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🐸 Pelobate fosco (Pelobates fuscus)

Anfibi · ordine Anura · famiglia Pelobatidae · in 27 aree protette
Pelobate fosco (Pelobates fuscus)
Foto: Аимаина хикари · CC0 (pubblico dominio) · Wikimedia Commons

Classificazione

Gruppo
🐸 Anfibi
Ordine
Anura
Famiglia
Pelobatidae
Genere
Pelobates
Specie
Pelobates fuscus
Nome italiano
Pelobate fosco
🛡️ Tutelata dalle direttive europee🌿 27 aree protette📍 5 regioni
Approfondisci su Wikipedia · Wikidata

📖 Descrizione

Il pelobate fosco o rospo dell'aglio (Pelobates fuscus (Laurenti, 1768)) è un anfibio anuro della famiglia Pelobatidae.

Adulto

È un rospo di medie dimensioni che può raggiungere gli 8 cm di lunghezza nelle femmine, circa 6,5 cm nei maschi.

Presenta corpo globulare con arti non molto sviluppati. Gli arti posteriori sono caratterizzati dalla presenza di

speroni metatarsali particolarmente sviluppati, denominati "vanghe", che gli consentono di scavare nel terreno.

Il dorso è di colore bruno con macchie olivastre o giallastre; il ventre è biancastro talora con macchie bruno-grigiastre. Ha grosse mascelle arrotondate. La pupilla è ellittica con asse verticale. L'assenza delle ghiandole parotoidi consente di distinguerlo dai rospi del genere Bufo.

Girino

I girini misurano alla nascita pochi millimetri ma si accrescono rapidamente sino a raggiungere dimensioni da 10 fino a 18 cm.Alla nascita hanno pelle translucida con sfumature metalliche, che, col progredire dello sviluppo, diventa più opaca e scura, con macchie chiare sui fianchi. La bocca è dotata di un becco corneo scuro. La coda è ben sviluppata e appuntita; sul lato inferiore della pinna caudale è ben visibile l'orifizio cloacale.

Biologia

Il pelobate fosco è una specie criptica con abitudini fossorie, trascorre cioè gran parte dell'anno interrato in gallerie anche molto profonde, dalle quali emerge solo per nutrirsi e riprodursi. Tra i maggiori predatori degli adulti di pelobate vi sono varie specie di mammiferi (ricci e mustelidi), di uccelli (ardeidi, strigiformi, corvidi e falconiformi) e di rettili (testuggini palustri, natrici), oltreché specie alloctone, come le tartarughe d'acqua esotiche (Trachemys spp.) o la rana toro (Lithobates catesbeianus). Per difendersi il pelobate rigonfia il corpo, secerne sostanze di odore repellente ed emette degli stridii. Per difendersi il pelobate fosco produce una secrezione il cui odore ricorda l'aroma dell'aglio, oppure si gonfia per sembrare più minaccioso.

I girini sono esposti alla predazione da parte di pesci (Micropterus salmoides, Esox spp., Perca fluviatilis spp.), anfibi, crostacei (tra gli altri l'alloctono Procambarus clarkii) ed anche coleotteri acquatici e larve di libellula.

Alimentazione

Gli adulti si nutrono di piccoli invertebrati quali insetti e lumache.

I girini si nutrono di materia vegetale come alghe e piante acquatiche, detriti organici e plancton (protozoi, rotiferi e piccoli crostacei).Il cannibalismo è frequente in assenza di cibo nelle pozze d'acqua dove sono deposte le uova.

Riproduzione

La stagione riproduttiva va da marzo a maggio. Alla fine dell'inverno si risvegliano dallo stato di ibernazione invernale, riemergono in superficie e migrano verso le pozze d'acqua dove avviene la riproduzione.

L'amplesso è di tipo inguinale, il maschio cioè cinge la femmina all'attaccatura delle zampe posteriori (e non all'altezza delle ascelle anteriori, come avviene in gran parte degli anfibi). In fin dei conti durante l'accoppiamento entrambi i sessi emettono vocalizzazioni. Le 10-500 uova vengono deposte in cordoni gelatinosi lunghi alcune decine di cm, avvolti a spirale sulla vegetazione sommersa. Si schiudono dopo 2-3 giorni dalla deposizione.

Distribuzione e habitat

La specie è diffusa nelle aree planiziali e collinari dell'Europa centrale, settentrionale e orientale, sino alla Siberia occidentale al Kazakistan nord-occidentale. Popolazioni isolate sono presenti nella Francia centrale e in Italia settentrionale (pianura Padana). La specie è localmente estinta in Svizzera.

In Italia la specie è presente nelle aree planiziali di Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna; in tutte queste aree ha subito un rilevante declino.

Si ritrova in habitat differenti (boschi di latifoglie o conifere, prati, campi coltivati, risaie, stagni, paludi, canali d'irrigazione) purché caratterizzati dalla presenza di un suolo soffice, con una discreta componente sabbiosa.

Tassonomia

Tradizionalmente a questa specie sono attribuite due sottospecie: la sottospecie nominale (P. fuscus fuscus), ampiamente distribuita in Europa centrale e in Asia occidentale, e una seconda (P. fuscus insubricus), endemica dell'Italia settentrionale. In realtà, il valore tassonomico di questa seconda entità viene attualmente messo in dubbio, in mancanza di chiari caratteri diagnostici..

Conservazione

In considerazione del suo ampio areale la lista rossa IUCN cataloga P. fuscus come specie a basso rischio (Least concern).

La specie è elencata in Appendice II della Convenzione di Berna e nell'Annesso IV della Direttiva Europea "Habitat" (CEE 92/43 del 21.05.1992). La specie è protetta dalla legislazione nazionale in molti paesi europei.

Per la sua conservazione sono state istituite apposite aree protette inserite nei progetti di Life Nature e LIFE Insubricus,: in Piemonte le oasi WWF, la baraggia di Bellinzago e la Bula, ed in Lombardia il SIC delle Paludi di Arsago Seprio nel Parco del Ticino .

Testo tratto dalla voce «Pelobates fuscus» di Wikipedia, l'enciclopedia libera (autori), con licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0. Estratto automaticamente: note, tabelle e immagini omesse, formattazione semplificata.

🗺️ Dove vive in Italia: 27 aree protette

Aree della rete Natura 2000 in cui la specie è censita nei formulari ufficiali.

Emilia-Romagna
Friuli-Venezia Giulia
Lombardia
Piemonte
Veneto

Fonti: Rete Natura 2000 (formulari standard dei siti), Wikidata (CC0), Wikipedia (CC BY-SA 4.0), Wikimedia Commons (foto in pubblico dominio o CC0); mappa © contributori di OpenStreetMap.