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Chiesa di Santa Maria Corteorlandini

Lucca (LU) · Toscana
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In breve

La chiesa di Santa Maria Corteorlandini, denominata anche di Santa Maria Nera per l'immagine della Madonna di Loreto che vi si conserva, è un luogo di culto cattolico di Lucca che si trova nella piazza omonima.

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Storia e descrizione

La chiesa di Santa Maria Corteorlandini, denominata anche di Santa Maria Nera per l'immagine della Madonna di Loreto che vi si conserva, è un luogo di culto cattolico di Lucca che si trova nella piazza omonima.

Storia e descrizione

Edificata per la prima volta tra il IX ed il X secolo, la chiesa appartenne alla famiglia dei Rolandinghi. L'edificio venne ricostruito nel 1188: della chiesa medievale restano le due absidi minori e il fianco destro in cui si apre un portale con un archivolto decorato da un fregio vegetale, ai lati del quale aggettano due leoni. L'esecuzione presenta caratteri peculiari, rispetto a quelli della produzione cittadina della fine del XII secolo.

Nel 1580 la chiesa venne affidata a quelli che sarebbero divenuti i Chierici Regolari della Madre di Dio, che ne presero possesso il 31 dicembre, e iniziò un programma di interventi, in particolare per creare gli ambienti conventuali. Tra i primi interventi fu la risistemazione del coro nel 1583, demolendo quello antico ligneo e portando così tutto il piano calpestabile della chiesa allo stesso livello. Durante i lavori furono trovati «fondamenti di molto antiche fabbriche». Il coro fu realizzato sopra la porta principale, ove affiancò l'organo, sull'impronta di ciò che san Giovanni Leonardi aveva visto nelle chiese di Roma. I lavori furono «consigliati» dall'architetto Agostino Lupi lucchese.

Insieme al rifacimento del coro, fu deciso anche di affrescare nuovamente la tribuna, «la quale conteneva un Salvatore all’antica, con un libro in mano, con S. Pietro e S. Paolo ai lati di detta tribuna», con una «B. V. Assunta con una ghirlanda d’Angeli sotto una nuvola che in cielo la conduceva, e sopra di lei vi era una nicchia che conteneva la medesima B. V. incoronata dalla SS. Trinità», opera di Agostino Ghirlanda da Fivizzano.

Nel 1593, oltre ad aver «accomodate molte cose», si rimossero gli altari maggiori e furono riconsacrati l'8 giugno dal vescovo di allora, Alessandro Guidiccioni il Vecchio; vi furono collocate reliquie di S. Bartolomeo e di S. Andrea e S. Tommaso Apostoli. Il 17 agosto, necessitando di creare nuovi spazi per il convento, furono cominciati i lavori, sotto supervisione del solito architetto Lupi, per costruire i locali che tuttora sono presenti sopra le navate centrale e laterale sinistra della chiesa. Durante il 1597 fu donata da Caterina Bertolani «una bella lampada di argento» per il SS. Sacramento.

Tuttavia, i rifacimenti, realizzati con le cognizioni di statica e i materiali del tempo, intaccarono la solidità della fabbrica, tanto che, finita la messa della notte di Natale del 1600 «una colonna di quelle, che sosteneva il maggior peso della chiesa e della casa, era crepata et aperta e cadutene due gran pezzi». La chiesa fu rimessa in condizioni agibili in una sola giornata e per la festa di S. Stefano primo martire fu possibile celebrarvi normalmente. Lo schianto della colonna avviò una serie di lavori di consolidamento alle altre e alla sostituzione di «tutti i pilastri che vi erano in altrettante colonne». Nel 1602 furono sostituite le prime due colonne, alla base delle quali furono poste «medaglie et altre memorie», e ordinate le sei rimanenti, tutte in marmo di Carrara. In concomitanza coi lavori ricordati, furono poste, ad opera di Orazio Vannucci, le fondamenta per il portico che avrebbe poi sostenuto un coro in muratura, a rimpiazzo del coro ligneo di cui si dubitava la durevolezza. Si terminò di mettere in sede le colonne nel 1604 e per il giorno di san Lorenzo fu cantato un Te Deum per celebrare la fine dei lavori e la scampata disgrazia di Natale; cinque anni dopo fu compiuto anche il nuovo coro.

I lavori di riassetto continuarono per tutto il Seicento e il Settecento e hanno portato la chiesa ad essere oggi uno dei più interessanti esempi di decorazione barocca. Per l'altare maggiore fu chiamato ad eseguire il dipinto della Vergine Luca Giordano, mentre ai due altari laterali erano altrettante opere di Guido Reni.

Con l'applicazione delle leggi eversive nel 1866, la chiesa è passata al Fondo per il Culto, che ne è l'attuale proprietario.

Interno

L'interno a tre navate è concluso dalla cappella maggiore, affiancata da due cappelle minori. Gli affreschi nelle volte della navata centrale sono opera pregevole di Pietro Paolo Scorsini, mentre in controfacciata si vede un notevole affresco attribuito a Giovanni Marracci raffigurante Gesù caccia i profanatori dal tempio.

A due altari delle navate laterali sono una pala di Antiveduto Gramatica al primo altare destro e una di Francesco Vanni al secondo a sinistra. La prima rappresenta la Madonna col Bambino, san Carlo Borromeo e il beato Giovanni Bonvisi ed è datata al 1614 circa, secondo un'iscrizione sul piedistallo a sinistra della mensa che riporta la data 1614 del precedente altare ligneo.

Il presbiterio, decorato da Angelo Michele Colonna, contiene il sontuoso altare maggiore corredato da una pala con l'Assunzione della Vergine, copia dell'originale di Luca Giordano distrutto nel corso di un incendio nel secolo XIX. Ai lati del presbiterio sono due altari che contenevano altrettante pale di Guido Reni oggi sostituiti da copie, ma che costituirono importanti modelli per la scuola pittorica lucchese del Seicento e lasciarono una forte impronta sul suo sviluppo. L'altare di destra è documentato già nel 1622 e l'originale della pala con il Cristo crocifisso tra i santi Caterina d'Alessandria e Giulio, commissionata da Giulio e Cesare Franciotti, dovrebbe essere dell'anno successivo e si trova oggi nel Museo Nazionale di Villa Guinigi a Lucca. L'altare di sinistra conteneva una pala coeva di Reni raffigurante la Madonna della Neve e le sante Lucia e Maddalena, prelevata negli anni trenta dell'Ottocento dal duca Carlo Ludovico di Borbone ed attualmente nella Galleria degli Uffizi di Firenze.

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Dove si trova

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