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Santuario della Beata Vergine del Molino

Lugo (RA) · Emilia-Romagna
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In breve

Il Santuario della Beata Vergine del Molino è un luogo di culto cattolico situato nel comune di Lugo, in provincia di Ravenna. È il più importante santuario mariano della cittadina romagnola.

Sito del Comune di Lugo
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Storia e descrizione

Il Santuario della Beata Vergine del Molino è un luogo di culto cattolico situato nel comune di Lugo, in provincia di Ravenna. È il più importante santuario mariano della cittadina romagnola.

Dal 13 aprile 1951 porta il titolo di basilica minore.

Origine

In una sera del maggio 1496 un mercante faentino, di ritorno da un viaggio a Ferrara, si rovesciò con il suo carro nel canale dei mulini vicino a Lugo. L'immagine della Madonna col Bambino che portava con sé si ruppe e il mercante dovette proseguire il viaggio privo della sacra immagine. I frammenti, rimasti nel fossato, furono ricomposti da alcuni bambini che la onorarono e la appesero a un albero (com'era d'uso all'epoca). Riunitisi in preghiera, l'immagine emise una potente luce e si ricompose senza segni apparenti di rottura. In poco tempo la devozione popolare verso l’immagine della Vergine si diffuse così tanto che il Duca di Ferrara Ercole I d'Este ordinò di erigere una cappella, affidandone la cura alla Compagnia del Limite (27 aprile 1497). La cappella, che era asimmetrica e a carattere rustico, non soddisfaceva però il senso artistico dei fedeli. La comunità lughese decise di sostituirla con una chiesa vera e propria e di affidarla ai frati domenicani. La costruzione iniziò nel 1516; nel 1538 la chiesa fu consacrata col titolo di S. Maria Nuova, anche se fu sempre chiamata Madonna del Molino per via della presenza del mulino della famiglia De' Brozzi. La facciata si trovava dalla parte opposta a quella attuale.

I Domenicani custodirono l'immagine fino al 1866, anno delle leggi sull'incameramento dei beni ecclesiastici e del loro allontanamento dalla città. Nel 1894 il Comune restituì il santuario alla diocesi di Imola. Due anni dopo l'immagine della Madonna, che dai tempi napoleonici non era più uscita dalla chiesa, fu portata in processione tra le strade di Lugo. L'iniziativa ebbe un enorme successo: ventimila pellegrini accorsero per partecipare alla processione.

In occasione del IV Centenario dell'immagine si iniziò a parlare del restauro del santuario. Dopo la Prima guerra mondiale si decise non di restaurare, ma di abbattere l'edificio esistente e di costruirne uno ex novo. L'autore del progetto fu l'architetto Corrado Capezzuoli. Nel 1933 fu demolita la vecchia chiesa. I lavori di costruzioni della nuova furono avviati alla fine del 1935 (la prima pietra fu posta il 9 dicembre). Fu lanciata una sottoscrizione allo scopo di finanziare la costruzione. Donazioni giunsero da tutta la provincia di Ravenna; anche i lughesi abitanti nelle grandi città italiane risposero all'appello. In totale parteciparono oltre cinquemila tra persone ed enti, superando largamente le previsioni inziali, per una somma totale di un milione e 600 mila lire. La nuova chiesa fu inaugurata il 3 giugno 1943.

Papa Pio XII indirizzò un Breve appositamente alla Città di Lugo, un onore rare volte concesso da un pontefice ad un centro abitato.

Durante il passaggio del fronte, che nel lughese fu più lungo che in altri luoghi della Romagna (dal 1944 all'aprile 1945), il santuario riportò vasti danni: furono sbriciolate le vetrate, rotto il tetto, danneggiate le porte ed i marmi della facciata. I restauri furono portati a termine entro il 1950.

Durante la pandemia da Covid-19, in periodo di isolamento, la venerata immagine fu caricata su un automezzo scoperto e portata dal santuario nelle strade di Lugo.

L'Immagine

La Vergine è raffigurata seduta su una sedia quattrocentesca, a mezza figura, con abiti sontuosi e ornamenti preziosi, secondo una tradizione iconografica diffusa nelle rappresentazioni mariane del Rinascimento. Il suo sguardo, dolcemente abbassato, si posa sul Bambino Gesù, che tiene sulle ginocchia: nudo, luminoso e dalle forme paffute, è rappresentato con una bellezza delicata e armoniosa. Sullo sfondo si sviluppa un ricco festone di alloro in rilievo, simbolo di gloria. Le giunzioni tra le diverse parti dell'opera sono così accurate da risultare quasi impercettibili anche a un'attenta osservazione ravvicinata. L'immagine sacra rivela chiaramente l'ispirazione alla scuola artistica toscana del Quattrocento (Donatello, Mino da Fiesole ecc.).

Architettura

La struttura architettonica si ispira ai modelli dell'architettura classica e si sviluppa secondo un ordine regolare, attraverso una serie di arcate in laterizio, concepite anche con una funzione strutturale. Queste sono state realizzate contemporaneamente alle murature portanti, alle quali sono saldamente collegate per garantire la massima solidità dell'edificio. Le pareti, le paraste, i pilastri e gli altri elementi architettonici sono realizzati in mattoni a vista.

Per la copertura è stato utilizzato il cemento armato, opportunamente rivestito, così da assicurare un collegamento strutturale efficace e una maggiore coesione dell'intero complesso architettonico del Santuario.

Dal punto di vista planimetrico, il Santuario della Madonna del Molino conserva la tradizionale forma a croce latina. L'interno, tuttavia, si presenta come un'unica ampia aula, con soffitto piano. Sul fondo si trovano il presbiterio e, alle sue spalle, il sacello, caratterizzato da un'abside curva, attorniata da un deambulatorio.

Esterno

La fabbrica del Santuario si trova rialzata rispetto al piano stradale di oltre un metro e di circa due metri rispetto al livello della campagna. Oltrepassato il cancello d'ingresso, si percorre un corridoio pavimentato, lungo circa 50 m, al termine del quale è la gradinata d'accesso al tempio. La facciata, larga 18 metri e alta 23, presenta tre altissimi archi, ispirati all'architettura imperiale del tempo, dei quali quello centrale è più grande rispetto ai due laterali. Tra gli archi e la sommità del timpano, all'interno di apposite nicchie disposte in corrispondenza degli stessi, si trovano, al centro, una riproduzione scultorea della Madonna di Jacopo della Quercia collocata sul frontone della Basilica di San Petronio a Bologna, e, ai lati, due croci su fondo musivo.

I tre imponenti archi illuminano il breve pronao, simile a un nartece. Da questo spazio prendono luce alcune alte finestre allungate, sotto le quali si trovano le porte d'ingresso alla chiesa.

Sulle pareti laterali, piuttosto strette, nella parte superiore si trovano due nicchie contenenti le statue dei patroni d'Italia, San Francesco d'Assisi e Santa Caterina da Siena, opere del professor Manfrini, dono particolarmente prezioso e significativo dell'artista lughese.

Le fiancate dell'edificio si distinguono per la loro armoniosa composizione, caratterizzata dall'imponente massa dei mattoni a vista. Al di sopra dell'alto e massiccio zoccolo di base, che avvolge ininterrottamente tutto l'edificio, fatta eccezione per la facciata principale, si sviluppano tre pilastri, tra i quali si aprono due ampie arcate cieche, dotate di finestre oblunghe.

Segue il transetto, leggermente sporgente rispetto al corpo principale della chiesa e realizzato secondo lo stesso schema architettonico della facciata: presenta un timpano, arcate cieche accoppiate e le relative finestre allungate.

Nella parte posteriore, l'abside, leggermente più bassa rispetto al corpo principale della chiesa, è caratterizzata da sei finestre oblunghe. Al di sopra di essa emerge, con un piacevole effetto prospettico, una piccola abside, corrispondente al sacello.

Interno

L'interno del santuario è costituito da un'unica ampia navata di forma rettangolare, lunga 50 metri e larga 26. Il pavimento è realizzato con lastre di marmi vicentini: nero Val d'Adige, Botticino, rosso Magnaboschi, Chiampo pagliarino e Chiampo Porfiry. Il soffitto, in legno a lacunari, si ispira ai modelli rinascimentali delle chiese romane. Ai lati del portale d'ingresso si trovano due acquasantiere in marmo, di gusto classico. Quella a destra proviene già dalla vecchia chiesa. Sul pilastro destro della parete interna della facciata, accanto all'acquasantiera, è collocata una riproduzione in marmo della Madonna del Molino, copia dell'originale, opera dell'artigiano marmista Umberto Armentini.

Le pareti laterali della navata sono scandite da due coppie di pilastri, tra i quali si aprono tre arcate. Questi elementi architettonici costituiscono, insieme, la semplice ed essenziale decorazione delle pareti. Ciascuna delle due pareti termina con una cappella che, per le sue dimensioni, può essere considerata una vera e propria cappella maggiore. Il santuario dispone dunque di due cappelle di notevole ampiezza.

Riprendendo la visuale verso l'altare, tra le due coppie di pilastri si innalza il grandioso arco trionfale. Al di sotto, sopraelevato di tre gradini, si trova il presbiterio con l'altare maggiore. Quest'ultimo è stato mantenuto volutamente basso, in modo da non ostacolare la piena visibilità dell'ancona della Beata Vergine.

Una zoccolatura alta 2,70 metri corre lungo tutto il perimetro interno del santuario. È rivestita in breccia Aurora, con fasce di finitura in marmo nero nube. A intervalli regolari vi sono incisi gli stemmi delle famiglie nobiliari di Lugo: tutte contribuirono con generose offerte alla costruzione del tempio.

Il pavimento dell'abside è composto da diverse varietà di marmo; anche l'altare maggiore è interamente rivestito dello stesso materiale.

Nel sacello domina l'immagine della Madonna titolare del santuario, racchiusa in una ricca e raffinata ancona in argento massiccio, progettata nel 1876 dal professor Samoggia in occasione delle rogazioni celebrate in quell'anno.

La volta dell'abside è decorata con affreschi di Anselmo Govi. Su uno sfondo dorato si sviluppa una composizione ricca e animata, popolata da una moltitudine di figure angeliche e femminili, caratterizzate da grazia e compostezza. Le figure si dispongono secondo un ritmo armonioso e solenne, rivolte in contemplazione della Madonna gloriosa. Nella parte inferiore, due angeli sorreggono un festone sul quale compare la scritta «REGINA LUCI». Lo stesso Govi ha dipinto, nei pennacchi della volta absidale, le figure dei quattro Evangelisti.

Dietro l'altare non si trova il tradizionale coro. Al suo posto è stato realizzato un deambulatorio, destinato a consentire il passaggio dei fedeli e a garantire l'accesso agli ambienti e ai servizi necessari alle celebrazioni religiose. Sulle pareti del deambulatorio sono riportati i nomi delle migliaia di persone che parteciparono alla sottoscrizione pubblica per raccogliere i fondi necessari alla costruzione del santuario. In corrispondenza della porta della sacrestia è collocato un dipinto raffigurante la Madonna del Pilastro, proveniente dalla vecchia chiesa, dalla quale fu rimosso, successivamente restaurato e trasferito nella sede attuale. Proseguendo lungo il deambulatorio, sopra l'arco ricavato nella parete interna, si incontra una grande tela incorniciata che rappresenta Il colera del 1855.

La Fiera di Lugo

Il santuario è all'origine della Fiera, manifestazione nata per ricordare l'Assunzione al cielo della Vergine. Nel Quattrocento Lugo aveva già il suo mercato settimanale. Cogliendo la vocazione commerciale della cittadina, alla fine del secolo venne istituita la fiera, che si tenne per secoli nei giorni 15-16 agosto.

La fiera venne trasferita dentro le mura in seguito ad un incendio che si sviluppò proprio durante lo svolgimento della manifestazione, il 16 agosto 1628. Infine, nella seconda metà del Settecento la durata fu allungata a due settimane: dal 20 agosto al 6 settembre..

Il Cimitero di Lugo

In attuazione dei decreti napoleonici che imposero a ciascun comune la costruzione del cimitero civile lontano dalle mura, la comunità lughese dispose che esso venisse costruito di fronte al santuario mariano.

Testo tratto dalla voce «Santuario della Beata Vergine del Molino» di Wikipedia, l'enciclopedia libera (autori), con licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0. Estratto automaticamente: note, tabelle e immagini omesse, formattazione semplificata.

Dove si trova

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