Storia e descrizione
La chiesa di Santo Stefano è un edificio religioso sconsacrato sito a Monselice, comune in provincia di Padova posto all'apice meridionale nel parco regionale dei Colli Euganei, una della più antiche architetture della cittadina veneta.
La chiesa, dedicata a Santo Stefano protomartire, venne edificata tra il XIII e il XIV secolo per iniziativa della comunità domenicana come parte del convento, del quale sono sopravvissute alcune parti, in stile romanico, struttura che pur subendo più volte rimaneggiamenti ed ampliamenti nel corso dei secoli, conserva l'originale impostazione architettonica della parte centrale, l'unica della struttura originale. Dopo la soppressione del convento del XVIII secolo, il complesso venne ceduto a privati, tuttavia la chiesa continuò a essere officiata fino a un editto del 1810, in pieno Regno d'Italia napoleonico, che ne decretò la chiusura al culto, con varie destinazioni d'uso e il successivo declino, prima da parte del Regio Esercito, che la utilizzò come caserma prima di essere acquisita dal Comune di Monselice, che la adibì a magazzino, ricovero attrezzi e infine come autorimessa.
Un parziale recupero e apertura al pubblico della navata centrale, venne operata, a oltre 200 anni dalla sua chiusura, dall'amministrazione comunale, proprietaria del bene, nell'ottobre 2017, con l'intenzione negli anni seguenti di recuperare l'intera struttura adibendola ad auditorium.
Storia
La chiesa di Santo Stefano fu edificata dai frati domenicani su una preesistente edicola votiva donata dalla famiglia Capodivacca, signori locali che possedevano un palazzo nelle immediate vicinanze. L’edificio venne dedicato al protomartire Santo Stefano e la sua costruzione può essere collocata con buona probabilità tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo.
Secondo quanto riportato da J. Ph. Salomonico, l’imperatore Federico II avrebbe utilizzato la chiesa, allora dedicata a Sant’Eleazaro (o Lazzaro), come luogo destinato a ospedale per le proprie milizie. Lo stesso autore riferisce inoltre che ancora nel XVIII secolo risultava visibile l’altare originario collocato lungo la parete della chiesa rivolta verso il monte.
Dal punto di vista architettonico, l’edificio conserva nel nucleo originario elementi riconducibili al linguaggio romanico-gotico, in particolare nella facciata a capanna, la cui configurazione presenta analogie con quella del Duomo Vecchio e della chiesa di San Francesco a Padova. L’impianto planimetrico originario era probabilmente costituito da una navata unica terminante in tre cappelle absidali, secondo uno schema tipico dell’architettura religiosa mendicante tra il XIII e il XIV secolo.
Nel 1621 l’edificio fu oggetto di significativo intervento di ampliamento ce comportò l’aggiunta delle navate laterali e di ulteriori strutture annesse. Tali interventi furono resi necessari per accogliere i frati domenicani rientrati dalle attività missionarie e di predicazione svolte nei territori asiatici. Presso il complesso di Santo Stefano risiedeva stabilmente una piccola comunità composta da cinque religiosi domenicani, incaricati della gestione della chiesa e del convento, con una rendita annua stimata in circa duecento ducati.
alla fine del XV secolo venne realizzato il campanile, collocato nel punto di intersezione tra il volume della chiesa e quello dell’annesso convento. Le caratteristiche morfologiche e distributive di tale struttura sono documentate nel rilievo eseguito nel 1770 dal perito pubblico Francesco Bacin, che produsse una dettagliata rappresentazione planimetrica e altimetrica dell’intero complesso.
Nel corso del XVIII secolo il convento annesso venne soppresso. Secondo Semenzato, la fabbrica aveva già subito importanti interventi di restauro nel 1621 e dell’edificio originario risultavano allora conservati principalmente la zona absidale - caratterizzata da una volta a crociera di matrice gotica - e la porzione centrale della facciata, decorata con il tipico coronamento di archetti pensili. Tale configurazione è testimoniata anche nello Schizo panoramico di Monselice nel catastico dei beni del Convento di San Francesco del 1741, pubblicato successivamente da Mazzarolli.
Dal punto di vista costruttivo, la porzione centrale della facciata poggia su un basamento realizzato in pietra carrarese, impostato secondo la tradizionale alternanza di blocchi lapidei e laterizi. Le due estremità laterali, poste oltre le lesene, sembrano invece essere state ricostruite in epoca successiva - probabilmente nel XIX secolo - mediante una base che riproduce artificialmente l’impianto originario.
Lo studioso Cittadella riferisce inoltre che il complesso era dotato di organo, di due campane e di un chiostro conventuale. Il campanile attualmente conservato è generalmente datato al 1580.
in epoca contemporanea la chiesa è stata oggetto di studi preliminari finalizzati all’individuazione i una nuova destinazione funzionale dell’edificio, nonché alla definizione di un intervento di restauro conservativo e di valorizzazione del complesso storico-architettonico.
Il rilievo realizzato da Francesco Bacin nel 1770 riveste particolare importanza documentaria: oltre alla rappresentazione prospettica dell’edificio, esso comprende infatti le piante dei diversi livelli del complesso, accuratamente misurate e restituite in scala. La data del disegno coincide con quella indicata per la soppressione del convento, evento che F. Sartori (1884) colloca nel 1770, diversamente da quanto riportato da Mazzarolli che propone invece la data del 1772.
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La chiesa originaria comprendeva esclusivamente la porzione centrale dell’attuale facciata ed era dunque costituita da un edificio ad aula unica coperto da capriate lignee, analogamente a quanto osservabile nel Duomo Vecchio. Oltre allo schema planimetrico, anche il trattamento delle superfici murarie - articolato mediante lesene verticali collegate superiormente da archetti pensili - rimanda a modelli architettonici diffusi a Monselice tra i XIII e il XIV secolo, come attestato nella costruzione della chiesa di Santa Giustina e nella scomparsa chiesa di San Francesco (Bresciani Alvarez, 1993).
Nel 1621 furono realizzate le due navate laterali, dotate di copertura a volta, mentre la costruzione del campanile viene generalmente collocata nel 1580, come indicato da Callegari (1930) e successivamente confermato da Mazzarolli.
Descrizione
Argomento "L’attuale configurazione architettonica della chiesa di Santo Stefano presenta una facciata scandita da una partitura verticale di lesene, con rosone centrale e coronamento costituito da una teoria di archetti pensili acuti in laterizio, impostati su peducci decorati con motivi differenziati e accompagnati dal caratteristico fregio a tortiglione. Il portale centrale, realizzato in trachite, risulta oggi gravemente danneggiato: l’architrave appare interrotto e l’apertura è stata alterata nella porzione inferiore. Ai lati del corpo principale si sviluppano le navate aggiunte in epoca successiva, dotate di accessi autonomi; tali ampliamenti si uniformano tra loro nella cornice sommitale decorata a dentelli.
L’analisi dell’evoluzione storica del complesso consente di ipotizzare con ragionevole probabilità che l’impianto domenicano originario, risalente al XIV-XV secolo, fosse caratterizzato da una chiesa ad aula unica conclusa da tre cappelle absidali. Gli interventi di ampliamento realizzati nei secoli successivi alterarono in modo significativo la configurazione primitiva dell’edificio, modificando l’assetto spaziale originariamente concepito. In assenza di indagini archeologiche e tecniche approfondite risulta tuttavia estremamente difficile formulare ipotesi attendibili circa l’eventuale presenza di strutture precedenti all’insediamento domenicano e alla conseguente riorganizzazione dell’edificio secondo i modelli architettonici dell’ordine.
È plausibile ritenere che i frati domenicani abbiano operato su una preesistente facciata centrale, sulla quale intervennero introducendo una scansione a lesene e un cornicione ad archetti pensili. Tale ipotesi appare ulteriormente avvalorata da alcune irregolarità geometriche riscontrabili nella facciata stessa, tra cui il disassamento visibile dopo il quinto archetto a partire da sinistra e l’inadeguato ammorsamento di alcune lesene. Il confronto con le architetture religiose realizzate a Padova e nel territorio circostante tra XIII e XIV secolo evidenzia come numerosi edifici sacri trecenteschi presentino caratteristiche analoghe: pianta a navata unica terminante in tre absidi, copertura lignea tradizionale, strutture murarie in laterizio a vista e apparato decorativo estremamente sobrio. In tali edifici le superfici esterne risultano animate da semplici lesene, mentre gli elementi ornamentali sono ridotti a rosoni di forma essenziale e a cornicioni ad archetti pensili, come riscontrabile nelle chiese degli Eremitani e di Santa Maria dei Servi a Padova.
Nel contesto padovano l’architettura gotica si diffuse soprattutto in seguito all’insediamento di alcuni ordini mendicanti, i quali promossero la costruzione di importanti complessi religiosi. Tali comunità si distinsero per il loro ruolo innovativo rispetto al contesto locale, grazie a un’elevata competenza tecnica e alla funzione di trasmissione culturale svolta all’interno delle reti internazionali dell’ordine. I membri di questi ordini, spesso essi stessi architetti o tecnici specializzati, non operavano esclusivamente nei cantieri conventuali ma contribuivano più ampiamente allo sviluppo dell’architettura urbana. Le scelte tipologiche e costruttive adottate, influenzate sia dalle esigenze funzionali sia dalle tradizioni culturali proprie delle comunità religiose, determinarono una progressiva diffusione di modelli architettonici relativamente uniformi, caratterizzati da soluzioni tecnologiche lineari e da sistemi compositivi estremamente razionali.
Nel corso del XIV secolo gli archetti pensili assunsero forme più accentuate e decorative, risultando spesso acuti e talvolta arricchiti da decorazioni pittoriche o integrati con ulteriori elementi ornamentali che contribuivano alla formazione di cornicioni più articolati. Tali considerazioni sembrano confermare le ipotesi formulate per la chiesa di Santo Stefano, dove i domenicani potrebbero aver provveduto non solo alla rielaborazione della facciata ma anche al ripristino del nucleo originario dell’edificio. Rimane tuttavia incerta l’altezza primitiva della navata, informazione che potrebbe essere chiarita attraverso un’analisi più approfondita delle tracce murarie conservate sulla parete interna della facciata.
L’esistenza del transetto e delle due cappelle absidali laterali nella configurazione attuale già nel XV secolo non è documentata con certezza; tuttavia diversi elementi architettonici ne suggeriscono la possibile presenza. Tra questi si segnalano il cornicione del transetto, i capitelli interni delle absidi laterali — analoghi a quelli dell’abside rettangolare — e le volte a crociera con costolature in laterizio, caratterizzate da un medaglione centrale identico in tutte e tre le campate absidali. La presenza delle tre cappelle absidali è comunque attestata nella visita pastorale del 1493 conservata presso l’Archivio della Curia Vescovile di Padova. In assenza delle due navate laterali, che non risultavano ancora realizzate, risulterebbe infatti difficilmente spiegabile la presenza di un transetto di ampiezza così rilevante se non in relazione a un sistema absidale tripartito.
Un elemento apparentemente contraddittorio rispetto a questa ipotesi riguarda la diversa configurazione delle absidi laterali: quella sinistra presenta caratteristiche simili all’abside poligonale principale, mentre quella destra appare differente. Tale divergenza potrebbe tuttavia essere spiegata dalla diversa relazione volumetrica con gli spazi pubblici circostanti e con i percorsi urbani. È probabile che la navata laterale destra, già documentata nella visita pastorale del 1493, fosse stata aggiunta con copertura a falda inclinata e che in tale fase l’innalzamento del corpo centrale fosse già stato realizzato. La nuova navata si inseriva tra la struttura originaria della chiesa e il volume del convento prospiciente la strada. Le finestre presenti lungo tale navata sembrano essere contemporanee alla sua costruzione, poiché non si riscontrano discontinuità murarie nelle relative porzioni di parete e l’articolazione delle aperture appare coerente con la distribuzione interna degli spazi.
La presenza della navata destra presuppone inoltre l’esistenza del transetto al quale essa si addossa e suggerisce indirettamente la permanenza delle tre cappelle absidali. Una lapide collocata sul lato nord del campanile reca l’iscrizione con la data 1580, indicando un intervento di ricostruzione o rinnovamento della torre campanaria, probabilmente realizzato su una struttura preesistente. L’analisi stratigrafica della muratura nel punto di connessione con la cappella adiacente non fornisce tuttavia elementi significativi per una ricostruzione più precisa delle fasi costruttive.
La navata centrale non raggiunse mai l’altezza del transetto nella configurazione originaria, come dimostra il cornicione della facciata che prosegue lateralmente indicando la presenza di una copertura a capanna. L’innalzamento della navata centrale è certamente anteriore al 1621, anno in cui venne aggiunta la seconda navata laterale; durante tale intervento furono infatti interrotte le lesene a tutta altezza presenti sul fianco dell’edificio, che risultano pertanto successive alla sopraelevazione. Tale intervento appare tuttavia contemporaneo o leggermente posteriore alla costruzione della navata destra, come suggerisce la presenza delle lesene sul prospetto esterno e la loro assenza sul lato interno corrispondente.
Nel 1621 sono documentati importanti lavori di restauro che interessarono l’intero volume della chiesa e la facciata principale, come riportato da J. Ph. Salomonio nelle Agri Patavini inscriptiones. In questa occasione venne aggiunta la seconda navata laterale, inizialmente della stessa larghezza di quella destra, e probabilmente nello stesso periodo — o poco dopo — il portale principale fu sostituito con uno di gusto barocco. Nella mappa Bacin del 1770 sono inoltre indicate le aggregazioni delle quarte campate laterali, una per ciascuna navata, interventi che potrebbero anch’essi essere ricondotti al cantiere del 1621. Alla stessa data risultavano presenti tre ingressi sulla facciata, anche se non è nota la forma originaria dei due portali minori. Le navate laterali dovevano probabilmente svolgere la funzione di cappelle, con altari collocati nelle fasce più esterne.
Nel corso del XIX secolo la navata di sinistra fu ulteriormente ampliata, probabilmente in relazione a una rifunzionalizzazione dell’edificio. È plausibile che in questa fase le arcate interne tra le navate siano state tamponate. In seguito alla soppressione ecclesiastica del 1810 e alla conseguente demaniazione dell’edificio, gli spazi interni subirono una forte frammentazione e furono adattati a nuove destinazioni d’uso, tra cui stalla e palestra, con l’inserimento di strutture funzionali quali mangiatoie e attrezzature sportive. Contestualmente all’ampliamento della navata sinistra vennero realizzati nuovi ingressi laterali e finestre a mezzaluna. Entro il 1895 erano già state aperte in facciata una feritoia di ventilazione e un’apertura rettangolare allungata, mentre il piano pavimentale risultava abbassato rispetto alla quota originaria.
A partire dal 1956 la quarta campata della navata sinistra scomparve e il convento cessò di addossarsi direttamente alla facciata della chiesa. La porzione conventuale lungo il fianco dell’edificio si presenta oggi in stato di rudere. Anche i due volumi addossati al lato sinistro del transetto, documentati nelle mappe catastali, risultano attualmente fortemente degradati e quello collocato all’angolo è quasi completamente scomparso.
Nel prospetto principale risultano oggi tamponate sia l’apertura rettangolare allungata sia la bucatura collocata nella specchiatura a sinistra del portale; quest’ultima è successiva all’abbassamento del piano pavimentale e potrebbe appartenere a una fase ancora più tarda. Gli ingressi centrale e sinistro risultano inoltre ampliati mediante un intervento realizzato intorno alla metà del XX secolo, quando si rese necessario consentire l’accesso di mezzi pesanti all’interno dell’edificio." non riconosciuto. Per vedere le categorie esistenti fai clic su "►":
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