Storia e descrizione
Il complesso di Palazzo Comelli è una casa museo che sorge su un'altura, nel borghetto di Ca' Melati (poi Comelli) della frazione di Bargi, nel comune di Camugnano, nell'Appennino bolognese. Affidato in gestione al Gruppo Studi Cesare Mattei, il palazzo è aperto al pubblico su prenotazione ed ospita il Museo del carraio e la Sezione Vita e Rocchetta del Museo Cesare Mattei. A sua volta, il palazzo fa parte dell'Ecomuseo camugnanese insieme alla Torre degli Acquafresca e al Mulino Cati, e del circuito delle "Case e studi delle persone illustri dell'Emilia-Romagna".
Storia
L'edificio è stato costruito nella seconda metà del XV secolo ed è stato successivamente ingentilito e trasformato in palazzo dalla famiglia di notai Comelli da cui prende il nome.
I Comelli, originari di Castel di Casio, arrivarono a Bargi a seguito delle nozze di Maria Melati, ereditiera del borgo sopravvissuta all'epidemia di peste che aveva duramente colpito Cà Melati, con il notaio Anton Galeazzo Comelli (1615-1676), nel 1643. Con la presa di possesso del borghetto, Cà Melati venne chiamata Cà Comelli. Erano notai benestanti ma non di nobili origini; nonostante questo erano dotati di un proprio stemma ad arma parlante, caratterizzato da un cammello.
I Comelli abitarono il palazzo fino alla fine del Novecento; Gianbattista Comelli fu l'ultimo che vi abitò stabilmente.
Dal 2004 il palazzo è di proprietà del Comune ed è stato oggetto di un progetto di restauro e valorizzazione nel 2005.
Dal 2014 è stato riaperto al pubblico e incluso nell'Ecomuseo camugnanese. È inserito tra I Luoghi del Cuore ed è visitabile anche in occasione delle Giornate FAI di primavera.
Nel 2017 è stato inaugurato il Museo del carraio, a seguito della donazione di Giuseppe e Paola Gandolfi al Comune di Camugnano del patrimonio storico di famiglia.
Nel 2020, in concomitanza con l'affidamento della gestione dell'ecomuseo al Gruppo studi Cesare Mattei, è stata inaugurata la Sezione Vita e Rocchetta del Museo Cesare Mattei.
Nel 2023, nell'ambito del progetto "Palazzo Comelli: testimone di genti illustri del mondo appenninico", il Gruppo Studi Cesare Mattei ha valorizzato ulteriormente Palazzo Comelli, potenziandone l'accessibilità, ad esempio realizzando una guida del percorso museale, vari video in lingua dei segni e «supporti destinati alle didascalie delle opere di maggior pregio», e prevedendo la realizzazione di targhette in Braille e un plastico del palazzo.
Descrizione
Il complesso di Palazzo Comelli è situato al centro del borghetto storico e fortificato di Cà Melati, poi Cà Comelli, nella frazione di Bargi posta a monte del lago di Suviana e all'interno del parco regionale dei laghi di Suviana e Brasimone.
Dal complesso, fiancheggiato da antiche piante di bosso, si può godere della vista del lago e del panorama sulla media montagna.
Il nucleo originario è quello medievale del blocco centrale, in cui si ritrova la tipologia architettonica della casa a torre, tipica dell'Appennino, con le testimonianze di un'antica finestra lobata, di alcune mensole in pietra e degli archi a sesto acuto. Il palazzo aveva in origine anche una funzione difensiva, di cui restano alcune tracce: era anche dotato di diverse segrete, di cui una ancora identificabile, come racconta Luigi Fantini, ossia di rifugi utilizzati tra il Cinquecento e il Settecento per ripararsi in extremis in caso di attacco nemico.
Il complesso si articola attorno ad alcune corti interne; il palazzo vero e proprio è fiancheggiato da edifici di servizio, quali la Casa del colono, stalle e fienili, ancora oggetto di interventi di recupero nel 2025. Costruito nello stile dei maestri comacini, con i suoi tipici elementi dell'architettura altoborghese di questa parte degli Appennini, rappresenta uno dei più importanti episodi architettonici e culturali della valle del Reno.
All'interno si conservano gli arredi storici appartenuti alla famiglia Comelli, visitabili al piano nobile della casa museo.
All'esterno, sulla facciata sud del complesso, un elemento di particolare interesse è la grande meridiana verticale, decorata a rilievo, opera di Francesco Comelli. A nord, di fronte al palazzo, sulla strada del borgo e a disposizione della popolazione, si trova la Fontana del Leone, costruita nel 1910 per volere di Giambattista Comelli e caratterizzata da una testa di leone da cui esce l'acqua.
Nel fabbricato principale sono presenti sale per la consultazione dell’Archivio storico notarile della famiglia Comelli, sale espositive, per conferenze e corsi sul territorio.
Percorso di visita
Il percorso di visita si articola su tre livelli, in diversi edifici del complesso.
Facciata maestra
Si giunge al palazzo da una scalinata collegata al parcheggio di Cà de Fanti. Sulla facciata un tempo intonacata dell'ingresso principale, posta ad ovest e a valle del complesso, è possibile leggere diverse fasi storiche del luogo, a partire da alcuni indizi.
Sotto al timpano campeggia l'emblema dei Comelli.
Diversamente da quanto si potrebbe supporre, la trifora della facciata non è antica: databile al 1947, infatti, non è presente nella foto scattata da Luigi Fantini e pubblicata nel suo Antichi edifici della montagna bolognese.
Androne
Al palazzo si accede dall'ingresso principale, per trovarsi nel primo vestibolo o androne.
Al di sopra degli architravi delle porte laterali si notano due figure dipinte poste una di fronte all'altra, in una sorta di dialogo allegorico: a destra, un uomo si affaccia da una finestra con inferriate, mostrando un bicchiere vuoto nella mano destra, mentre sulla porta di sinistra gli fa da contrappunto l'affresco di una donna, anch'ella dietro a inferriate, che gli mostra una brocca, sotto gli occhi benevoli di una colomba bianca, ad indicare che la donna può placare la sete d'amore dell'altro. L'affresco dell'uomo rivela una certa finezza di fattura, quello della donna è stato ritoccato da una mano meno esperta. L'affresco della donna risulta anche più scolorito perché è la parte esposta al sole.
Ex dimora del custode
L'ex dimora del custode presenta varie sale espositive: la sala Comelli (o Sala dei volti) , la Sala dei luoghi (o Sala Bologna), la Sala Napoleone, la Sala delle collezioni (o Sala dei giochi).
Sala Comelli
La prima sala dell'ex dimora del custode dal 2023 è stata allestista con la galleria dei ritratti dei membri della famiglia Comelli vissuti tra il XVIII e il XX secolo. Tra di essi si ricordano in particolare Francesco Comelli, esperto di gnomonica ed orologeria e incaricato di garantire il buon funzionamento dell'orologio di Palazzo d'Accursio di Bologna, Giovan Battista Comelli (1776-1867), docente di clinica medica all'Università di Bologna e Giovan Battista Comelli (1840 - 1916) che non seguì il mestiere di famiglia ma fu ingegnere, si dedicò all'agraria, alle lettere e allo studio della storia locale, ed ebbe anche alcune cariche tra cui la vicepresidenza della Cassa di Risparmio di Bologna.
Sala dei luoghi
La famiglia che nei secoli spostò i propri interessi dalla Valle del Limentra verso Bologna, importante città dello Stato Pontificio, raccolse una ricca collezione di dipinti e stampe raffiguranti Bologna, Bargi e ville toscane. La collezione esposta in questa sala va dall'inizio del XVIII secolo alla prima metà del XX secolo.
Al centro di una parete è attaccata una grande cartina di Bologna del 1668 e riaggiornata nel 1724. Due disegni a penna acquarellati sono attribuiti ad Antonio Basoli, su un'altra parete troviamo quattro vedute di Bologna del 1781, copia delle opere di Pio Panfili.
Tra il mobilio, si conserva una curiosità storica: la sedia gestatoria di san Leonardo da Porto Maurizio che passò da Bargi nel 1746.
Tra i cimeli nella teca centrale ricordiamo un reliquiario, contenente tre reliquie, una delle quali secondo la tradizione sarebbe un lembo del Velo della Madonna, autenticato nel 1727 dal vescovo di Bologna.
Sala Napoleone
Nella Sala Napoleone è esposta una parte dei cimeli a tema napoleonico raccolti dalla famiglia nel corso del tempo, un tempo conservati al piano nobile. Se l'iniziatore della collezione non è noto, la raccolta si deve principalmente al collezionista Francesco Comelli (1806-1895) Il legame della famiglia con le vicende napoleoniche inizia probabilmente con Francesco Antonio Comelli, deputato della Repubblica Cisalpina.
Tra le opere, si ricordano i numerosi ritratti di Napoleone a cavallo, una stampa a colori della Colonna Vendôme che venne sormontata della sua statua nel 1833, e le stampe a colori dei Pellerin di Épinal, del 1829-1845, un tempo diffuse dai venditori ambulanti di villaggio in villaggio: a Palazzo Comelli vi sono sei stampe a tema napoleonico dei cinquanta soggetti della seria realizzata dalla stamperia di Épinal. Un curioso cimelio, che rivela il clima politico in cui fu prodotto, è una marina, raffigurante in bianco e nero il primo sepolcro di Napoleone sotto a un salice: la stampa cela con un gioco illusionistico la silhouette di Napoleone che osserva la propria tomba. Tra le stampe anche un ritratto di Eugenio di Beauharnais, Vicerè d'Italia.
Sala delle collezioni
Una parte della collezione della famiglia Comelli è raccolta in questa sala, dai ventagli di legno e cartone ai bastoni da passeggio, tra i quali spiccano un bastone decorato con motivi vegetali, animali e antropomorfi, e un bastone giapponese in bambù.
Tra le numerose pipe, di fattura inconsueta, spicca una pipa decorata a motivi diabolici.
Tra gli strumenti scientifici si conservano una bussola nautica, un cannocchiale in cartone e alcune meridiane.
La sala delle collezioni è chiamata anche Sala dei giochi, per la presenza di alcuni oggetti qui conservati: giochi da tavolo, quali una scacchiera intagliata, il gioco dell'oca in versione francese e le carte dei tarocchi bolognesi.
Completano l'esposizione alcuni quadretti francesi d'inizio Ottocento. Tra le curiosità, si ricorda un bando di pubblica esecuzione incorniciato, del 1767, in cui si legge «Questa mattina s'impicca e squarta».
Corti interne
Si attraversano le corti interne per passare da un edificio all'altro e proseguire la visita. Sul cortile interno principale si affacciano edifici databili al 1300-1400. Si tratta della corte più antica del palazzo.
Da essa si accede alla seconda corte, caratterizzata da varie bertesche, da cui era possibile mirare al nemico con sassi e balestre, a ricordare la funzione difensiva che ebbe il complesso architettonico tra il XIV e il XVI secolo, un'epoca di banditismo e conflitti nella zona di Bargi.
A ricordo dei grandi cambiamenti architettonici del Settecento, si ritrova la data incisa sull'oeil-de-boeuf della piccola corte interna.
Piano nobile
Al primo piano o piano nobile si percorre il salone del palazzo, in cui campeggia l'antica libreria Comelli, ci si affaccia sulle cucine, ricostruite, si vista la Camera dei professori. Al piano nobile sono presenti anche la camera da letto padronale, il salottino e un disimpegno. Gli arredi originali sono ottimamente conservati. Le stanze conservano gli antichi camini in materiale locale, costruiti in pietra arenaria e ofioliti estratti da cave locali.
Salone
Nel salone del piano nobile, il grande armadio ligneo, realizzato per volere di Francesc'Antonio Comelli nel 1745, conteneva l'archivio storico notarile della famiglia Comelli che aveva lui stesso raccolto e organizzato, mentre oggi è adibito a biblioteca.
Tra gli arredi, si nota anche un grande leggìo in legno intagliato su colonna tortile e il ritratto del notaio Pellegrino Comelli (1653-1715), marito di Caterina Acquafresca dell'omonima famiglia di archibugieri; a lui si deve il grande camino riccamente decorato del salone, capeggiato da uno stemma e dal ritratto a rilievo di Giovan Battista (1776-1867).
Museo del carraio
Riattraversando la corte interna si arriva alla ex stalla, ancora dotata di un pozzo e dell'abbeveratoio originari, oggi adibita a Museo del carraio, detto anche museo Gandolfi.
Nel museo, inaugurato nel 2017, sono esposti numerosi strumenti di lavoro di questo antico mestiere, usati per fabbricare carri di diverso tipo, per il trasporto di persone o di prodotti agricoli, e per la loro manutenzione.
L'allestimento si articola secondo le diverse fasi della produzione della bottega artigiana: sono presenti le postazioni di lavoro per la tornitura, la fresatura, la finitura, la fucinatura a caldo e la cerchiatura delle ruote. La collezione comprende strumenti utilizzati per realizzare carri e carrozze, torni a pedali, trapani, metri, livelle ancora in ottime condizioni, appartenuti a e realizzati da Enrico Gandolfi: falegname specializzato e persona d'ingegno, ma dalle limitate possibilità economiche, non potendo comprare gli attrezzi di base per il suo lavoro di carraio, Gandolfi costruì egli stesso questi strumenti per fabbricare altri strumenti. Originario di Sante Maria Villiana, Gandolfi aveva ottime conoscenze delle caratteristiche fisiche e meccaniche del legno, approfondite conoscenze della geometria applicata e abilità manuali, e fu riconosciuto e si affermò per la qualità del suo lavoro, e i suoi carri divennero talmente noti da riportare incisa una firma stilizzata. Negli anni trenta del Novecento il meccanizzò parte della sua produzione, grazie all'acquisto di due motori statici Lombardini. Nel secondo dopoguerra, con la deruralizzazione e la rivoluzione verde, il mestiere di carraio progressivamente scomparve, e il maestro carraio Enrico Gandolfi si riconvertì professionalmente come falegname.
Meridiana
Usciti dal Museo del carraio si passa all'esterno e si costeggia il complesso per rendere visita alla meridiana della facciata sud del complesso, un unicum nel suo genere.
Questo grande orologio solare verticale è stato progettato da Francesco Comelli agli inizi del Novecento.
Realizzato in cemento, l'orologio presenta un Sole antropomorfo a rilievo, con lo sguardo rivolto a est, al di sotto del quale è posto il quadrante tra due cartigli. Sul cartiglio inferiore è presente il motto in rima «Se ria nubi non cela il mio splendore / cortese spettatore t'accenno l'ore», a sottolineare i limiti della meridiana con tempo nuvoloso; sullo stesso tono del cartiglio superiore, sul quale si legge il motto latino «Horas non nvmero nisi serenas», di buon augurio per i passanti; sulla lettera R centrale del cartiglio superiore è posto lo gnomone, la cui ombra ricade sul quadrante indicando l'ora del mattino a sinistra e l'ora pomeridiana a destra, mentre la campanella in rilievo, al centro e in basso del quadrante, "simboleggia il mezzodì vero del luogo". Le ore sono indicate in numeri romani.
Sala conferenze
Arrivando da un ingresso secondario al piano superiore, riallestito in chiave moderna, troviamo la sala conferenze e, alle pareti, la pinacoteca qui esposta nel 2023 dal Gruppo Studi Cesare Mattei APS.
Pinacoteca
La pinacoteca, che occupa la sala conferenze e una saletta attigua, è intitolata a Giacomo Comelli. Proprio questo membro della famiglia Comelli acquistò nove raffinate stampe calcografiche alla maniera nera, prevalentemente a tema religioso, oggi parte della collezione. Un'incisione filoasburgica rivela la simpatia politica del Comelli per l'imperatore Carlo VI.
Nella saletta attigua si segnala una Processione.
Archivio
All'interno della sala delle conferenze è consultabile su prenotazione l'archivio storico notarile della famiglia Comelli. L'archivio è composto da 20000 documenti e carte, tra manoscritti, acquerelli, foto e incisioni, catalogati in 439 fascicoli e oltre 280 volumi. L'inventario è stato curato dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. La raccolta principale è stata organizzata da Giambattista Comelli, che ha raccolto anche le memorie della famiglia Acquafresca di Bargi, capaci fabbricanti di armi da fuoco all'avanguardia tecnologica e di rinomanza europea.
Museo Cesare Mattei - Sezione Vita e Rocchetta
In una sala contigua alla biglietteria, nei pressi dell'ingresso del livello 0 di inizio visita, è allestita la Sezione Vita e Rocchetta del Museo Cesare Mattei, inaugurata il 26 luglio 2020. Questa parte del Museo Cesare Mattei è dedicata alla memoria dell'omeopata a cui è intitolata, e della sua celebre Rocchetta, nonché al figlio di lui, Mario Venturoli-Mattei. Oltre a cimeli, lettere, manoscritti, documenti, fotografie d'epoca e mobilia originale della rocchetta e del Palazzo Mattei di Bologna, la stanza ospita anche una piccola pinacoteca (Pinacoteca Mattei) dedicata ad alcuni dipinti ad olio raffiguranti la Rocchetta Mattei.
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