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Chiesa della Beata Vergine di Monserrato

Monserrato (CA) · Sardegna
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In breve

La chiesa della Beata Vergine di Monserrato, conosciuta anche come Nostra Signora di Monserrato, è la parrocchiale di Bari Sardo, nella provincia dell'Ogliastra. Consacrata al culto cattolico, fa parte della diocesi di Lanusei.

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Storia e descrizione

La chiesa della Beata Vergine di Monserrato, conosciuta anche come Nostra Signora di Monserrato, è la parrocchiale di Bari Sardo, nella provincia dell'Ogliastra. Consacrata al culto cattolico, fa parte della diocesi di Lanusei.

La chiesa sorge di fronte all'omonima piazza nel centro del paese, e si distingue per le dimensioni (notevoli, in rapporto al piccolo centro abitato) e per la ricchezza dei marmi che costituiscono gli arredi interni.

Deve la sua denominazione alla Madonna di Montserrat, patrona del paese e venerata anche in molti altri Comuni della Sardegna a seguito del lungo periodo di dominazione spagnola nell'isola.

Storia

I lavori di costruzione del tempio iniziarono nel XVII secolo, in sostituzione di un edificio più antico ormai in rovina ma esistente, come attestano i registri parrocchiali, almeno dal 1584 e anch'esso già dedicato alla Vergine di Monserrato. L'opera venne completata nel 1720, e nel 1749 venne aggiunta la sacrestia.

Nella seconda metà del XVIII secolo, in vista della possibilità per Bari Sardo di ospitare la sede vescovile d'Ogliastra, l'interno della chiesa venne impreziosito da pregiati arredi marmorei per volere dell'allora rettore, il tempiese don Bernardino Pes, nel tentativo di cercare di vincere la concorrenza della nascente chiesa di Tortolì. Contestualmente venne affidato all'architetto piemontese Giuseppe Viana il progetto della costruzione del campanile, il cui completamento avvenne intorno al 1790, anno in cui fu anche collocato l'orologio del mastro Gaetano Pintus di Cagliari.

Esterno

L'edificio presenta una facciata semplice sviluppata su due livelli, separati fra loro da una cornice aggettante. In quello inferiore si trova, in posizione centrale e preceduto da una scalinata in granito, un portale ligneo a doppia anta, sovrastato da una lunetta cieca semicircolare. La parte superiore, su cui si affaccia un finestrone arcuato, si chiude con un terminale a doppia inflessione, che delinea la caratteristica sagoma a "lucerna di carabiniere".

Incorportato sul fianco destro della struttura si erge l'imponente campanile, individuabile da ogni angolo dell'abitato grazie alla sua altezza. La torre è a base quadrata e si articola in più livelli suddivisi da pronunciate cornici marcapiano, in stile barocchetto piemontese. Partendo dal basso, dopo la sezione liscia del basamento si incontra il quadrante circolare dell'orologio. Salendo si raggiunge la cella campanaria, protetta da balaustra e aperta su ogni lato da ampie monofore ad arco, decorate da paraste e lesene angolari. Il campanile termina con una caratteristica cuspide curvilinea sormontata a sua volta da una croce metallica apicale, che porta l'altezza complessiva della torre a 35 metri dal suolo.

Sul retro dell'edificio si staglia una cupola ottagonale di ampie dimensioni, rivestita con un mosaico di scaglie ceramiche maiolicate, caratterizzate da una cromaticità variegata nei toni del rosso e del bruno e la cui lucentezza dona un effetto cangiante sotto la luce solare.

Interno

L'interno della chiesa, che si sviluppa con una classica pianta a croce latina per 38 metri nel braccio lungo e per 26 in quello corto, è contraddistinto da un pavimento a scacchiera realizzato con grandi quadroni di marmo bianco e nero.

Nell'unica navata, coperta da una volta a botte a campata unica, si aprono tre cappelle per lato, alle quali si accede tramite archi a tutto sesto. In corrispondenza dell'incrocio dei bracci il transetto è sormontato dalla volta a cupola: la struttura interna si compone di un tamburo ottagonale finestrato, il quale si raccorda alla struttura sottostante per mezzo di quattro pennacchi angolari.

Vicino all'ingresso, nella prima cappella a sinistra, staziona al di sopra di una piccola colonna il fonte battesimale, la cui edicola in legno scuro intagliato presenta un pannello frontale raffigurante il battesimo di Gesù.

Pulpito

Addossato a un pilastro della navata si affaccia un pregevole pulpito pensile. La vasca, di forma poligonale e rifinita in marmi policromi, è arricchita da un medaglione centrale in bassorilievo raffigurante san Giovanni Battista. La struttura poggia su un articolato piedistallo di sostegno a base quadrangolare, impreziosito da vari intarsi e modanature. A sovrastare il pulpito vi è un paracielo ligneo sagomato, rifinito con bordi dorati intagliati e, nell'intradosso, da una raggiera dorata scolpita.

Presbiterio

Il presbiterio, completato nel 1777 e attribuito al marmoraro lombardo Giovanni Battista Franco, è realizzato su modello di quello del duomo di Cagliari: caratterizzato da un raffinato barocchetto sardo a marmi mischi, rappresenta uno dei più alti esempi di scultura e decorazione marmorea settecentesca in Ogliastra. La struttura risulta sopraelevata di oltre 1 metro rispetto alla quota della navata per ospitare al di sotto del pavimento una piccola cripta, non visitabile, destinata alla sepoltura del parroco che la fece costruire, don Bernardino Pes, e a quelle di alcuni suoi successori. Il presbiterio è cinto per tutta la sua lunghezza da una raffinata balaustra, composta da colonnine in marmo bianco e sormontata da un corrimano sagomato, con terminali a sfera. I banchi in muratura sottostanti la balaustra presentano invece intarsi marmorei che disegnano motivi fitomorfi di gusto rococò, alternando losanghe centrali in marmo rosso scuro a lastre di marmo bianco venato. L'intera struttura si appoggia sulle sculture, del medesimo materiale, di quattro leoni stilofori: due accucciati ai piedi della scalinata frontale, uno a testa in quelle laterali.

Altari

Al centro del presbiterio si trova l'altare maggiore, in stile barocco: un'opera di Michele Spazzi del 1760, anche questa realizzata in marmi policromi. Sulla mensa si imposta il tabernacolo a tempietto, dal quale si eleva un'imponente edicola monumentale articolata su più livelli. La parte centrale è caratterizzata da una nicchia ad arco racchiusa da quattro colonne scanalate in marmo scuro venato che sostengono una trabeazione sagomata e un fastigio finemente scolpito. All'interno della nicchia è custodita la statua della Beata Vergine del Monserrato con il Bambino, mentre ai lati si aprono due edicole minori con archi a tutto sesto e volute di raccordo destinate ad accogliere le statue di San Giovanni Bosco e di San Luigi Gonzaga.

Di particolare rilievo artistico è anche il monumentale altare sul braccio sinistro del transetto, realizzato da Filippo Belliazzi. È dedicato alla Madonna del Rosario, la cui statua è contenuta nella nicchia centrale, e fu fatto erigere dall'omonima confraternita. Quest'altare in particolare, e più in generale i marmi della chiesa, per decenni è stato protagonista di una curiosa leggenda metropolitana tramandata di generazione in generazione: il racconto popolare narrava infatti che secoli fa fosse approdata sulle coste della marina di Bari Sardo una nave con un carico di marmi pregiati destinato a Bari, in Puglia. Per un errore dovuto alla simile nomenclatura dei due luoghi — al tempo infatti Bari Sardo si chiamava ancora semplicemente Barì — la nave e il tesoro che trasportava approdarono nelle coste del paese sardo, contribuendo a farne una delle chiese più eleganti della zona. In realtà questa ricostruzione è stata smentita dalle fonti documentarie disponibili nell'Archivio diocesano di Cagliari, che attestano che le parti che lo compongono furono acquistate a Napoli in due momenti distinti, tra il 1760 e il 1777.

Nel transetto destro, che ospita anche un organo a canne ottocentesco regolarmente funzionante e utilizzato solo in occasioni particolari, è invece collocato l'altare dedicato a san Giovanni Battista. La sua realizzazione è attribuita a Giovanni Battista Franco, così come quella di altri due altari minori collocati nelle cappelle laterali, databili anch'essi al primo Ottocento.

La Madonna Dormiente

Nel braccio sinistro del transetto è presente anche un cataletto con un simulacro della Madonna dormiente, custodito all'interno di una teca lignea. La scultura, di fattura della bottega napoletana e risalente alla prima metà dell'Ottocento, raffigura la Vergine distesa in un sonno profondo, vestita con abiti tradizionali e un manto azzurro. La lettiga dorata è finemente intagliata, e presenta quattro angioletti alle estremità.

Opere pittoriche

Le pareti della chiesa sono adornate anche da diverse tele di pregio, fra cui il più antico dipinto conservato in Ogliastra, datato 1559: si tratta di una copia della Sacra Famiglia Canigiani di Raffaello, di cui riprende personaggi e rispettive posizioni, pur differendo dall’originale per una minore attenzione ai dettagli cromatici. L'opera, due volte trafugata nel corso dei secoli ma sempre recuperata, apparteneva alla collezione personale del rettore don Antonio Mameli di Seui, che la donò alla chiesa nei primi dell'Ottocento come suo personale lascito testamentario. Non essendo firmato, l’esecutore rimane tuttora ignoto, anche se alcuni lo attribuiscono ad Antioco Mainas.

Di notevole interesse è anche "Demoni e anime dannate" (noto altresì come "L'inferno"), firmato da Francesco Massa nel 1788. Il dipinto rappresenta allegoricamente delle figure umane, personificazione dei sette vizi capitali e dei cinque sensi, avvolte fra le fiamme dell'inferno da un groviglio di anime dannate e di creature mostruose. L'opera ha un chiaro intento catechetico e ammonitorio sulle conseguenze del peccato.

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Dove si trova

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