Padova. La muratura del fusto conserva — in particolare lungo il prospetto orientale — filari sovrapposti di conci lapidei squadrati in pietra naturale, residua testimonianza materiale del primitivo nucleo architettonico medievale. La copertura dell'aula si articola in un tetto a capanna con capriate e struttura portante in legno lamellare, rivestito esternamente da tradizionali coppi in laterizio.

Facciata

Il prospetto principale, interamente realizzato con un paramento rustico in mattoni a specchiature lisce, riflette la ripartizione volumetrica e l'organizzazione spaziale interna della fabbrica. La sezione centrale, sporgente, corrisponde in asse all'aula liturgica, mentre le due strette ali laterali, disposte in posizione arretrata, coincidono con le testate delle pareti perimetrali; entro lo spessore di queste ultime si articola l'alternanza strutturale di pieni e vuoti preposta alla sistemazione delle nicchie per gli altari minori. La parte centrale della facciata è coronata da un frontone triangolare di coronamento.

L'accesso principale, sopraelevato rispetto al piano stradale mediante una scalinata monumentale in pietra di sette gradini, è costituito da un portale a edicola sormontato da un timpano triangolare. In asse con l'ingresso, nel registro superiore, si apre una finestra rettangolare profilata da una cornice orizzontale aggettante. Le due strette sezioni laterali, raccordate organicamente alla campata centrale mediante profili concavi, riprendono la medesima partitura decorativa a rilievo con specchiature lisce.

Interno

Lo spazio interno si articola in un'unica aula rettangolare, impostata secondo i canoni classicisti dell'epoca. L'aula liturgica è coperta da una volta leggera in camorcanna con struttura a centine lignee e andamento a botte lunettata. Il perimetro è scandito da paraste binate d'ordine dorico che marcano, lungo le pareti laterali, l'alternanza strutturale tra pieni e vuoti; in corrispondenza di questi ultimi sono collocati gli altari minori tardosettecenteschi, inquadrati all'interno di nicchie a fondo piatto con arcate a tutto sesto.

L'aula culmina nell'area del presbiterio, rialzata di due gradini rispetto alla pavimentazione della navata e coperta da una volta a botte lunettata in laterizio. Al centro della crociera presbiteriale, sopraelevato di un ulteriore gradino, sorge l'altare post-conciliare strutturato per la celebrazione *versus populum*. Dietro l'area presbiteriale si sviluppa l'abside semicilindrica, coronata da una copertura a semicatino anch'essa interamente realizzata in mattoni a vista.

In controfacciata, in posizione opposta rispetto al presbiterio, sono installati la cantoria e l'organo a canne. Il prospetto tripartito dello strumento si estende lungo l'intera ampiezza della parete d'ingresso; la relativa balconata a pianta mistilinea è sostenuta da due pilastri quadrangolari che inquadrano la bussola lignea d'ingresso dell'aula. Il patrimonio artistico interno include un nucleo di reperti archeologici, epigrafi funerarie e lapidi commemorative demaniali.

Presbiterio e abside

L'area presbiteriale, sopraelevata rispetto al piano di calpestio della navata, culmina nel catino dell'abside semicircolare:

Presbiterio: accoglie la pala d'altare eseguita nel 1707 dal pittore fermano Ubaldo Ricci raffigurante l'Ultima Cena. Sotto il profilo iconografico, la tela descrive l'istituzione dell'Eucaristia, contrapponendo la figura di san Giovanni apostolo reclinato sul petto di Cristo a quella di Giuda Iscariota nell'atto di abbandonare la mensa voltando le spalle;

Abside: l'apparato decorativo e plastico è completato da una serie di sculture in stucco raffiguranti putti e angeli reggenti i simboli della Passione di Gesù, tra i quali la colonna della flagellazione, la canna con la spugna, il martello, la corona di spine, il calice liturgico, la scala d'ispezione, le tenaglie e la croce del martirio.

Altari laterali ed elementi d'arredo

L'aula liturgica, configurata a navata unica, è scandita lungo i fianchi laterali da sei altari minori (tre per ciascun lato), collocati all'interno di nicchie a fondo piatto con arcate a tutto sesto, ricchi di elementi plastici, pittorici e devozionali legati alla storia della marineria e del contado locale:

Parete destra

Primo altare: accoglie due simulacri plastici dedicati alle devozioni della Settimana Santa, costituiti da una statua lignea policroma della Madonna Addolorata e, nella sezione inferiore e interna alla mensa, da una scultura del Cristo morto risalente al 1880;

Secondo altare: ospita una pala d'altare settecentesca raffigurante la Madonna del Carmelo con il Bambino Gesù, ritratti nell'atto di consegnare gli scapolari a santa Apollonia (identificabile dal simbolo iconografico delle tenaglie), alla presenza di santa Lucia, recante il piatto con gli occhi, e di san Nicola di Bari, provvisto di tre sfere d'oro sul basamento;

Terzo altare: custodisce la cinquecentesca pala della Madonna del Rosario. La composizione si organizza su due mandorle concentriche: quella esterna illustra i quindici misteri del Rosario, mentre quella interna ritrae la Vergine e il Bambino nell'atto di porgere le corone a san Domenico e a santa Catarina da Siena. Tra le due mandorle è apposta l'iscrizione latina tratta dal Salmo 45:

La sezione superiore è sormontata da due angeli oranti, mentre la base presenta due figure profetiche recanti cartigli con i passi biblici di Isaia(11,1 e 7,14):

Parete sinistra

Primo altare (altare del Patrono): posto in corrispondenza del finto transetto sinistro, accoglie la statua lignea policroma di san Benedetto martire, raffigurato in veste di giovane militare romano con mantello rosso, recante con la mano sinistra la palma del martirio e con la destra un modello in scala dell'antico borgo fortificato del Paese Alto. Al di sotto della mensa d'altare è collocata la lipsanoteca eurna monumentale contenente le reliquie del cranio e delle componenti osteologiche del santo;

Secondo altare: ospita il simulacro dell'Immacolata Concezione, effigie sacra oggetto di un solenne voto pubblico emesso annualmente l'8 dicembre da parte della cittadinanza ecomuseale e civile; l'opera fu eretta a memoria e ringraziamento per la cessazione della grave epidemia di colera che investì il centro piceno nel 1855;

Terzo altare: conserva una tela settecentesca di autore anonimo raffigurante la Vergine con il Bambino e le anime del Purgatorio, intercedute dalle figure agiografiche dei santi francescani Giacomo della Marca e Pietro d'Alcantara.

Tra il primo e il secondo altare del lato sinistro è collocato il monumento funebre che custodisce le spoglie del venerabile padre Giovanni dello Spirito Santo (al secolo Giacomo Bruni, 1882-1905), sacerdote appartenente alla Congregazione dei Passionisti. Il ritratto pittorico soprastante fu eseguito da don Luigi Sciocchetti, artista e fratello dello storico parroco e riformatore sociale monsignor Francesco Sciocchetti.

Vetrate e lapidi commemorative

Il registro superiore dell'aula liturgica è traforato da una serie di finestroni ornati da vetrate artistiche policrome, eseguite secondo schemi simmetrici. Sotto il profilo iconografico, i vetri recano le raffigurazioni e le simbologie teologiche dei sette sacramenti della Chiesa cattolica: battesimo, riconciliazione, eucaristia, confermazione, ordine sacro, matrimonio e unzione degli infermi.

In prossimità dell'ingresso principale, murata sul paramento interno, è collocata l'antica lapide in pietra d'Istria superstite, ritenuta dagli studi storici e archeologici parte integrante della copertura originaria posta a protezione del sepolcro tardo-antico del martire Benedetto.

All'esterno della fabbrica, in corrispondenza del basamento della torre campanaria, un'ulteriore lapide commemorativa fu solennemente apposta l'8 dicembre 1954 per ricordare gli eventi dell'epidemia del 1854-55 di colera. Il morbo contagiò capillarmente il tessuto urbano della Marina e del Paese Alto, provocando numerose vittime all'interno del comune costiero, la cui popolazione complessiva dell'epoca ammontava a circa 5 000 residenti stanziali; l'iscrizione testimonia lo storico legame devozionale e civile della cittadinanza sambenedettese verso la figura di Maria.

Festività e rievocazioni storiche

Festa del patrono: si celebra tradizionalmente il 13 ottobre, in concomitanza con la ricorrenza del martirio di san Benedetto martire, avvenuto nell'anno 304 d.C. Sotto il profilo storico ed ecomuseale, a partire dal 1679 la comunità iniziò a solennizzare anche la data del 12 giugno, anniversario della solenne traslazione delle reliquie dal primitivo sepolcro ipogeo tardo-antico alla nuova cappella della chiesa pievana. Nel 1706 una delibera consiliare istituì la fiera del patrono, avviata ufficialmente nei giorni 12, 13 e 14 ottobre del 1707 lungo il tracciato della strada corsale o Lauretana (corrispondente all'odierna strada statale 16 Adriatica). A seguito della Restaurazione e della fine dell'età napoleonica, alle celebrazioni di giugno venne abbinata una seconda fiera commerciale, convocata il 3 giugno e storicamente nota nella tradizione orale locale come "fiera della traslazione di San Benedetto" o "fiera delle ciliegie". Sebbene per un lungo periodo la festività civile sia stata posticipata all'ultimo sabato di maggio, dal 2008 l'amministrazione comunale ha ripristinato l'originaria datazione autunnale del 13 ottobre. Le celebrazioni patronali integrano la rievocazione storica del martirio e si articolano tra il territorio di Cupra Marittima (luogo dell'esecuzione militare romana) e il centro urbano sambenedettese. L'evento prevede una processione via mare nella quale il simulacro ligneo di san Benedetto viene imbarcato su un peschereccio della flotta locale e trasportato lungo il litorale adriatico; dopo l'approdo al porto di San Benedetto del Tronto, il corteo religioso e civile attraversa le vie dei quartieri centrali della Marina per culminare all'interno del borgo antico del Paese Alto, con l'arrivo sul sagrato della chiesa abbaziale di San Benedetto Martire.

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Dove si trova

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