Storia e descrizione
Il Museo delle Arti e Mestieri di una volta, intitolato a Fiorenzo Barili, è un museo etnografico di Pizzighettone, in provincia di Cremona. Allestito dal Gruppo Volontari Mura in quattro casematte della cerchia muraria e inaugurato nel 1997, documenta attraverso oltre tremila oggetti e attrezzi di lavoro la vita quotidiana e i mestieri artigianali del borgo nel Novecento.
Storia
Il museo nacque dall'iniziativa del Gruppo Volontari Mura, l'associazione costituita nel 1993 per il recupero della cerchia muraria, cui dal 1997 il comune di Pizzighettone ha affidato l'uso museale di quattro casematte di piazza d'Armi, accanto alla sala Bernocchi, sede dell'ufficio turistico. Gli oggetti esposti furono donati nel corso degli anni dagli abitanti, perché non andasse perduta la memoria del lavoro e delle tradizioni locali.
Il museo fu inaugurato il 16 marzo 1997 e intitolato a Fiorenzo Barili, ex sindaco di Pizzighettone morto tre mesi prima dell'apertura. Durante l'allestimento, nello stesso anno, i volontari individuarono e riaprirono in una delle casematte un antico piano di cottura formato da tre cavità, due destinate ai pentoloni e una per accendere il fuoco al di sotto; in mancanza di documenti sul suo uso, si ritiene che servisse alla cottura dell'avena o alla produzione del formaggio.
Percorso espositivo
L'esposizione occupa circa 1200 m² in quattro sale, una per casamatta, corrispondenti ad altrettante aree tematiche, a loro volta suddivise in trenta sezioni dedicate a singole attività. Ogni oggetto è contrassegnato da un codice alfanumerico e descritto da una scheda che ne riporta il nome, talvolta in dialetto locale, l'uso, la provenienza, il periodo di produzione e di impiego, il materiale e il donatore. Oltre agli oggetti, il museo conserva materiali fotografici e cartografici.
L'uomo e il fiume
La prima sala è dedicata al rapporto tra il borgo e i suoi due corsi d'acqua, l'Adda e il Serio Morto, e alle attività legate al fiume: la pesca, la navigazione, la raccolta della legna, l'estrazione della ghiaia da parte dei geraioli e la ricerca delle pagliuzze d'oro nei depositi alluvionali; una sezione è riservata agli animali impagliati. Tra i reperti figurano una piroga monossile recuperata nell'Adda nel 1961, l'ancora di un grande battello, una barca del tipo usato dai cavatori di ciottoli e dai raccoglitori di legna e un grosso argano di ferro proveniente dal Genio militare di Pizzighettone.
L'uomo e la campagna
La seconda sala illustra il lavoro agricolo, con gli attrezzi per la coltivazione dei cereali e la fienagione, e i mestieri legati alla campagna: la lavorazione delle fibre tessili e la fabbricazione delle corde, il lavoro del falegname, del carradore e del boscaiolo, quello del norcino e del veterinario di campagna; l'ultima sezione è dedicata alla fabbrica tessile e alla produzione della seta artificiale. Sono esposti, tra l'altro, alcuni modelli di aratro e un tornio a pedale usato anche nella scuola di avviamento professionale del paese.
L'uomo e la trasformazione delle materie
La terza sala raccoglie gli attrezzi dei mestieri artigianali e delle prime lavorazioni industriali: il fabbro, il caseificio, il mulino, la preparazione degli alimenti, la vinificazione, la lavorazione del legno, la liuteria, l'officina elettrica, idraulica e pneumatica e l'officina meccanica. Nel piano di cottura scoperto nel 1997 è stata ricostruita la produzione del grana, con un grande paiolo di rame proveniente dalla latteria locale, in cui si lavoravano circa 1200 l di latte per ottenere due forme di circa 32 kg ciascuna. Tra gli altri oggetti figurano una delle prime macchine pigiatrici-sgranatrici per l'uva ideate alla fine dell'Ottocento da Giovanni Beccaro, un'officina meccanica dei primi del Novecento con quattro macchine utensili mosse da cinghie collegate a un unico albero motore, un'antica macina in pietra ritrovata sul fondo dell'Adda e il plastico di un mulino ad acqua.
L'uomo e la vita quotidiana
L'ultima sala è dedicata alla casa e alla vita domestica, con sezioni sul calzolaio, il sellaio, il materassaio e il sarto, sull'igiene personale, sui giochi, sugli oggetti della devozione popolare e sullo sport a Pizzighettone. Vi sono esposti, tra l'altro, gli attrezzi usati per riscaldare il letto: lo scaldìn, un recipiente di ferro in cui si mettevano le braci del camino, e il frà, il telaio di legno che lo teneva sollevato dalle lenzuola e che deve il nome alla forma panciuta di un frate.
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