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Basilica di San Giovanni Battista

Lonato del Garda (BS) · Lombardia
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In breve

La basilica di San Giovanni Battista, nota anche come chiesa della Natività di San Giovanni Battista o, più semplicemente, chiesa di San Giovanni Battista, è il principale luogo di culto cattolico nonché la parrocchiale di Lonato del Garda, in provincia di Brescia e diocesi di Verona; fa parte del vicariato del Lago Bresciano.

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Storia e descrizione

La basilica di San Giovanni Battista, nota anche come chiesa della Natività di San Giovanni Battista o, più semplicemente, chiesa di San Giovanni Battista, è il principale luogo di culto cattolico nonché la parrocchiale di Lonato del Garda, in provincia di Brescia e diocesi di Verona; fa parte del vicariato del Lago Bresciano.

Dall'impronta barocca, è considerata uno dei maggiori esempi di architettura settecentesca bresciana e più in generale lombarda.

Prima della parrocchiale dedicata a san Giovanni Battista

Fino al 1339 il nucleo di Lonato si trovava circa un chilometro a nord dell'odierno abitato, nei pressi della collina dove sorge l'antica pieve di San Zeno. Tale pieve, con l'avvento del cristianesimo nella zona e l'abbandono progressivo della vicina villa romana di Colombare delle Pozze, venne edificata nel V secolo e divenne il centro religioso del primitivo paese di Lonato. La chiesa di San Zeno venne distrutta dagli ungari nel X secolo e riedificata tra i secoli X e XII con relativo castello.

Grazie ad una bolla di Lucio III del 1184, con la quale venivano confermati i beni della pieve di Lonato, e dove si fa riferimento all'antico castello definendolo castrum vetus, ovvero castello vecchio, si può presagire l'esistenza di un castello "nuovo" situato non lontano dalla pieve. Questo castello viene identificato con la Rocca, a quel tempo di dimensioni più ridotte rispetto ad oggi, che, secondo gli studi moderni, sarebbe stata edificata già a partire dal X secolo e che fungeva da fortificazione per il borgo noto come Cittadella, una delle zone più vecchie del centro storico di Lonato.

Nel 1339 la pieve di San Zeno, il suo castello e l'intero abitato vengono distrutti dalle truppe di Lodrisio Visconti in lotta con lo zio Azzone per il dominio su Milano. Dopo la distruzione, la pieve venne subito riedificata ma il centro venne spostato nella già esistente Cittadella che oltre alla rocca era munita di una cinta muraria ancora in parte visibile.

Secondo gli storici locali la Cittadella avrebbe avuto una chiesa propria dedicata a San Pietro, oggi scomparsa, situata o tra le case del borgo o all'interno dei quartieri della rocca oppure dove sorge la chiesa di Sant'Antonio Abate. Lo storico lonatese secentesco Andrea Parolino scrive che questa chiesa venne citata in due documenti: uno del 1376, dove è scritto che l'arciprete celebrava la messa sia nella parrocchiale sia in rocca per i soldati nella chiesa di San Pietro, e uno del 1398. Dagli scritti dello storico lonatese Giacomo Attilio Cenedella (1801-1878) è noto che nell'Ottocento presunte tracce dell'edificio erano ancora visibili in un orto tra le case della Cittadella, sempre il Cenedella sostiene che la chiesa di San Pietro sarebbe stata abbandonata tra il XV e il XVI secolo. Inoltre è del Trecento anche la prima edificazione della chiesa di Santa Maria del Corlo, situata però al di fuori della Cittadella. Tuttavia, con l'affermazione del nuovo centro principale venne edificata una nuova chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista.

La prima parrocchiale

La prima parrocchiale del nuovo centro di Lonato venne realizzata subito dopo la distruzione nel luogo attuale ovvero fuori dalle mura della Cittadella. Venne dedicata questa volta a san Giovanni Battista già titolare del vecchio fonte battesimale. Non si conoscono le forme di questa prima parrocchiale, era però situata nello stesso luogo dove sorge il duomo quindi all'esterno della vecchia cinta muraria che tuttavia venne ampliata, insieme alla rocca, per ordine di Beatrice Regina della Scala, a causa dell'espansione dell'abitato.

La seconda parrocchiale

Tra il XV e il XVI secolo Lonato, passato nel 1441 sotto il dominio veneziano, fu interessato da diverse novità in ambito urbanistico soprattutto a causa dell'aumento demografico, arrivato a circa 6000 abitanti nel 1530. Le mura e la rocca furono estese e rafforzate, venne ampliata la chiesa di Santa Maria del Corlo ed edificata la chiesa di Sant'Antonio Abate. Fu necessario inoltre dotarsi di una chiesa parrocchiale più ampia. I lavori iniziarono quindi nel 1488, la nuova chiesa, costruita nello stesso luogo della precedente, era già agibile nel 1500; venne poi completata e consacrata il 15 ottobre del 1540 dal vescovo di Verona Gian Matteo Giberti. L'edificio, del quale si conoscono le planimetrie, era di forma rettangolare, dotato di otto altari e erano autorizzate a officiare ben cinque confraternite.

La terza ed ultima parrocchiale

All'inizio del XVIII secolo il comune, dotato di una buona condizione economica, vide un nuovo aumento della popolazione. Nel 1731 il General Consiglio deliberò dunque l'ampliamento della parrocchiale, danneggiata inoltre nel 1648 dalla costruzione, da parte della confraternita del Santissimo Sacramento, di una cappella sul lato sinistro della chiesa per la quale fu necessario praticare una profonda apertura tagliando anche alcune chiavi del soffitto.

I lavori furono affidati all'architetto lonatese Paolo Soratini il quale presentò un primo progetto che però fu bocciato. Il secondo progetto fu sottoposto alla superperizia dell'architetto Giovanni Battista Marchetti il quale stava progettando la facciata del duomo di Brescia. Il Marchetti avanzò delle critiche che Soratini riuscì però a confutare. Paolo Soratini dovette inoltre sollecitare più volte il comune per il pagamento del suo onorario. Concorsero alla costruzione non solo i cittadini lonatesi ma anche l'arciprete e sessantotto sacerdoti i quali, oltre a occuparsi della raccolta delle offerte, offrirono servizio di manodopera gratuitamente.

I primi lavori effettuati furono la demolizione della sagrestia, e di alcune stanze adiacenti, e gli scavi delle fondazioni del coro e del campanile. La prima pietra fu posata il 10 ottobre 1738, i lavori proseguirono fino a dicembre sotto la supervisione del Soratini il quale riceveva uno stipendio di sole 3 lire giornaliere. I lavori ripresero, sempre sotto la guida dello stesso architetto, nel maggio del 1739 quando vennero posati i basamenti di botticino e furono innalzati i primi muri. Sorsero tuttavia diverse polemiche riguardo alla posizione del campanile e della sagrestia, la competenza e il compenso dell'architetto e l'abbattimento della cappella del Santissimo Sacramento. Promotore delle proteste fu Donato Panizza, priore della Confraternità del Santissimo Sacramento, tuttavia il comune lo sollevò da ogni incarico di modo che non intralciasse i lavori. Nello stesso anno la Fabbrica, per risparmiare sui costi, destituì il Soratini dal suo incarico. Nel 1742 venne ultimata la costruzione del campanile.

Il 18 settembre 1743 il capitano di Brescia Almarò Barbaro intimò al capitano di Lonato, Bonaventura Diedo, di sospendere i lavori perché iniziati senza richiedere l'autorizzazione del Senato Veneziano. Fu probabilmente Donato Panizza a richiedere l'intervento. I lavori furono quindi sospesi, ricorda quest'evento una pietra presente sulla parete sinistra dell'ingresso laterale sud, che si trova a destra rispetto all'entrata principale, dove venne inciso l'anno della sospensione, il 1744.

Nel 1750, ottenuta l'autorizzazione, i lavori poterono riprendere. Nel 1760 nonostante mancassero gli altari, il pavimento e la cupola, era possibile officiare all'interno della chiesa; la facciata era stata completata. Nel 1772 si decise la costruzione della cupola, nel 1776 venne ricoperta di rame, nonostante il Parolini avesse previsto una copertura in piombo. Per gran parte delle decorazioni interne, soprattutto per quelle di molti altari, vennero utilizzati elementi già preesistenti.

Completati gli altari e gli affreschi della cupola e della navata, nel 1780, diciotto anni dopo la morte del Parolini, la chiesa venne consacrata il 22 ottobre dal vescovo di Verona Giovanni Morosini. Nel 1787 venne posato il pavimento e nel 1788 i banchi e la bussola.

Nel 1980, in occasione del bicentenario della consacrazione, il duomo di Lonato fu insignito del titolo di basilica minore da papa Giovanni Paolo II.

Nel corso del tempo la chiesa è stata soggetto di alcuni furti, il più dannoso è stato quello del 15 aprile 1982 avvenuto di notte e durante il quale sono state sottratte soprattutto piccole decorazioni d'altare come statuette e le statue delle acquasantiere.

Tra il 2002 e il 2003 le decorazioni, gli affreschi, le pareti, le volte e gli altari laterali sono soggetti ad un importante restauro conservativo.

In occasione dell'anno santo 2025, la chiesa è stata insignita del titolo di chiesa giubilare.

La facciata

Il progetto del Soratini non prevedeva la parti laterali, ovvero il lato sud dell'ex-casa della fabbriceria e il lato nord di Palazzo Carpaneda, che secondo alcuni "mortificano lo slancio ascensionale". La facciata è in marmo ed è scandita da una trabeazione in due registri. Al centro del registro inferiore è presente il grande portale marmoreo della fine del XVIII secolo. Al centro del registro superiore si apre un grande finestrone al di sopra del quale è presente lo stemma di Lonato retto da due angeli. Completano la facciata quattro statue alte circa 230 cm ciascuna, due sui riccioli ai lati al finestrone, a destra dell'osservatore Santa Barbara, a sinistra santa Caterina d'Alessandria, e due nelle nicchie sempre ai lati del finestrone, a destra dell'osservatore sant'Annone, a sinistra san Zeno, attribuite a un seguace dei Calegari.

La cupola

All'incrocio tra la navata centrale e il transetto, si eleva la grande cupola a otto vele che arriva ad un'altezza di circa 60 m. Di forma soprasemicircolare, come da progetto del Soratini, è sostenuta da un tamburo dal diametro di circa 20 metri. La struttura è ricoperta di rame, nonostante il Soratini avesse previsto l'utilizzo del piombo. La cupola si conclude con una piccola lanterna sormontata a sua volta da un piccolo cupolino sulla sommità del quale è stata posta nel 1816 una statua lignea ricoperta d'oro di san Giovanni Battista alta circa 5 metri con piedi una piccola pecora.

Lo storico ottocentesco Orazio Tessadri, nelle proprie "Memorie", scrive che nel 1842 i lonatesi rinunciarono alla costruzione di un teatro, per il rifacimento delle coperture sia del cupolino della torre civica, a quel tempo non merlata, e della cupola della basilica. Sempre il Tessadri scrive che sulla testa della statua del Battista è presente una lamina, o forse più, di rame che riporta il nome degli artisti che lavorarono all'opera, Antonio Campra, Giuseppe Bontempi e Luigi Frera.

Il campanile

La torre campanaria è addossata al fianco meridionale dell'edificio. La costruzione venne ultimata nel 1742. È di pianta quadrangolare, l'intonacatura è a base di calce mentre la copertura è in metallo. Il campanile è dotato di cinque campane realizzate dalla ditta Cavadini di Verona, quattro sono state fuse fuse nel 1885 e una nel 1952, la più grossa pesa sei quintali mentre la più piccola due, vi è inoltre un campanello di cui sono noti solo il diametro, il peso (trentacinque chilogrammi) e nota musicale, molto probabilmente è della seconda metà del XVIII secolo. Le campane suonano "all'ambrosiana" mentre il campanello suona manualmente con il sistema detto "alla romana". Ogni campana è inoltre caratterizzata da un proprio motto: la V (la più grande), "Lodare Dio, chiamare la gente, radunare il clero", la IV, "Invocare i defunti, tenere lontana la peste, rendere solenni le feste", la III "Esprimere speranza di salvezza", la II, "Invitare la gente ad ascoltare la parola di Dio", la I (la più piccola), "Invocare Dio perché tenga lontani i fulmini e la grandine". Anche sul campanello è inciso un motto, "Ave Maria gratia plena".

Il meccanismo dell'orologio presente nel campanile è stato ivi portato nel 1773 e proviene dalla torre civica dove nello stesso anno fu rimosso e sostituito. Nel XIX sappiamo che Lonato aveva due orologi pubblici, uno sulla torre civica, uno sul campanile, questa compresenza fu causa di alcuni contrasti tra il comune e la fabbriceria. L'orologio della torre civica scandisce gli orari civili, ovvero le ore e i quarti, quello del campanile suona solamente per gli orari legati alla vita religiosa.

La facciata posteriore

La facciata posteriore segue per gran parte la forma dell'abside. A sinistra (dell'osservatore) ingloba il basamento del campanile e si estende fino alla sagrestia, a destra si estende fino alla piccola chiesa della Disciplina, adiacente al duomo ed edificata certamente prima del 1738. La facciata posteriore vede la presenza di quattro finestre e della porta di uno degli ingressi laterali posti a sud, quello di sinistra rispetto all'entrata principale. Al cornicione superiore sono appoggiate delle paraste che terminano con dei capitelli marmorei con foglie d'acanto stilizzate. Inoltre nella stessa facciata si aprono tre nicchie, all'interno di ciascuna è presente una statua, a sinistra dell'osservatore Melchisedec, a destra Mosè, entrambe le statue sono alte circa 240 cm. La statua posta nella nicchia centrale raffigura invece la Chiesa ed è alta circa 260 cm. Al di sotto della stessa nicchia è presente un'epigrafe con l'intitolazione della chiesa a san Giovanni Battista.

La controfacciata

La controfacciata è divisa in due registri da un cornicione. Al centro del registro superiore è visibile sulla parte interna del finestrone, in vetri colorati, l'effige di san Giovanni Battista, ed è stata donata dal lonatese Pietro Girelli nel 1888. Alla base del registro inferiore c'è invece la bussola, lavoro in legno dei primi dell'Ottocento, sulla quale si trovavano tre puttini rubati il 15 aprile 1982. Ai lati della bussola sono presenti due epigrafi: a sinistra fatta realizzare da monsignor Giuseppe Piazzi a ricordo del bicentenario della consacrazione del duomo, della promozione a basilica minore e del tricentenario dalla nascita di Paolo Soratini. Quella a destra fatta realizzare da monsignor Giuseppe Boaretto a ricordo del Giubileo del 2000.

Le statue degli apostoli

Distribuite simmetricamente per tutta la chiesa ci sono dodici nicchie ospitanti ciascuna la statua di un apostolo. Dalla destra della bussola: san Taddeo, san Giacomo il Minore, san Matteo, San Giovanni, San Giacomo il Maggiore, San Paolo (in sostituzione a Giuda Iscariota), san Pietro, sant'Andrea, san Filippo, san Bartolomeo, san Tommaso e san Simone. Ogni statua misura 250 cm., tranne quelle dei santi Taddeo e Simone, realizzate in pietra, tutte le altre sono in stucco. Sempre quelle di san Taddeo e san Simone sono dei primi anni del Novecento, realizzate per completare la decorazione interna della chiesa, al di fuori di quella di san Matteo realizzata anch'essa nel XX secolo, le altre sono della prima metà del XIX secolo. Le nicchie sono in marmo giallo, tranne quelle di san Taddeo e san Simone che invece sono in stucco a imitazione delle altre.

Affreschi della navata centrale, del transetto e del presbiterio

Tutti gli affreschi della chiesa sono del XVIII secolo e, tranne quelli del transetto, sono attribuiti a Giosuè Scotti. Al di sopra della bussola è presente un affresco raffigurante la Cacciata dal tempio. Proseguendo per la navata sulla volta si trova l'affresco ritraente San Lorenzo che distribuisce i tesori della Chiesa. La volta della prima campata invece è decorata con il grande affresco che raffigura L'Assunzione e l'incoronazione della Vergine, completano la decorazione della campata quattro tondi rappresentanti le quattro virtù cardinali mariane, Temperanza, Giustizia, Fortezza e Prudenza. Proseguendo, sempre sulla volta della navata, è presente l'affresco raffigurante San Zeno mentre benedice la figlia di Gallieno. Sulla volta del braccio sinistro del transetto è presente una raffigurazione del Cenacolo, opera di Giambettino Cignaroli, sulla volta del braccio destro invece un'opera che raffigura L'Invenzione e il Trionfo della Santa Croce attribuita con incertezza a Francesco Lorenzi. Le opere del transetto non sono in realtà affreschi ma oli su tela. Sulla volta del presbiterio è presente nuovamente un affresco dello Scotti che ritrae Il Trionfo di San Giovanni Battista. Quest'opera, dipinta intorno al 1778, presenta in basso a sinistra la firma "Perotti F.", non è di certo Pietro Perotti, autore della pala della Visitazione, né può essere, per motivi cronologici, il padre di Pietro, Francesco. È più probabilmente un artista di nome Francesco Perotti, attivo nel Novecento, il quale avrebbe ritoccato e restaurato l'affresco. Nei riquadri dell'abside si trovano tre tondi raffiguranti le tre virtù teologali sempre opera dello Scotti, da sinistra: Fede, Carità e Speranza.

La cupola

L'interno della cupola della basilica è riccamente decorato ed affrescato, autore certo degli affreschi è ancora una volta Giosuè Scotti incaricato nel 1778 di affrescare la cupola e i quattro pennacchi.

La volta del cupolino presenta l'affresco più elevato dell'edificio e raffigura l'Arcangelo Michele con la spada e la bilancia della giustizia alla base del cupolino è presente una cerchia di angeli in tripudio.

La calotta è invece decorata con otto tondi rappresentanti quattro scene dell'Antico Testamento alternate a quattro scene del Nuovo. Le scene, per chi osserva dal centro della navata e arrivando dall'entrata, rappresentano in senso orario: Gesù e l'adultera, Eliodoro cacciato dal tempio, San Paolo sulla via di Damasco, Mosè mostra il serpente nel deserto, Gesù consegna le chiavi a San Pietro, Mosè e Aronne tra i morti israeliti, La risurrezione di Lazzaro e Il castigo di Osa.

Il tamburo è stato sicuramente terminato prima del 1761, anno in cui iniziò l'elevazione della cupola che venne conclusa nel 1770.

I quattro pennacchi rappresentano i quattro evangelisti, dalla sinistra dell'entrata: San Luca, San Giovanni, San Matteo e San Marco. Alla base dell'affresco raffigurante San Matteo è presente la firma dello Scotti datata 1780.

Sotto ogni pennacchio sono presenti quattro delle dodici statue degli apostoli, ancora sotto si trovano quattro porte che, come tutte le altre porte presenti, sono della seconda metà del XVIII secolo.

Il presbiterio e l'abside

Rispetto all'aula è rialzato di due gradini. Sulla volta è presente il già citato affresco raffigurante il trionfo del Battista. Lateralmente sono presenti due cantorie sopraelevate, buon lavoro di falegnameria dei primi dell'ottocento. L'organo è stato realizzato da Giacomo e Giuseppe Benedetti di Desenzano tra il 1777 e il 1779, venne posizionato alla vigilia della consacrazione del duomo. Sotto le cantorie ci sono dei rivestimenti lignei della metà del XVIII secolo. Alla volta è appeso un grande e riccamente decorato capocielo.

L'altare maggiore, del XVIII secolo, più precisamente del 1760, è in marmi policromi, ottone e pietre dure. Fu dono del parroco Faustino Zambelli e sostituì il precedente altare cinquecentesco che il parroco portò a casa sua. Il disegno dell'altare è abbastanza semplice, impostato su sei volute di marmo inflesse l quali reggono la mensa e l'alzata per i candelabri e la croce. La specchiatura del paliotto è in preziosi lapislazzuli incorniciati con una cartouche in ottone e pietre dure. Con gli adeguamenti apportati durante il Concilio Vaticano II, furono posizionati un altare ed un ambone ligneo, sostituiti in marmo intorno al 2010. Oltre all'altare e all'ambone furono posizionate tre sedie e un nuovo fonte battesimale.

Nei riquadri dell'abside trovano posto i tre tondi delle virtù teologali. Al centro dell'abside si trova invece la grandiosa pala raffigurante La predica di San Giovanni Battista. Al centro il santo indica con la mano destra Cristo, con la sinistra regge l'asta della Croce. La parte destra del dipinto è ricca di figure tra cui alcuni dignitari ebrei e nella parte bassa una donna che regge un bambino e alcune figure maschili. In alto due angeli reggono una scritta con la scritta: "Ecce agnus Dei, ecce qui tollit...". La pala è opera di Giambettino Cignaroli che realizzò l'opera tra il 1750 e il 1751, la tela fu poi posizionata nel 1752 e nel 1785 fu realizzata la cornice marmorea.

Ai lati dell'abside sono presenti altre due tele, a destra (dell'osservatore) il ritratto di Paolo Soratini che indica con la sinistra il duomo di Lonato, opera di scuola veneta della seconda metà del XVIII secolo, a sinistra un dipinto ottagonale del XVII secolo raffigurante la Madonna della cintura al centro tra due santi (forse Sant'Agostino e Santa Monica). Sotto entrambi i dipinti si aprono due porte lignee settecentesche, quella sotto il ritratto del Soratini porta in sagrestia, l'altra verso uno degli ingressi laterali sud. Segue la forma dell'abside il grande coro ligneo settecentesco.

Gli altri altari

A destra per chi entra dalla bussola, navata:

Altare di San Nicola da Tolentino. L'altare fu commissionato dal comune come ex-voto per la cessazione della peste del 1630. Il progetto, approvato nel 1785, non fu mai realizzato, l'altare fu in seguito costruito grazie all'intervento e al finanziamento di Luigi Pizzoccolo. L'altare è in marmi policromi databili tra il XVII e il XIX secolo, le colonne sono in brecce variegate chiare. Lasistemazione definitiva, è del 1820, prima delle quattro colonne ora presenti vi erano invece due colonne tortili di marmo rosso di Francia. Il paliotto, del XVII secolo, realizzato con marmi policromi, è in tarsie nere su fondo di breccia marezzata rossa e grigia. La pala è intitolata La Madonna delle Consolazioni e San Nicola, opera del 1643 di Pietro Liberi. Rappresenta San Nicola da Tolentino a sinistra mentre si inchina alla Vergine col Bambino. In basso una donna riccamente vestita, allegoria di Lonato, supplica in ginocchio la Madonna per intercessione di San Nicola affinché ponga fine alla peste. Sullo sfondo sono presenti scene di peste, accanto alla donna due putti sorreggono lo stemma della città. Più tardi, nel 1662, fu aggiunta la figura di Sant'Antonio da Padova si pensa sempre per mano del Liberi.

Altare di San Zeno. Altare dei secolo XVIII e XIX realizzato in muratura e marmi policromi, la forma attuale è del 1825, le colonne più esterne sono in muratura, le altre in breccia variegata beige e grigia. Nell'altare è presente un'urna delle reliquie con una cornice in marmo bianco e giallo della seconda metà del '700, vicino all'urna erano presenti due puttini che furono rubati. Il paliotto dell'altare è in marmi policromi del XVIII secolo. Delle tarsie di marmi verdi, rossi, bianchi e neri ripetono ingrandendolo il motivo centrale dello specchio del paliotto. La pala, opera di Antonio Balestra databile tra il 1700 e il 1720, rappresenta San Zeno in piviale giallo-marrone nell'atto di esorcizzare una donna indicata come la figlia di un certo Gallieno, regolo della Rezia. Sullo sfondo si notano alcune colonne e degli angioletti in volo che portano la palma e la corona del martirio.

Altare di San Francesco di Paola. La costruzione dell'altare è stata autorizzata dal General Consiglio nel 1736 per soddisfare le richieste dei fedeli di San Francesco di Paola. L'altare fu tuttavia realizzato tra il 1776 e il 1778 una volta che fu messo a disposizione il ricavato delle accuse del 1771 e del 1772, come ringraziamento per la cessazione della peste bovina. L'altare è in marmi policromi, le colonne sono in breccia bianca e viola. Il paliotto in marmi policromi del XVIII secolo presenta incorniciature di marmo giallo e bianco. Al centro del paliotto è presente un simbolo eucaristico in metallo, gli specchi sono di breccia verde e viola. La pala, opera di pittore veneto dei primi del '700, restaurata nel XVIII secolo, rappresenta al centro San Francesco di Paola, a destra Sant'Omobono e a sinistra San Francesco Saverio, in alto volteggiano alcuni puttini in un cielo ricco di nuvole.

Transetto:

Altare di San Bartolomeo. Fin dal 1652 Bartolomeo Ardese e la moglie Anna avevano lasciato come lascito testamentario una somma di denaro destinata alla costruzione di un altare dedicato a San Bartolomeo. L'esecutore testamentario, Don Pompilio Mapella, fu obbligato nel 1715 a rispettare le clausole del testamento. L'altare è dei primi anni del '700, realizzato con marmi policromi. Le colonne sono in breccia grigia e rossa. Il paliotto, in marmi policromi con cornici in marmo nero, parrebbe più antico dell'altare. La pala rappresenta il martirio di San Bartolomeo, è del 1741, opera di Antonio Lenetti o Elenetti.

Altare di San Teodoro. Già presente un altare ligneo nel 1585, il comune decise di istituire una cappellania. Il 22 ottobre 1622 l'altare, già dedicato a San Teodoro, fu intitolato al Santissimo Nome di Gesù, la pala di San Teodoro fu posta sull'altare di Santa Croce. Il 30 aprile 1752 si decise di erigere un altare dedicato a San Teodoro. Il lavoro fu affidato a Teodoro Benedetti di Mori al quale fu richiesto di realizzare un altare uguale a quello del Santissimo che si trova di fronte, dal lato opposto del transetto. L'altare fu terminato, dopo varie sollecitazioni, solo nel 1775. Nel 1723 il General Consiglio aveva acquistato una lampada d'argento dal valore di 200 ducati, in seguito tre vasi per gli oli santi con lo stemma di Lonato e nel 1787 i candelieri. La lampada fu confiscata dal Governo Provvisorio Bresciano. Le quattro colonne dell'altare sono in marmo verde, ai lati delle colonne sono presenti due statue rappresentanti la Fede e la Carità, forse opera di uno dei Calegari o in generale provenienti dalla scuola bresciana. Il paliotto è in marmi verdi, bianchi e rossi. Nell'alzata della mensa è presente un'iscrizione che copre il vetro di un reliquiario contenente i resti di San Faustino Martire estratto nel 1772 dal cimitero di Priscilla e le quali reliquie sono state riconosciute nel 1780, non si tratta del santo patrono di Brescia. La pala è stata commissionata per voto del General Consiglio contro la peste bubbonica del 1574, in precedenza si trovava sull'altare maggiore dove aveva sostituito il trittico di Bernardino Licinio. Il 10 febbraio 1586 si decise di rimuovere la pala di San Giovanni, che si trova ora nella chiesa di Castel Venzago, sostituendola con quella di San Teodoro, nel 1874 il Cenedella scrive che la pala si trovava sull'altare di Santa Croce. L'opera venne realizzata tra il 1584 e il 1586, alcuni attribuiscono la parte inferiore a Paolo Farinati mentre quella superiore al figlio Orazio, altri tuttavia escludono la mano di entrambi i Farinati. Ai lati della pala sono presenti due statue del XVIII forse di un Calegari o comunque di scuola bresciana. La statua a destra rappresenta la Carità, quella a sinistra la Fede. Ai piedi dell'altare si aprono, sinistra si apre un piccolo spazio dove è collocato il battistero, a destra è invece presente la porta che collega la chiesa alla canonica.

Altare del Crocifisso. L'altare, risalente al XVI secolo, è un complesso di marmi, nero verona, nero portoro, rosso francia e botticino. Fu realizzato dalla confraternita del Santissimo Sacramento, con una delibera del 1584. Fu tuttavia portato nel luogo attuale nel XVIII secolo. Il paliotto è del XVI secolo, le colonnine, alternate a specchiature in marmi policromi, sono in marmo nero variegato di marrone e grigio; la specchiatura centrale riporta un motivo a tarsia marmorea polilobata e sagomata. Il crocifisso ligneo, lavoro di bottega bresciana, è del XIX secolo e sostituì una pala preesistente, fu donato dal parroco Gaspare Gaspari. Ai piedi del crocifisso sono presenti due statue lignee raffiguranti la Madonna e san Giovanni apostolo, queste statue sono tuttavia più recenti e di minor pregio rispetto alla croce, furono donate da Silvio Ogheri, parroco dal 1892 al 1942. Nella parte superiore dell'altare, al centro, si può notare un ovato con dipinto del XVII secolo raffigurante una santa, forse Margherita da Cortona; il dipinto è opera di pittore bresciano o veneto.

Altare della Visitazione. Il comune deliberò la costruzione di un altare dedicato a santa Maria e a sant'Elisabetta nel 1602. L'altare conserva elementi del XVII e del XVIII secolo, e risalirebbe al 1648, rimaneggiato nel 1737 e nel 1753, come testimoniano le scritte dietro la pala, "Altare positum 1737, repositum 1753". Le colonne sono in marmo bianco, nero e rosso, in una specchiatura in marmo nero sopra la mensa si legge "Unde hoc mihi?". Il paliotto, intarsio di preziosi marmi policromi a fiori e uccelli su una cornice spezzata, è del XVII secolo. La pala è del 1748 ed è stata realizzata, come riporta un'iscrizione, dal veronese Pietro Perotti, allievo del Cignaroli, che negli stessi anni lavorò agli affreschi della chiesa del convento dell'Annunciata. L'opera rappresenta la Visitazione, al centro santa Elisabetta che si inchina a Maria, dietro san Giuseppe e san Zaccaria conversano tra di loro, in alto due puttini e a sinistra completano l'opera alcune coppie di puttini. Nella parte superiore dell'altare, al centro, è presente un ovato con un dipinto raffigurante san Giuseppe con in braccio Gesù da bambino, opera del XVIII secolo con molta probabilità realizzata da Gian Domenico Cignaroli, fratello di Giambettino.

Altare del Santissimo Sacramento. Nel 1584 il comune decise di erigere un altare del Santissimo Sacramento, corrispondente con quello del Crocifisso. Nel 1755 il comune donò alla Scuola del Santissimo, del denaro, ricavato dalle foglie dei boschi comunali, per costruire un altare. Gemello di quello dedicato a san Teodoro, che si trova di fronte e con il quale condivide l'artefice, ovvero Teodoro Benedetti, l'altare è composto da elementi di età diverse. I marmi sono settecenteschi, le quattro colonne e le specchiature sono in marmo verde. Ai lati delle colonne sono presenti due statue del XVIII secolo, opera di un Calegari o di scuola bresciana. Entrambe le statue sono alte circa 220 cm., quella a destra rappresenta il profeta Elia mentre quella a sinistra Melchisedec. Per il paliotto, settecentesco, sono stati utilizzati marmi verdi e bianchi intarsiati e scolpiti ad alto rilievo. Fino al 2017 era posizionata sull'altare la grande pala cinquecentesca dell'Assunta, opera di Pietro Marone poi collocata presso la chiesa di Sant'Antonio. Questa pala copriva il dipinto del 1880 di Angelo Recchia, raffigurante il Sacro Cuore. In alto al centro del dipinto si trova il Cristo, a sinistra Maria seduta su una nuvola, a destra, in una posizione leggermente inferiore, san Giuseppe, anch'esso seduto su una nuvola, nella parte inferiore sono invece raffigurati san Pietro a sinistra e santa Margherita Maria Alacoque; sullo sfondo uno scorcio di Lonato. L'altare ospita inoltre il tabernacolo, preziosa opera del XVI secolo di Valentino Bolesini (o Bonesini) e Pietro Beatoni; la forma è a tempietto e si imposta alla base su due larghe volute con testine di angeli, sopra la porticina si apre una nicchia fiancheggiata da due angeli-talamoni in onice che reggono la cupoletta, le volute e l'alto zoccolo sono del '700. Sopra il fastigio del tabernacolo c'era una piccola statua di Cristo Risorto rubata nel 1982, sostituita con una nuova statua, sopra il fastigio è stata quindi posta una croce. Ai piedi dell'altare sono presenti due angeli reggicandele in legno dorato di fine Settecento in precedenza posti sull'altare maggiore. Sempre ai lati dell'altare sono presenti due porte.

Altare di San Luigi Gonzaga. La costruzione fu voluta nel 1772 da Lelio Arrighi, presidente della "Compagnia dei devoti del santo", alla quale il comune donò il ricavato delle multe delle pubbliche accuse. L'altare, interamente composto da elementi settecenteschi, è in marmi policromi, in entrambi i lati sono presenti una parasta ed una colonna. Le colonne tortili in Rosso Francia ora presenti sull'altare di San Sebastiano, erano originariamente appartenenti all'altare di San Nicola da Tolentino, poi spostate su questo altare. Il paliotto, in marmi bianco e nero e breccia rossa, è del XVIII secolo ed è opera dei marmorini di Rezzato. La pala è dei primi anni del Settecento, forse opera del Balestra o del Cignaroli oppure della scuola di quest'ultimo, e rappresenta la Madonna che mostra il Bambino a san Luigi inginocchiato mentre tende verso l'alto le braccia. Al centro dell'altare, in alto, un ovato con un dipinto del XVIII secolo che raffigura forse san Girolamo o san Giobbe.

Altare di San Sebastiano. Nel 1718 il comune rinnovava il voto di far cantare messa il giorno di San Sebastiano, protettore del paese contro la peste dal 1457, deliberando anche la costruzione di un altare dedicato. L'altare è composto da elementi che vanno dal XVII al XIX secolo. Le due colonne tortili in Rosso Francia erano originariamente appartenenti all'altare di San Nicola da Tolentino, furono posizionate qui nel 1821. Il paliotto, esempio di tarsia marmorea bresciana, è secentesco. La pala è del 1582 ed è un'opera firmata di Paolo Farinati; rappresenta San Sebastiano a sinistra, San Giacomo il Maggiore al centro e San Fabiano papa a destra, sopra ognuno dei tre santi un angelo regge la palma del martirio, quello sopra San Sebastiano dà le spalle all'osservatore. Il dipinto fu fatto indorare dal comune nel 1585. Al Museo del Louvre è conservato il disegno preparatorio del dipinto. Nella parte superiore dell'altare, al centro, è presente un ovato che contiene un dipinto del XVIII secolo raffigurante un santo in abito domenicano, probabilmente San Vincenzo Ferreri oppure San Tommaso d'Aquino o San Domenico di Gùzman, sulla testa del quale è posata una fiammella; il santo regge con la sinistra un crocifisso di dimensioni ridotte, con la destra indica una piccola tromba.

Altare della Madonna del Rosario. Con una bolla del 7 settembre 1573 venne eretta la "Scuola del Rosario" che aveva come presidente l'arciprete, il quale ne affidò l'amministrazione alla "Scuola dei Disciplini" della chiesa del Corlo. Il 4 ottobre 1661 la "Scuola del Rosario" deliberò la costruzione di un altare per la Beata Vergine del Rosario. La prima cappella del Rosario era del 1573, tuttavia l'altare attuale è secentesco, lavoro del trentino Carlo Carra. L'altare è in marmi policromi, le colonne e le specchiature sono in breccia viola. Il paliotto è sempre opera del Carra ed è in marmo e ottone. Al centro è presente una nicchia contenente una statua di fine '700 alta 120 cm., senza il piedistallo, raffigurante la Madonna col Bambino, entrambe le figure indossano una corona metallica.

Altare di San Rocco. Sebbene lo storico secentesco Andrea Parolini faccia risalire l'erezione dell'altare al 1578, le forme attuali sembrerebbero settecentesche. Le quattro colonne sono in marmo rosso, il paliotto, forse opera dei Carra, è anch'esso settecentesco, la specchiatura è in marmo nero con cornice bianca. Al centro dell'altare, in una nicchia, è presente una statua lignea dipinta di San Rocco con il cagnolino alta circa 140 cm., opera secentesca di artigiano bresciano. Davanti al paliotto era presente una piccola statua settecentesca del santo, alta 45 cm., in marmo rubata nel 1982, sostituita con una copia.

Altri prospetti interni

Nel 1937 il pavimento del presbiterio venne sostituito da quello attuale, nel 1979 si sostituì anche la pavimentazione dell'aula con una a scacchiera in marmo rosso di Verona e botticino. Tuttavia in alcune parti della chiesa è ancora visibile il pavimento precedente.

Il pulpito, ligneo, si trovava tra l'altare di San Sebastiano e la statua di San Filippo, fu rimosso nella seconda metà del Novecento.

All'ingresso principale si trovano due grandi acquasantiere isolate in marmo giallo. Sono decorate ciascuna con tre delfini attorti che poggiano il muso sullo zoccolo del piedistallo. Su entrambe le acquasantiere furono posizionate due statuine ottocentesche in alabastro, a sinistra San Giovanni Battista, alta 65 cm., a destra San Zeno, alta 68 cm. Entrambe le statuine furono rubate nel 1982 e successivamente sostituite con due copie.

Nel 1656 il Comune ordinò un nuovo fonte battesimale, ritenuto dall'arciprete Ranero Zampetti (1645-1672) inadeguato quello allora presente. La vasca oggi si trova in un piccolo spazio ricavato nella parete laterale destra del transetto di destra. È un lavoro di fine '700 o inizio '800, realizzato con marmo rosso di Verona, legno e radica. La vasca poggia su un solido piede ed è coperta invece da un coperchio in radica a forma di cupola a spicchi con tamburo poligonale. Sulla sommità del coperchio è presente una piccola statuina raffigurante il Battista. Questo fonte non viene più utilizzato, è stato sostituito nella sua funzione dal nuovo fonte battesimale marmoreo posizionato sui gradini del presbiterio intorno al 2010.

La sagrestia

La sagrestia fu progettata dal Soratini dopo l'abbattimento della precedente. È posizionata a sud, a destra del presbiterio ed è dotata di due accessi: uno dal presbiterio, l'altro dal corridoio dell'ingresso laterale sud destro della chiesa. L'ambiente è riccamente decorato e conserva diverse opere, la maggior parte dedicate al titolare la chiesa. Nello scomparto centrale è presente un affresco raffigurante l'Annunciazione a san Zaccaria della seconda metà del Settecento di autore ignoto, forse bresciano o veronese. Sono poi presenti quattro dipinti settecenteschi olio su tela, di Giovanni Battista Barca, che in origine erano ante del vecchio organo, portate in sagrestia nel 1748 quando questi fu smantellato. I quattro dipinti riportano un ciclo della vita del Battista, le scene rappresentate sono la Natività del Battista, il Battesimo di Cristo, San Giovanni decollato e Salomè attorniati da soldati e Convito in casa di Erode. Nella sagrestia trova posto anche il trittico della Resurrezione di Bernardino Licinio. L'opera, eseguita nel 1528 era posizionata in origine sull'altare maggiore della seconda parrocchiale, fu poi sostituito dalla pala di San Teodoro, poi posizionata sull'altare omonimo. La pala centrale del trittico rappresenta Cristo mentre si eleva in cielo, ai suoi piedi il sepolcro e tre soldati a guardia, due osservano il Cristo, un altro dorme, sullo sfondo è presente un paesaggio idilliaco; nella pala a sinistra la Vergine in veste rossa, fazzoletto bianco e manto blu foderato di marrone, in quella a destra il Battista indica l'evento con l'indice della mano destra. L'opera non è ritenuta superiore alle altre del Licinio, venendo spesso considerata di basso valore artistico, tuttavia deve la sua importanza al fatto che si tratta della prima pala d'altare che l'artista ha realizzato. Sempre nella sagrestia sono inoltre presenti quattro piccole tele settecentesche realizzate da Gian Domenico Cignaroli o dalla sua scuola, raffiguranti, un santo in cotta bianca e zucchetta d'ermellino con un crocifisso in mano, forse San Biagio o San Giovanni Nepomuceno, San Carlo in atto di comunicare un appestato, un santo vescovo inginocchiato e un santo mentre benedice un bambino tenuto in braccio da una donna inginocchiata. Sempre nella sagrestia trova posto in una nicchia una statua lignea del XVIII secolo raffigurante San Zeno proveniente dalla pieve omonima, in altre due nicchie la Madonna col Bambino e San Giuseppe anch'esso col Bambino. Fu per un certo periodo presente in sagrestia anche una quattrocentesca statua in pioppo di sant'Antonio Abate che poi sull'altare maggiore della chiesa dedicata al santo. Ci sono poi otto ritratti degli arcipreti che ricoprirono tale carica a Lonato dal 1817 al 2004. In sagrestia è presente anche un disegno del 1813 della macchina del Triduo. Sono infine presenti alcuni mobili in noce dell'Ottocento.

L'organo e il coro

L'organo è posto sulla cantoria del presbiterio sul lato destro, in Cornu Epistolae, opposto al lato dedicato alle letture, e ha una storia che nasce nel 1778-79 dai fratelli Giacomo e Giuseppe Benedetti per essere poi ricostruito in misura maggiore da Giovanni Tonoli nel 1863, che pur usando il medesimo materiale fonico dei fratelli Benedetti lo ampliò. Furono poi Diego Porro e Giovanni Maccarielli nel 1894 a ricostruirlo utilizzando quanto già fatto in precedenza.

Il coro fu realizzato tra il 1727 e il 1748, è posizionato dietro l'altare maggiore e segue la forma dell'abside al quale è appoggiato. È in legno di noce e comprende una prima fila di inginocchiatoi e di dossali, una seconda fila di inginocchiatoi e di dossali e una sedia e inginocchiatoio centrale. Sopra tutto il corso dei dossali più esterni è presente un fregio di legno intagliato. Le specchiature e le cimasa dei dossali furono realizzate nel 1748 dopo l'erezione del coro e sono di autore ignoto, il resto dell'opera è del 1727 ed è opera di Girolamo Foresti, intagliatore bresciano. Nel 1804 il leggio fu sostituito da uno in pietra proveniente dalla chiesa dell'Annunciata, portato nel duomo nel 1797.

I Sacri Tridui in ricordo dei defunti

Ogni anno vengono dedicati tre giorni alla preghiera per i defunti, dal lontano 1828, quando la macchina dei tridui fu inaugurata. Montata al centro dell’altare nella Basilica della Natività di San Giovanni Battista, la scenografica macchina dei Sacri Tridui è frutto del progetto di Leonardo Manzati: un tripudio di angeli, raggiere di luci, candele, candelabri e fregi dorati che per tre giorni accompagnano le preghiere dei parrocchiani in suffragio dei defunti. La macchina avvolge e sovrasta l'intero altare maggiore, dove una luminosa raggiera accoglie il Santissimo Sacramento.

Reliquie

La parrocchia lonatese possiede un elevato numero di reliquie, nella basilica ne sono presenti molte riposte nei reliquiari presenti in alcuni altari. Spesso vengono inoltre esposti alcuni busti reliquiari sull'altare maggiore.

La reliquia più preziosa è un frammento della Santa Croce donata nel 1711 da Luca Cherubini padre di Felice Cherubini, ministro presso il convento di Sant'Antonio di Verona. La reliquia venne posta nell'altare del Crocifisso, per questa occasione fu istituita una festa dedicata all'Invenzione della Croce. Oggi la reliquia risulterebbe rubata o dispersa.

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Dove si trova

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