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Museo della città e del territorio

Vetralla (VT) · Lazio
Museo della città e del territorio
Foto: Vincenzo Desiderio · Pubblico dominio · Wikimedia Commons

In breve

Il Museo della città e del territorio di Vetralla è un museo di carattere territoriale, esteso ai centri storici della Tuscia. Fin dalla sua nascita è stato inserito nel circuito dei musei a carattere demoantropologico della Regione Lazio e dal 2008 nel Sistema Museale dell'Ateneo della Tuscia. Nato su iniziativa di Enrico Guidoni ed Elisabetta De Minicis, conserva documentazione relativa alla storia dell'ambiente, del territorio e dei centri antichi, con particolare attenzione all'archeologia medievale e industriale, alla storia dell'architettura e dell'arte, nonché alla storia delle…

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Storia e descrizione

Il Museo della città e del territorio di Vetralla è un museo di carattere territoriale, esteso ai centri storici della Tuscia. Fin dalla sua nascita è stato inserito nel circuito dei musei a carattere demoantropologico della Regione Lazio e dal 2008 nel Sistema Museale dell'Ateneo della Tuscia. Nato su iniziativa di Enrico Guidoni ed Elisabetta De Minicis, conserva documentazione relativa alla storia dell'ambiente, del territorio e dei centri antichi, con particolare attenzione all'archeologia medievale e industriale, alla storia dell'architettura e dell'arte, nonché alla storia delle tecniche e dei mestieri tradizionali legati all'edilizia.

Le origini del progetto

Il Museo della città e del territorio nasce nel 1991 come prototipo di un progetto basato sulla sperimentazione di una nuova tipologia museale, proposta a livello nazionale, regionale e locale. L'esperienza di Vetralla si rivolge in modo particolare al territorio e ai centri storici della Tuscia.

Il museo viene concepito come strumento scientifico, informativo e didattico, rivolto in particolare ad architetti, urbanisti, restauratori, archeologi, operatori culturali e studenti universitari, oltre che ai cittadini interessati alla cultura e alla tutela del proprio patrimonio. La finalità è quella di utilizzare lo studio e la conservazione degli strumenti legati alle tradizioni costruttive locali e alla cultura popolare come elementi di conoscenza del rapporto tra città, territorio e ambiente.

L'esperienza museale viene avviata nel 1992 nella sede provvisoria di piazza Don Pallini e, dal 1995, si trasferisce nell'edificio di via di Porta Marchetta.

La torre e gli ambienti

Il Museo è ospitato in un complesso edilizio storico inerente il sistema delle mura difensive della città. La struttura comprende una torre circolare, costruita nel XV secolo insieme a un edificio adibito a postazione di guardia, a difesa dell'angolo nord-occidentale delle mura medievali, di cui sono ancora visibili alcuni tratti.

In epoca moderna, l'edificio fu utilizzato per la conservazione e l'imbottigliamento del vino. Di questa attività rimangono alcune tracce degli impianti di lavorazione e un ambiente adibito a cantina, dotato di alloggiamenti per le botti.

Il percorso museale si sviluppa sui tre livelli dell'edificio ed è articolato in sezioni dedicate alla ceramica e ai laterizi, al ferro e ai metalli, al legno, alla pietra e al lavoro del muratore. Sono esposti strumenti legati alla lavorazione delle diverse materie prime e oggetti rappresentativi delle produzioni maggiormente diffuse nell'ambito territoriale e urbano.

Ogni sezione è concepita come un piccolo museo autonomo.

Il butto

Nell'area d'ingresso del Museo si trova una fossa granaria, originariamente collocata all'esterno delle mura medievali e successivamente utilizzata come «butto». La struttura è stata oggetto di uno scavo stratigrafico nel 1998, che ne ha accertato una profondità di 4,25 metri. La fossa è stata successivamente musealizzata, rendendone possibile l'osservazione complessiva e l'accesso al suo interno per l'ispezione della struttura.

Lo scavo ha restituito frammenti ceramici databili tra il XIV e la fine del XV secolo, oltre a resti ossei di animali, elementi in ferro e altri oggetti di uso quotidiano. I materiali rinvenuti sono esposti in una vetrina collocata nelle vicinanze della fossa.

Criteri espositivi

Uno dei criteri alla base dell'allestimento è la conservazione degli ambienti e degli strumenti nel loro contesto. Per la sezione Ferro e metalli è stata adottata la scelta di non ricostruire botteghe e officine, in quanto, se estrapolate dal contesto e dall'edificio originario, esse perderebbero gran parte del loro significato. La documentazione delle attività artigianali si basa pertanto sull'esposizione degli strumenti e dei prodotti del lavoro, mantenendo il rapporto con gli ambienti storici dell'edificio.

Anche la scelta di esporre frammenti e oggetti parzialmente ricomposti nella sezione Ceramica risponde a finalità documentarie e didattiche. La loro osservazione consente di analizzare le caratteristiche tecniche dei manufatti, come la composizione e il colore degli impasti e lo spessore dei rivestimenti, e di confrontare decorazioni e aspetti formali indipendentemente dal loro stato di conservazione. L'accostamento di materiali di epoca medievale e rinascimentale a produzioni di età moderna permette inoltre di osservare le trasformazioni e le permanenze delle forme, delle tecniche di rivestimento e dei motivi decorativi.

Ceramica e laterizi

La sezione Ceramica si articola in diversi settori e si sviluppa su due livelli del Museo. Una parte significativa dell'esposizione è dedicata alle ceramiche cosiddette «popolari» dell'Alto Lazio, affiancate da manufatti provenienti da altre aree del Lazio e accompagnate da pannelli esplicativi. Gli oggetti esposti, quando non è indicato il nome del donatore, provengono dalla collezione Guidoni-De Minicis.

La produzione ceramica di Vetralla comprende in particolare le cosiddette «ceramiche rosse», caratterizzate da rivestimenti invetriati e decorazioni prevalentemente nei colori giallo e verde. I manufatti sono organizzati nelle vetrine anche in base alla loro funzione: contenitori per l'acqua, oggetti per la cucina, corredi da mensa e altri prodotti destinati all'ambiente domestico. Una vetrina è inoltre dedicata a fischietti, ceramiche in miniatura e frammenti che documentano la varietà dei motivi decorativi della produzione vetrallese.

Un secondo settore è dedicato alle principali produzioni ceramiche del Lazio. Una vetrina raccoglie materiali provenienti da un butto della città di Viterbo ed è dedicata prevalentemente alle stoviglie in maiolica, attraverso le quali è possibile ricostruire aspetti degli usi alimentari, delle produzioni e dei commerci di Viterbo tra la fine del XIII e il XVII secolo. Sono inoltre documentate le produzioni dell'Alto Lazio e del Lazio meridionale, comprese quelle di Pontecorvo, dell'area frusinate e dei centri di Ceprano e Pignataro di Broccostella, oltre a fischietti, giochi e ceramiche della prima età industriale.

La sezione comprende inoltre materiali relativi alla produzione di laterizi, documentata anche attraverso le ricerche sulle fornaci e sulla produzione edilizia del territorio.

Ferro e metalli

La sezione è dedicata agli strumenti legati alla lavorazione dei metalli e ad alcune categorie di oggetti rappresentativi della complessità e dell'importanza delle attività produttive, nonché della loro diffusione in ambito territoriale e urbano.

Le vetrine sono organizzate secondo criteri tematici e concepite per evidenziare i confronti con il passato, anche attraverso il ricorso alle tavole dell'Encyclopédie di Diderot e d'Alembert.

Tra gli strumenti di lavoro sono documentati chiodi, martelli, incudini, tenaglie e forbici.

Particolare attenzione è dedicata al martello francese, utilizzato per ricavare dal masso sottili lastre di pietra, come le lose impiegate nelle coperture in ardesia dei tetti valdostani. La sezione comprende inoltre martelline italiane lisce e dentate, in parte sostituite dalla bocciarda, e mazzuoli in ferro.

Una parte dell'allestimento è dedicata alla Vecchia Ferriera di Ronciglione e alla Ramiera di Ronciglione, con strumenti, attrezzature e manufatti provenienti dai due opifici. Un'altra vetrina è dedicata alla bottega dello stagnaio Antonio Acierno, situata in via della Luce a Roma, della quale conserva quasi per intero gli strumenti di lavoro. Due vetrine documentano inoltre l'attività dei fabbri di Vetralla, ancora numerosi nel corso del Novecento.

Tra i prodotti esposti figurano bilance e campane, oltre a manufatti legati all'edilizia, come inferriate e ringhiere. Sono inoltre conservati oggetti di grandi dimensioni, tra cui un mantice da ferriera, la «capra» utilizzata per la lavorazione dei manufatti in rame, diverse bilance da mercato e una campana del XIX secolo.

Legno

La sezione si sviluppa lungo la rampa che conduce al piano della Sala conferenze. Sono esposti strumenti utilizzati nelle fasi di prima e seconda lavorazione del legno, affiancati da vetrine che raccolgono prodotti artigianali prevalentemente destinati alla vita domestica.

Nel territorio della Tuscia, il legname tradizionalmente impiegato per gli elementi strutturali degli edifici, come tetti e solai, e per la realizzazione di mobili e arredi proveniva in larga parte dalle foreste della Selva Cimina. Tra le principali specie utilizzate figurano il castagno, la quercia, il noce e il faggio.

La lavorazione del legno iniziava con l'abbattimento dell'albero, effettuato mediante il segone e l'ascia, e proseguiva con la sramatura, la scortecciatura e il taglio del legname in tavole. Il materiale veniva successivamente destinato a diverse lavorazioni, dalla carpenteria alla produzione di porte, finestre, mobili, oggetti domestici e strumenti per il lavoro agricolo. Tra gli strumenti esposti figurano quelli impiegati nella produzione e nell'assemblaggio dei mobili, come pialle, morse, strumenti di misurazione e compassi, oltre a seghe, asce e trivelle.

Pietra e lavoro del muratore

La sezione illustra il ruolo del muratore nelle diverse fasi della costruzione di un edificio, attraverso gli strumenti e i materiali impiegati nell'attività edilizia. Il pannello esplicativo richiama le rappresentazioni del lavoro dei muratori nelle miniature medievali e rinascimentali, nelle quali i cantieri sono raffigurati durante la costruzione di importanti monumenti.

Tra gli strumenti utilizzati figurano martelli e scalpelli, impiegati nella lavorazione della pietra e nelle operazioni di percussione diretta e indiretta. Il pannello evidenzia inoltre l'importanza della malta, generalmente preparata sul luogo di costruzione, e delle modalità del suo trasporto ai diversi piani dell'edificio.

Accanto alla pietra, viene illustrato l'impiego dei laterizi nella realizzazione di coperture, murature ed elementi di pavimentazione. La lavorazione dell'argilla prevedeva la depurazione e la modellazione in stampi di diverse dimensioni; dopo un prolungato periodo di essiccazione, i manufatti venivano cotti in fornaci appositamente predisposte.

Attività scientifica e culturale

Il Museo promuove attività di ricerca e iniziative culturali in collaborazione con l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", l'Università degli Studi della Tuscia e le realtà locali. Il rapporto con la didattica universitaria, sviluppato anche attraverso tesi di laurea e di specializzazione, ha contribuito alla formazione di un archivio di studi, rilievi e modelli conservati nella sede di via di Porta Marchetta.

Le attività del Museo comprendono inoltre mostre, conferenze, visite guidate e convegni. Nel corso della sua attività, l'istituzione ha rappresentato un punto di riferimento per iniziative di studio e divulgazione dedicate alla conoscenza della città storica, del territorio e delle tradizioni materiali.

In passato il Museo ha inoltre costituito un punto di riferimento per le associazioni Vetralla Città d'Arte e Diva Cassia, impegnate nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio artistico, storico, culturale e ambientale di Vetralla e del suo territorio.

Nel 2009 il Museo ha ospitato uno spazio dedicato all'azienda olivicola-vitivinicola biologica Villa Chiarini Wulf, nell'ambito di un'iniziativa inaugurata il 14 febbraio dello stesso anno.

Pubblicazioni

All'attività del Museo si affianca una produzione editoriale articolata in diverse collane e pubblicazioni.

La collana Museo della città e del territorio, pubblicata dall'editore Kappa di Roma e avviata nel 1993, comprende volumi dedicati alla ceramica, al ferro, ai laterizi, alle mura e alle torri medievali e all'urbanistica. Con lo stesso titolo sono pubblicati i Quaderni di Vetralla, realizzati dall'editore Davide Ghaleb, il quale ha avviato nel 2000, una serie di quaderni, dedicati a studi monografici sulla storia e sul patrimonio culturale e ambientale, che ha interessato molti comuni della Tuscia (Capranica, Nepi, Sutri, Oriolo Romano etc). Inoltre dal 1998 l’editore ha avviato la pubblicazione del periodico Studi Vetrallesi. La rivista raccoglie ricerche, informazioni e materiali prodotti nell'ambito delle iniziative del Museo fino al 2007.

Installazioni e progetti contemporanei

Accanto all'esposizione di strumenti e manufatti, il Museo integra nel percorso espositivo strumenti di comunicazione contemporanei, tra cui monitor e supporti multimediali, finalizzati a rendere più accessibili i contenuti delle collezioni e a favorire nuove modalità di comunicazione del patrimonio museale.

L'attenzione alle tecnologie digitali si inserisce nel più ampio processo di valorizzazione e comunicazione del patrimonio promosso dal Sistema Museale dell'Ateneo della Tuscia. In questo ambito ha partecipato,con altre realtà locali, al progetto Le Porte della Tuscia: i musei e monumenti della Tuscia viterbese come motore di sviluppo locale, finalizzato a dotare la realtà culturale di questo territorio con nuove tecnologie.

Il paesaggio sonoro

Il Museo della Città e del Territorio di Vetralla integra nel percorso espositivo testimonianze sonore legate alla memoria dei mestieri tradizionali e alla vita quotidiana del territorio. Il progetto si propone di documentare e rendere accessibili aspetti del patrimonio immateriale attraverso la ricostruzione di ambienti acustici non più esistenti.

Il paesaggio sonoro comprende richiami ai rumori delle attività artigianali e agricole, come il battito della falce durante la mietitura e il suono del ferro lavorato sull'incudine del maniscalco. Particolare attenzione è dedicata al suono delle campane, che in passato scandiva i ritmi della vita quotidiana e agricola, segnalando l'inizio e la fine del lavoro nei campi, le condizioni meteorologiche, i lutti e le festività religiose.

Il progetto è stato ideato da Ebe Giovannini, etnologa e artista sonora, che ha curato la progettazione del paesaggio acustico del Museo attraverso la ricostruzione tridimensionale di ambienti sonori legati ad attività e contesti del passato. Le installazioni sonore costituiscono strumenti di interpretazione e mediazione del patrimonio museale e contribuiscono ad ampliare le modalità di fruizione del percorso espositivo.

Testo tratto dalla voce «Museo della città e del territorio (Vetralla)» di Wikipedia, l'enciclopedia libera (autori), con licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0. Estratto automaticamente: note, tabelle e immagini omesse, formattazione semplificata.

Dove si trova

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