Vai al contenuto
Indietro

🌱 Marrubio (Marrubium vulgare)

Piante · ordine Lamiales · famiglia Lamiaceae · in 2 aree protette
Marrubio (Marrubium vulgare)
Foto: Franz Eugen Köhler, Köhler's Medizinal-Pflanzen · Pubblico dominio · Wikimedia Commons

Classificazione

Gruppo
🌱 Piante
Ordine
Lamiales
Famiglia
Lamiaceae
Genere
Marrubium
Specie
Marrubium vulgare
Nome italiano
Marrubio
🌿 2 aree protette📍 1 regione
Approfondisci su Wikipedia · Wikidata

📖 Descrizione

Il marrubio comune (Marrubium vulgare L., 1753) è una piccola pianta erbacea perenne dai fiori labiati appartenente alla famiglia delle Lamiacee.

Etimologia

Il nome generico (Marrubium), che deriva dall'ebraico "marrob" ( = amaro), è un nome latino per un rimedio familiare per la tosse; ma potrebbe derivare anche da un antico nome volgare usato dal popolo di Roma antica. In tutti i casi tale nome s'incontra per la prima volta negli scritti del naturalista latino Gaio Plinio Secondo (23 – 79 d.C.). L'epiteto specifico (vulgare) deriva dal latino e indica una specie "comune".

Il nome scientifico della specie è stato definito da Linneo (1707 – 1778) nella pubblicazione "Species Plantarum - 2: 583" del 1753.

Descrizione

Queste piante arrivano ad una altezza di 2 - 6 dm. La forma biologica è emicriptofita scaposa (H scap), ossia in generale sono piante erbacee, a ciclo biologico perenne, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e sono dotate di un asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. L'indumento di queste piante si presenta con un colore grigiastro o bianco-lanoso per peli semplici o ramificati. In queste piante sono inoltre presenti ghiandole contenenti oli eterei che emanano caratteristici aromi e profumi.

Radici

Le radici sono a fittone e di colore giallo.

Fusto

La parte aerea del fusto è eretta, semplice e con rami eretti. Il fusto ha una sezione quadrangolare a causa della presenza di fasci di collenchima posti nei quattro vertici, mentre le quattro facce sono concave.

Foglie

Le foglie lungo il fusto sono disposte in modo opposto e sono lungamente picciolate. Il picciolo verso la foglia si allarga progressivamente in una lamina a forma ovale, arrotondata o reniforme. I bordi sono irregolarmente crenati. La pagina fogliare è percorsa da alcuni nervi sprofondati (emergono nella parte abassiale della foglia) e si presenta rugosa. Il colore delle foglie è verde-cinerino (più chiaro sotto e più scuro penino sopra) e sono pubescenti o villose su entrambe le facce. Lunghezza del picciolo: 1 – 2 cm. Dimensione delle foglie maggiori: larghezza 2 – 3 cm; lunghezza 2 cm.

Infiorescenza

L'infiorescenza è portata in vari verticilli tirsoidi ascellari sovrapposti lungo il fusto (fino a 10 verticilli) e alquanto distanziati (spiga cimosa interrotta). Ogni verticillo è composto da più fiori (20 - 30) sessili disposti circolarmente (formano dei glomeruli subsferici) e poggianti su due grandi foglie normali (superanti di gran lunga l'infiorescenza) lievemente staccate dall'infiorescenza vera e propria e più o meno picciolate. Le brattee del verticillo seguente sono disposte in modo alternato. Sono presenti anche delle bratteole lineari (lesiniformi) lunghe 2 – 3 mm poste perlopiù alla base del calice.

Fiore

I fiori sono ermafroditi, zigomorfi (il calice è attinomorfo), tetraciclici (con i quattro verticilli fondamentali delle Angiosperme: calice– corolla – androceo – gineceo) e pentameri (calice e corolla sono formati da cinque elementi). Sono inoltre omogami (autofecondanti).

Formula fiorale :

X, K (5), [C (2+3), A 2+2], G (2), supero, drupa, 4 nucole

Calice: i cinque sepali del calice sono concresciuti (calice gamosepalo) in una forma tubulare-campanulata e a struttura piuttosto rigida. Il calice termina con 10 lunghi denti triangolari subspinosi quasi uncinati, divergenti o patenti) e più o meno uguali (simmetria più o meno attinomorfa). La superficie del calice è percorsa da alcune nervature (5 - 10) longitudinali. Il calice è inoltre persistente. Lunghezza del tubo: 3 – 5 mm. Lunghezza dei denti: 2 mm.

Corolla: i cinque petali sono quasi completamente fusi (corolla gamopetala) in un'unica corolla pubescente formata da un tubo obliquo terminante da due evidenti labbra molto sviluppate derivate da 5 lobi (la struttura è 2/3). Il labbro superiore è piatto, bilobo o bifido e ben sviluppato, in questo modo protegge gli organi di riproduzione dalle intemperie e dal sole. Il labello (il labbro inferiore) è anch'esso ben sviluppato e piegato verso il basso per fare da base di “atterraggio” agli insetti pronubi; è inoltre trilobo. Tutta la corolla supera di poco i denti del calice. Le fauci internamente sono circondate da un anello di peli (caratteristica comune a molte "labiate" che ha lo scopo di impedire l'accesso ad insetti più piccoli e non adatti all'impollinazione). Il colore della corolla è bianco-latteo. Lunghezza della corolla: 6 – 8 mm. Lunghezza del tubo: 4 - 4,5 mm.

L'androceo possiede quattro stami didinami generalmente corti (quelli anteriori sono più lunghi) tutti fertili e inclusi nella corolla e posizionati sotto il labbro superiore. I filamenti sono adnati alla corolla (verso la metà lunghezza del tubo corollino) e provvisti di ciuffi di peli attorno alla loro inserzione. Le antere sono ravvicinate a coppie e sono biloculari. Le teche sono più o meno distinte e confluenti o subconfluenti; la deiscenza è logitudinale. I granuli pollinici sono del tipo tricolpato o esacolpato. Il nettario a forma di disco è ricco di sostanze zuccherine.

Gineceo: l'ovario, profondamente quadri-lobato, è supero formato da due carpelli saldati (ovario bicarpellare) ed è 4-loculare per la presenza di falsi setti. La placentazione è assile. Gli ovuli sono 4 (uno per ogni presunto loculo), hanno un tegumento e sono tenuinucellati (con la nocella, stadio primordiale dell'ovulo, ridotta a poche cellule). Lo stilo inserito alla base dell'ovario (stilo ginobasico) è del tipo filiforme ed è incluso nella corolla. Lo stigma è bifido con lobi uguali o subuguali.

Fioritura: da maggio ad agosto (settembre).

Frutti

Il frutto è una nucula acheniforme (schizocarpo); più precisamente è una drupa (ossia una noce) con quattro semi (uno per ovulo derivato dai due carpelli divisi a metà). Questo frutto nel caso delle Lamiacee viene chiamato “clausa”. Le quattro parti in cui si divide il frutto principale, sono ancora dei frutti (parziali) ma monospermici (un solo seme) e privi di endosperma. La forma è trigona, cuneato-obovata, troncata all'apice con superficie liscia e glabra. I frutti si trovano all'interno del calice persistente.

Riproduzione

Questa specie si riproduce per impollinazione tramite insetti: ditteri, imenotteri e più raramente lepidotteri (impollinazione entomogama).

La dispersione dei semi avviene inizialmente a causa del vento (dispersione anemocora); una volta caduti a terra sono dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (mirmecoria). Per questo scopo i semi hanno una appendice oleosa ricca di grassi, proteine e zuccheri (elaiosoma) che attrae le formiche durante i loro spostamenti alla ricerca di cibo.

Distribuzione e habitat

Distribuzione: questa specie ha un areale Euri-Mediterraneo.In Italia questa specie è comune ovunque (manca nella Pianura Padana) anche a Catania, dove si trova l'unica famiglia con il cognome simile alla pianta. Sull'arco alpino è presente ad occidente e al centro. Fuori dall'Italia, sempre nelle Alpi, questa specie si trova in Francia (tutti i dipartimenti alpini), in Svizzera (cantoni Vallese e Grigioni), in Austria (Länder del Tirolo Settentrionale e Stiria) e in Slovenia. Sugli altri rilievi europei collegati alle Alpi si trova nel Massiccio del Giura, Massiccio Centrale, Pirenei, Monti Balcani e Carpazi; mentre nel resto dell'Europa è ovunque presente escluse le zone più a nord. Si trova anche in Anatolia, Transcaucasia, Asia mediterranea e Asia minore, Africa (Magreb) e America del Nord.

Habitat: l'habitat tipico per questa specie sono gli incolti, i ruderi, i pascoli aridi (è una pianta nitrofila). Il substrato preferito è calcareo con pH basico, alti valori nutrizionali del terreno che deve essere secco.

Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1200 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare, montano e in parte quello subalpino (oltre a quello planiziale – a livello del mare).

Fitosociologia

Dal punto di vista fitosociologico Marrubium vulgare appartiene alla seguente comunità vegetale:

Formazione: delle comunità perenni nitrofile

Classe: Artemisietea vulgaris

Ordine: Onopordetalia acanthii

Alleanza: Onopordion acanthii

Tassonomia

La famiglia delle Lamiacee comprende circa 220 generi e quasi 7000 specie.

Il genere Marrubium si compone di circa 50 specie gravitanti nella maggioranza dei casi attorno al bacino del Mediterraneo, quattro delle quali vivono in Italia. Appartiene alla tribù Marrubieae, sottofamiglia Lamioideae.

Il numero cromosomico di M. vulgare è: 2n = 34.

Variabilità

La variabilità in questa pianta si manifesta soprattutto nella pelosità che può essere più o meno densa. In alcuni casi la pubescenza è caduca per cui alla fine della stagione queste piante possono presentarsi glabrescenti. Alcune popolazioni nell'Italia meridionale sono provviste di una pelosità molto fitta e biancastra (bianco-lanosa specialmente sulla parte abassiale delle foglie); in passato queste specie venivano descritte con il nome di Marrubium apulum Ten., 1811 che attualmente è considerato sinonimo di M. vulgare.

Sinonimi

L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più comuni:

Specie simili

Una specie simile a quella di questa voce è Marrubium anisodon K.Koch (non presente in Italia, ma in Grecia, Anatolia e Transcaucasia); queste due specie normalmente hanno una distribuzione più o meno disgiunta: europea-mediterranea per Marrubium vulgare e steppico-asiatica per Marrubium anisodon con alcuni areali comuni a cavallo tra i due continenti. Marrubium anisodon è più alto (fino a 120 cm), le foglie sono più grandi (15 - 45 × 15 – 40 mm) e la corolla è più lunga fino a 10 mm. I caratteri di base sono sufficienti a separare nella maggioranza dei casi le due specie, ma alcuni esemplari sono intermedi e in Pakistan sono stati riscontrati fenomeni di "speciazione simpatrica" tra le due specie (speciazione senza isolamento geografico).

Usi

Questa pianta contiene una sostanza chiamata "marrubina", olii eterei, glucosidi, colina e tannino.

Farmacia

Secondo la medicina popolare questa pianta ha le seguenti proprietà medicamentose:

emmenagoga (regola il flusso mestruale);

espettorante (favorisce l'espulsione delle secrezioni bronchiali);

sudorifere (agevola la traspirazione e favorisce la sudorazione);

tonica (rafforza l'organismo in generale);

stimolante (rinvigorisce e attiva il sistema nervoso e vascolare).

Cucina

Le foglie sono usate come condimento. Il gusto è amaro e piccante e a volte sono usate per aromatizzare la birra. Mentre un olio essenziale ricavato dalla pianta viene usato nei liquori alle erbe.

Giardinaggio

Questa specie ha un certo interesse nel giardinaggio per il suo valore ornamentale.

Testo tratto dalla voce «Marrubium vulgare» di Wikipedia, l'enciclopedia libera (autori), con licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0. Estratto automaticamente: note, tabelle e immagini omesse, formattazione semplificata.

🗺️ Dove vive in Italia: 2 aree protette

Aree della rete Natura 2000 in cui la specie è censita nei formulari ufficiali.

Provincia Autonoma Bolzano

Fonti: Rete Natura 2000 (formulari standard dei siti), Wikidata (CC0), Wikipedia (CC BY-SA 4.0), Wikimedia Commons (foto in pubblico dominio o CC0); mappa © contributori di OpenStreetMap.