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Chiesa Madre

Ragusa (RG) · Sicilia
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In breve

La chiesa di San Guglielmo, conosciuta anche come chiesa madre e originariamente intitolata a Sant'Ignazio di Loyola, è una delle chiese di Scicli, comune italiano nel libero consorzio comunale di Ragusa e nella diocesi di Noto. Già chiesa del collegio della Compagnia di Gesù, dal 7 ottobre 1874 svolge la funzione di chiesa madre della città, precedentemente esercitata dalla chiesa di San Matteo. È sede della parrocchia di San Guglielmo, intitolata a san Guglielmo Buccheri, eremita.

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Storia e descrizione

La chiesa di San Guglielmo, conosciuta anche come chiesa madre e originariamente intitolata a Sant'Ignazio di Loyola, è una delle chiese di Scicli, comune italiano nel libero consorzio comunale di Ragusa e nella diocesi di Noto. Già chiesa del collegio della Compagnia di Gesù, dal 7 ottobre 1874 svolge la funzione di chiesa madre della città, precedentemente esercitata dalla chiesa di San Matteo. È sede della parrocchia di San Guglielmo, intitolata a san Guglielmo Buccheri, eremita.

L'edificio si affaccia sul centro storico cittadino, uno degli otto centri compresi nel sito seriale patrimonio dell'umanità dell'UNESCO denominato «Città tardo barocche del Val di Noto», iscritto nella lista il 25 giugno 2002.

Storia

Le origini della chiesa risalgono alla fondazione del collegio dei Gesuiti, istituito nella prima metà del XVII secolo grazie all'iniziativa e ai lasciti della famiglia Micciché. Il progetto ebbe origine dalla volontà di Vincenzo Micciché, il quale, nel 1623, aveva disposto che parte del patrimonio familiare fosse destinata alla fondazione di un istituto religioso ed educativo affidato alla Compagnia di Gesù. Il padre Giuseppe ne diede attuazione con il testamento dell'11 settembre 1630, formalizzando la fondazione del collegio, documentata nel 1631. L'istituzione doveva comprendere scuole di grammatica, logica, filosofia e teologia, aperte anche a studenti esterni alla comunità religiosa. Alla sua realizzazione contribuì successivamente Girolamo Ribera, che nel 1648 destinò al collegio un consistente lascito testamentario.

La chiesa, originariamente dedicata a sant'Ignazio di Loyola, sorse accanto al collegio, con il quale costituiva un unico complesso religioso e scolastico. Entrambi gli edifici erano ancora interessati da lavori di costruzione quando furono gravemente danneggiati dal terremoto dell'11 gennaio 1693. La ricostruzione ebbe inizio già negli ultimi anni del Seicento e proseguì durante la prima metà del XVIII secolo. Nel 1712 si verificò il crollo della facciata della chiesa, cui seguì la ripresa dei lavori. Sul prospetto attuale compare la data del 1751, generalmente interpretata come probabile riferimento al completamento delle opere esterne, senza che ciò documenti necessariamente la conclusione dell'intero cantiere.

Nel 1767, in seguito all'espulsione dei Gesuiti dai domini borbonici, il complesso cessò di essere amministrato dalla Compagnia e i beni dell'ordine furono sottoposti a confisca. L'attività educativa del collegio proseguì tuttavia sotto altre forme: nel 1779 vi furono istituite nuove cattedre di insegnamento e nel 1828 fu avviata una scuola basata sul metodo lancasteriano. L'istituzione scolastica continuò a operare fino alla metà del XIX secolo, estinguendosi definitivamente intorno al 1860.

Il 7 ottobre 1874 la chiesa di Sant'Ignazio assunse la funzione di chiesa madre di Scicli, precedentemente esercitata dalla chiesa di San Matteo, situata sull'omonimo colle. Il trasferimento della matrice accompagnò il progressivo sviluppo dell'abitato nelle aree più basse della città e la conseguente perdita di centralità dell'antico nucleo urbano collinare.

Nel 1961 l'antico collegio gesuitico adiacente alla chiesa fu demolito e sostituito dall'attuale edificio della scuola secondaria «Miccichè-Lipparini», alterando l'assetto storico di piazza Italia. Nel 1980 fu indetto un concorso per la riqualificazione del complesso scolastico e della piazza, al quale furono presentate 80 proposte; il progetto vincitore, proclamato nel 1982, non fu tuttavia realizzato. Nel 2026 è stato approvato un nuovo progetto esecutivo per l'adeguamento sismico e architettonico dell'edificio, comprendente la riqualificazione del prospetto affacciato sulla piazza. L'intervento, finanziato per circa 9 milioni di euro nell'ambito del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027, è stato posto a gara nel settembre 2026.

Nel 1986, mediante decreto vescovile, alla chiesa madre fu attribuita l'intitolazione a san Guglielmo Buccheri, eremita, le cui reliquie erano state trasferite dall'antica matrice di San Matteo. La chiesa conserva il legame storico con la precedente dedicazione a sant'Ignazio di Loyola, mentre la parrocchia è oggi denominata «San Guglielmo – Chiesa Madre».

Esterno

La chiesa si affaccia su piazza Italia, della quale costituisce uno dei principali elementi monumentali. Il prospetto, espressione del barocco siciliano del XVIII secolo, è organizzato su due ordini sovrapposti, separati da una trabeazione e scanditi verticalmente da lesene e contro-lesene. La composizione è arricchita da statue a tutto tondo collocate su piedistalli, bassorilievi, mascheroni, testine di putti, festoni e motivi vegetali. La facciata conserva la data del 1751, generalmente riferita alla conclusione dei lavori esterni.

Il primo ordine è articolato da lesene con capitelli corinzi e presenta tre ingressi. Il portale centrale, di dimensioni maggiori rispetto a quelli laterali, è inquadrato da un'elaborata struttura architettonica con timpano curvilineo spezzato, al cui centro è collocato lo stemma della Compagnia di Gesù, racchiuso in un cartiglio sostenuto da figure angeliche. I portali minori sono sormontati dalle statue di san Luigi Gonzaga, a sinistra, e di sant'Antonio di Padova con Gesù Bambino, a destra.

Il secondo ordine, caratterizzato da coppie di lesene con capitelli ionici, presenta al centro un'apertura comprendente una vetrata nella parte inferiore e uno degli orologi civici della città in quella superiore. Ai lati sono collocate le statue di sant'Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, e di san Francesco Saverio, missionario gesuita. Il prospetto è affiancato da due torrette campanarie cuspidate, leggermente arretrate rispetto al piano della facciata, e culmina in un timpano mistilineo dall'andamento curvilineo.

Interno

L'interno presenta un impianto basilicale a tre navate, riconducibile alla tradizione architettonica delle chiese gesuitiche. L'ampia navata centrale è separata da quelle laterali mediante robusti pilastri ai quali sono addossate semicolonne. Le navate minori sono articolate in tre cappelle per lato, mentre lo spazio centrale conduce al presbiterio e al coro absidato.

L'apparato decorativo comprende stucchi dorati, cornici modanate, affreschi e altri dipinti, distribuiti lungo le pareti e le coperture. La decorazione interna presenta anche interventi successivi alla ricostruzione settecentesca, fra i quali le opere pittoriche novecentesche di Bartolomeo Militello sulla volta della navata centrale.

Il presbiterio ospita l'altare maggiore in marmi policromi intarsiati, proveniente dalla demolita chiesa di Santa Maria la Piazza, che sostituì l'originario altare ligneo. La presenza di arredi e opere trasferiti da altri edifici religiosi cittadini, soprattutto dalla precedente chiesa madre di San Matteo, ha determinato la compresenza di manufatti appartenenti a epoche e contesti artistici differenti.

Tra gli arredi si distingue un pulpito in legno di noce scolpito, collocato nella navata centrale. La chiesa conserva inoltre un organo a canne settecentesco, posto in posizione elevata sul lato destro, in prossimità del presbiterio. Lo strumento è racchiuso in una cassa lignea bianca e presenta una facciata composta da 37 canne, distribuite in tre campate. La consolle comprende una tastiera di 49 tasti, una pedaliera di 12 tasti e cinque registri azionati mediante pomelli a tirante.

Cappella della Madonna delle Milizie

Una delle cappelle laterali è dedicata alla Madonna delle Milizie, venerata come compatrona di Scicli. Vi è conservato un simulacro equestre in legno e cartapesta, di autore sconosciuto, raffigurante la Vergine Maria nelle insolite sembianze di una guerriera. La Madonna è rappresentata con un manto azzurro, una spada sguainata nella mano destra e una corona sul capo, mentre cavalca un destriero bianco impennato sulle zampe posteriori. Sotto gli zoccoli del cavallo si trovano due figure di saraceni sconfitti, una delle quali raffigurata con la testa sanguinante.

L'iconografia richiama la tradizione religiosa locale, attestata nelle narrazioni cittadine a partire dal XVI secolo, secondo la quale il 5 o il 31 marzo 1091 la Vergine sarebbe intervenuta miracolosamente in favore dei cristiani durante uno scontro tra le forze normanne e i musulmani presso la costa di Donnalucata. L'episodio ha assunto un ruolo centrale nell'identità religiosa e nelle celebrazioni popolari della città.

Alla medesima devozione è legata una tela di Francesco Pascucci, datata 1780, raffigurante la Madonna delle Milizie durante il leggendario combattimento. Il dipinto, proveniente dall'Eremo delle Milizie, presso Donnalucata, fu trasferito nella chiesa madre nel XX secolo. La composizione rappresenta la Vergine a cavallo nel momento del suo intervento contro i saraceni, con i combattenti e gli sconfitti disposti intorno alla figura centrale. Accanto al simulacro si conserva anche un'altra rappresentazione pittorica del medesimo episodio.

Cappella di San Guglielmo

Un'altra cappella custodisce le reliquie di san Guglielmo Buccheri, eremita, precedentemente conservate nella chiesa di San Matteo. L'opera principale è una grande arca reliquiaria rivestita d'argento, databile tra il XVII e il XVIII secolo, che contiene ulteriori reliquiari argentei, fra i quali un busto raffigurante il santo e un reliquiario a forma di braccio. L'attribuzione dei manufatti ad argentieri palermitani è stata proposta, ma non risulta accertata.

L'arca presenta una decorazione a rilievo, nella quale si distingue un pannello con una raffigurazione della città di Scicli. Nella cappella si trova inoltre una lapide marmorea recante la data del 1565, proveniente anch'essa dall'antica chiesa madre di San Matteo.

La navata sinistra termina con la cappella del Santissimo Sacramento, destinata alla custodia e all'adorazione eucaristica.

Altre opere

Tra le opere pittoriche conservate nella chiesa figura una tela di Antonino Manoli, datata 1721, raffigurante san Guglielmo in preghiera sopra una veduta di Scicli anteriore al terremoto del 1693, collocata nella navata destra. Il dipinto riveste anche un interesse documentario per la rappresentazione dell'antico assetto urbano della città.

Si conservano inoltre la tela della Madonna del Carmine con santi carmelitani, realizzata da Pietro Azzarelli nel 1731, e un dipinto raffigurante alcuni santi in Sacra conversazione. Entrambe le opere provengono da altri edifici religiosi cittadini. Nella navata destra si trovano anche tele provenienti dall'antico convento dei Cappuccini e dipinti di soggetto gesuitico.

Fra le opere provenienti dalla chiesa di San Matteo si segnala una grande tela raffigurante l'apostolo Matteo, originariamente collocata sull'altare maggiore della precedente matrice. Il trasferimento di dipinti, reliquiari e arredi dopo il 1874 contribuì a trasformare la chiesa, nata per il culto e le attività della Compagnia di Gesù, nel principale luogo di conservazione delle testimonianze artistiche e devozionali legate alla storia religiosa cittadina.

Testo tratto dalla voce «Chiesa Madre (Scicli)» di Wikipedia, l'enciclopedia libera (autori), con licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0. Estratto automaticamente: note, tabelle e immagini omesse, formattazione semplificata.

Dove si trova

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