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🦋 Erebia christi

Invertebrati · ordine Lepidoptera · famiglia Nymphalidae · in 2 aree protette
Erebia christi
Foto: Of plate. Unknown. · Pubblico dominio · Wikimedia Commons

Classificazione

Gruppo
🦋 Invertebrati
Ordine
Lepidoptera (Lepidotteri)
Famiglia
Nymphalidae
Genere
Erebia
Specie
Erebia christi
🛡️ Tutelata dalle direttive europee🌿 2 aree protette📍 1 regione
Approfondisci su Wikipedia · Wikidata

📖 Descrizione

L'erebia dei ghiacciai (Erebia christi Rätzer, 1890) è una farfalla della famiglia delle Ninfalidi, endemica delle Alpi occidentali.

Descrizione

Ha una apertura alare di 20-35 mm. L'aspetto generale è tipico del genere Erebia, con una colorazione di fondo bruna e alcune bande arancioni sulle faccia superiore delle ali. Ciò che la rende distinguibile da altre specie di Erebia sono i 3 - 5 punti neri su sfondo arancione delle ali anteriori, di cui il primo occupa sempre la cella arancione all'estremo anteriore dell'ala. La faccia inferiore delle ali posteriori non presenta aree arancioni, ma una colorazione bruna uniforme divisa in una fascia più scura interna e una fascia più chiara (post-discale) esterna. Le femmine solitamente risultano avere una colorazione d'insieme più chiara e un maggiore numero di punti neri sull'ala anteriore, per contro i maschi possono apparire anche molto scuri, condizione che li rende molto difficili da distinguere da altre specie dello stesso genere, come Erebia epiphron e Erebia mnestra.

Biologia

La specie è nota per avere un ciclo biennale. Gli adulti si presentano in volo tra la fine di giugno e inizio agosto, con un'aspettativa di vita di una decina di giorni. Le farfalle adulte si nutrono di diverse piante nettarifere alpine, in particolare sono attratte dal timo e da fiori del genere Hieracium, presenti nell'ambiente frequentato dalla specie. I maschi compaiono in volo alcuni giorni prima delle femmine, queste ultime dopo l'accoppiamento depongono le uova su piante del genere Festuca sp. (Festuca varia, Festuca ovina) che rappresentano la pianta nutrice delle larve. Le larve si nutrono per lo più di notte, abitudine comune a molte specie di Erebia, e si suppone che debbano trascorrere due inverni prima di metamorfosare in farfalle adulte.

Distribuzione e habitat

La distribuzione della specie è molto frammentaria e limitata a poche località alpine in Svizzera meridionale e in Italia, in regione Piemonte, in particolare nel Parco Naturale dell'Alpe Veglia e dell'Alpe Devero, e nel Parco Naturale della Valle Antrona).

Questa specie vive tra 1.500 e 2.400 m di altitudine, e selezione l'habitat di parete rocciosa come recentemente confermato da uno studio sul campo.

Conservazione

La IUCN Red List ha declassato Erebia christi da specie vulnerabile (VU, Vulnerable) a specie quasi minacciata (NT, Near Threatened) dal 2023.

Mentre in Italia la specie è tuttora considerata in pericolo (EN, Endangered), nonostante la valutazione risalga al 2016. Tra le minacce più rilevanti i recenti cambiamenti climatici, che con l'aumento delle temperature medie annuali e precipitazioni sempre meno abbondanti, soprattutto in inverno sottoforma di neve, stanno alterando le caratteristiche ambientali degli habitat utilizzati dalla specie, che ne compromettono indirettamente la sopravvivenza degli stadi larvali e quindi delle popolazioni a scala locale, soprattutto alle quote più basse.

Un altra minaccia importante è rappresentata dal collezionismo, che vedeva catturata questa specie per essere venduta a collezionisti e amatori.

Oggi si tratta di una specie protetta: elencata negli allegati II e IV della Direttiva Habitat 92/43/CEE (Rete Natura2000).

Testo tratto dalla voce «Erebia christi» di Wikipedia, l'enciclopedia libera (autori), con licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0. Estratto automaticamente: note, tabelle e immagini omesse, formattazione semplificata.

🗺️ Dove vive in Italia: 2 aree protette

Aree della rete Natura 2000 in cui la specie è censita nei formulari ufficiali.

Piemonte

Fonti: Rete Natura 2000 (formulari standard dei siti), Wikidata (CC0), Wikipedia (CC BY-SA 4.0), Wikimedia Commons (foto in pubblico dominio o CC0); mappa © contributori di OpenStreetMap.