Vai al contenuto
Indietro

Chiesa dell'Invenzione di Santo Stefano Protomartire

Laveno-Mombello (VA) · Lombardia
Chiesa dell'Invenzione di Santo Stefano Protomartire
Foto: Francoerbi · CC0 (pubblico dominio) · Wikimedia Commons

In breve

La chiesa dell'Invenzione di Santo Stefano Protomartire è la parrocchiale di Mombello, frazione del comune sparso di Laveno-Mombello, in provincia di Varese e arcidiocesi di Milano; fa parte del decanato di Besozzo.

Sito del Comune di Laveno-Mombello
I siti web vengono da fonti pubbliche e a volte cambiano indirizzo o non sono più attivi. Il link non funziona? Inviaci il nuovo indirizzo

Storia e descrizione

La chiesa dell'Invenzione di Santo Stefano Protomartire è la parrocchiale di Mombello, frazione del comune sparso di Laveno-Mombello, in provincia di Varese e arcidiocesi di Milano; fa parte del decanato di Besozzo.

Storia

L'originaria chiesa di Mombello sorse verosimilmente nel XII secolo, anche se la prima citazione che ne certifica l'esistenza è il Liber Notitiae Sanctorum Mediolani redatto da Goffredo da Bussero; dalla Notitia cleri del 1398 si apprende che essa dipendeva dalla pieve di Leggiuno.

Grazie ad alcuni documenti del Cinquecento si conosce che la chiesa si componeva di tre navate e che era dotata del campanile e del portico antistante la facciata; l'edificio risultava, però, bisognoso di una risistemazione a causa delle cattive condizioni in cui versava.

Verso il 1596 venne riedificato il presbiterio, mentre nel corso di tutto il XVII secolo si provvide a ricostruire la navata e ad aggiungere le cappelle laterali.

Nel 1748 l'arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli, in occasione della sua visita pastorale, rilevò che a servizio della cura d'anime vi erano il parroco e altri due sacerdoti, che il numero dei parrocchiani era pari a 745 e che la parrocchiale, in cui avevano sede le due confraternita unite del Santissimo Sacramento e del Santissimo Rosario, aveva come sussidiari gli oratori della Beata Maria Vergine della Corte e di San Michele.

L'organo fu realizzato nel 1874, mentre due anni la chiesa venne interessata da alcuni interventi che portarono allo spostamento del pulpito, alla parziale sostituzione del pavimento e all'imbiancatura delle pareti.

Nel 1896 l'arcivescovo Andrea Carlo Ferrari, durante la sua visita, trovò che il parroco era affiancato da un coadiutore, che i fedeli ammontavano a 1960 e che nella parrocchiale, da cui dipendevano le due cappelle di Santa Maria e della Purificazione di Maria Vergine, avevano sede la compagnia di San Luigi Gonzaga, la confraternita del Santissimo Sacramento, i Terziari francescani e la Lega del Sacro Cuore di Gesù.

Il 23 ottobre 1912 presero ufficialmente avvio, su progetto di Paolo Besozzi, i lavori di ampliamento della parrocchiale, che fu prolungata di una campata e che ricevette la nuova facciata; la consacrazione venne impartita nel 1914.

L'adeguamento liturgico venne condotto nel 1968; in quella circostanza si procedette alla rimozione delle balaustre che delimitavano il presbiterio.

Tra il 1971 e il 1972, in occasione della riorganizzazione territoriale dell'arcidiocesi voluta dal cardinale Giovanni Colombo, la parrocchia passò dal vicariato di Leggiuno, contestualmente soppresso, al decanato di Besozzo.

Esterno

La facciata della chiesa, rivolta a occidente, è suddivisa da una cornice marcapiano in due registri, entrambi scanditi da lesene d'ordine tuscanico; quello inferiore presenta al centro il portale d'ingresso ed è affiancato da due ali minori caratterizzate dagli ingressi minori e da due oculi, mentre su quello superiore, coronato dal timpano triangolare, si aprono una serliana e due nicchie ospitanti altrettante statue.

Annesso alla parrocchiale è il campanile a base quadrata, la cui cella presenta su ogni lato una monofora a tutto sesto ed è coronato da un piccolo tamburo.

Interno

L'interno dell'edificio si compone di un'unica navata, sulla quale si affacciano le cappelle laterali, introdotte da archi a tutto sesto, e le cui pareti sono scandite da lesene sorreggenti la trabeazione modanata e aggettante, al di sopra della quale si impostano le volte unghiate; al termine dell'aula si sviluppa il presbiterio, rialzato di qualche gradino, coperto dalla volta a botte e chiuso dall'abside quadrangolare.

Qui sono conservate diverse opere di pregio, tra le quali la serie di dipinti raffiguranti scene della vita di Santo Stefano, eseguita tra il 1610 e il 1612 da Giovanni Battista Avogadro, autore pure del quadro con soggetto un offerente inginocchiato dinanzi alla Beata Vergine Maria, e un ciclo di formelle realizzato da Albino Reggiori.

Testo tratto dalla voce «Chiesa dell'Invenzione di Santo Stefano Protomartire (Laveno-Mombello)» di Wikipedia, l'enciclopedia libera (autori), con licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0. Estratto automaticamente: note, tabelle e immagini omesse, formattazione semplificata.

Dove si trova

Fonti: Wikipedia (CC BY-SA 4.0), Wikidata (CC0), Wikimedia Commons (foto in pubblico dominio o CC0); mappa © contributori di OpenStreetMap.