Storia e descrizione
La chiesa e l'ex convento di San Francesco costituiscono un complesso architettonico religioso situato a est del centro abitato di Sermoneta, in provincia di Latina. Il sito, collegato al borgo dalla storica via San Francesco, rappresenta una delle testimonianze storiche e artistiche più significative del territorio dei Monti Lepini, legata alle vicende dei Cavalieri templari e della famiglia Caetani.
Storia
Le origini del complesso sono oggetto di dibattito storiografico. Secondo gli studi di Daniel Nicastro, citati dallo storico Edoardo Fino, il complesso sorse originariamente come un fortilizio dei Cavalieri templari, attivo tra il 1162 e il 1312.
Il passaggio all'ordine francescano è documentato nel 1420, quando Pietro Pantanelli riporta l'allontanamento di alcuni "Fraticelli". Nel 1495, per volontà di papa Alessandro VI (Borgia) e nell'ambito della donazione ai Frati Minori, il convento passò ai Frati minori osservanti. A testimonianza di questo periodo storico rimane il leccio monumentale, situato nel giardino, che la tradizione vuole piantato proprio nel 1495.
Nel 1627 il convento passò dai Frati Osservanti ai Frati minori riformati. A seguito delle soppressioni degli ordini religiosi dell'epoca napoleonica, il sito fu abbandonato fino al 1821, quando fu affidato ai padri della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue. I Riformati vi fecero ritorno nel 1842, rimanendovi fino alla soppressione del 1873, anno in cui la struttura divenne proprietà del Demanio.
In epoca moderna, il 25 aprile 1971, è stato inaugurato il centro "Veritas et Amor", consacrato alla Madonna del Fileremo di Rodi e sostenuto dall'Associazione reduci dell'Egeo. Gli ultimi interventi di restauro e rifacimento risalgono al 2003. Attualmente il complesso risulta chiuso al pubblico.
Esterno e Via Crucis
La via San Francesco, che collega il centro abitato alla chiesa, è caratterizzata da 14 edicole della Via Crucis. Secondo Edoardo Fino, la loro costruzione iniziò nel 1748 e furono inaugurate nel 1750.
Il porticato di accesso alla chiesa e al chiostro ospita la "Campana del ricordo", donata dal reduce Attilio Vergani, e una statua opera dello scultore piacentino Franco Pizzi. Il campanile presenta tre ordini molto semplici e costituisce un'integrazione di gusto barocco all'impianto originario.
Interno
La chiesa è a navata unica con cappelle situate esclusivamente sul lato destro:
Cappella di Sant'Anna;
Cappella di Santa Maria Maddalena;
Cappella di Sant'Antonio;
Cappella dedicata ai Caduti della guerra del 1943.
Opere d'arte trasferite
A causa di furti e per ragioni conservative, le opere principali non sono più in loco:
Pala d'altare: raffigurante Maria con il Bambino tra i Santi Francesco e Antonio, ha subito un tentativo di furto nel 2004 e successivamente restaurata. Oggi è conservata presso l'Abbazia di Valvisciolo.
Crocifisso: l'antico Cristo Crocifisso di Angelo da Aprigliano, situato originariamente sul lato sinistro, è stato restaurato e traslato anch'esso a Valvisciolo.
Il Chiostro
Il chiostro, di forma quadrangolare, costituiva il cuore della vita conventuale. Al centro si trova un pozzo ornato da colonne. Le pareti sono decorate da 28 lunette affrescate nel 1602 da Angelo Guerra d'Anagni, raffiguranti scene della vita di San Francesco d'Assisi. Il ciclo pittorico è stato analizzato e descritto negli studi della studiosa Sonia Testa che ha anche realizzato la prima biografia dell'artista anagnino.
Il Refettorio e l'Ultima Cena
Il refettorio, situato sul lato nord, ospita sulla parete di fondo un monumentale affresco dell'Ultima Cena, datato 1587. L'opera fu commissionata da Onorato IV Caetani e dal cardinale Enrico Caetani, i cui stemmi sono visibili nel dipinto.
Sebbene l'opera presenti analogie con l'Ultima Cena di Livio Agresti (Roma, Oratorio del Gonfalone), la critica ha escluso la paternità dell'Agresti e di Girolamo Siciolante da Sermoneta per ragioni cronologiche (entrambi deceduti prima della realizzazione). La studiosa Sonia Testa ha ipotizzato l'attribuzione alla cerchia del Pomarancio, sebbene manchino ancora conferme documentarie definitive. La stessa ha effettuato una attenta e approfondita lettura dell'affresco chiarendo alcuni dati importanti tra cui quello della datazione e della committenza.
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