Storia e descrizione
La Concattedrale di Santa Maria Assunta e di San Vito è il duomo di Montalto delle Marche. Progettata nel 1587 dall'architetto Girolamo Rainaldi, allievo di Domenico Fontana, per volontà di papa Sisto V. Venne completata quasi tre secoli dopo dall'architetto Luigi Poletti.
Dal 1646, la chiesa conserva le reliquie di San Vito, protettore della città.
Nel 1965 papa Paolo VI la eleva alla dignità di basilica minore. Insieme alla concattedrale dei Santi Gregorio Magno e Margherita di Ripatransone, è una delle due concattedrali della diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto.
Storia
Sisto V, papa dal 1585 e successore di papa Gregorio XIII, considerava Montalto delle Marche una "patria carissima".
Già nel 1586, con una bolla papale, il pontefice istituì la Diocesi di Montalto, attiva fino al 1810, e il Presidato omonimo. Il nuovo stato, con capitale Montalto, si estendeva dal mare agli Appennini e comprendeva il territorio di 13 comuni fino a Montemonaco.
La nuova diocesi di Montalto ridimensionò le diocesi di Fermo ed Ascoli.
Per volere dello stesso pontefice fu avviata, nel mese di maggio 1589, la costruzione della nuova cattedrale, in sostituzione della precedente collegiata di Santa Maria in Colle, oggi teatro comunale.
Progetto urbano sistino
Il progetto di Sisto V era quello di ospitare la nuova chiesa cattedrale dove si trovava la vecchia Chiesa di San Pietro, sul Monte della Croce, avendo scelto di non intervenire nella città vecchia. Infatti, la sua idea era quella di creare una piazza grande quanto quella di Ascoli, capace di ospitare un importante mercato e dove si potesse affacciare il palazzo vescovile, ovvero l'attuale seminario.
Inoltre il suo scopo era quello di erigere la chiesa nel punto di congiunzione delle tre vie che portavano a Montalto collegando la parte vecchia con la nuova che si sarebbe sviluppata verso le valli dell'Aso e del Menocchia.
Cantiere
Mentre veniva redatto il progetto per la realizzazione della cattedrale, il pontefice elargì al comune un'ingente somma di denaro per lo sbancamento del Monte della Croce, dove oggi si trova la chiesa. A presentare il progetto a Sisto V fu Domenico Fontana ma l'effettivo esecutore fu il suo allievo Girolamo Rainaldi.
I lavori di sterramento si conclusero nei primissimi mesi del 1589, dando il via ai lavori di costruzione, avviati dal vescovo Paolo Emilio Giovannini con la posa della prima pietra il 30 maggio, festa di San Felice nonché onomastico dello stesso papa. I lavori necessitarono di un elevato numero di mattoni e coinvolsero oltre ai fornaciai di Montalto quelli di Porchia, Patrignone, Jesi.
Per avere informazioni aggiornate sull'andamento del cantiere, il papa mandò come supervisore ai lavori Pompeo Floriani.
Alla morte di Sisto V, nel 1590, la basilica inferiore era stata completata. I lavori rallentarono significativamente per la mancanza di materie prime e per diverse calamità naturali, almeno fino alla morte del cardinale Alessandro Peretti, pronipote di Sisto V. Da quel momento in poi i lavori si fermarono del tutto per oltre 30 anni.
Con l'arrivo del modenese Girolamo Codebò, 5° vescovo della Diocesi di Montalto, il cantiere della cattedrale riprese slancio e fu affidato ad Andrea Silvestri, un nobile appassionato di architettura. Tra il 1656 e il 1659 vennero intonacate le cappelle della basilica inferiore, allungati i pilastri, eretta la scala a chiocciola che collega la chiesa inferiore a quella superiore e ultimato l'altare maggiore.
All'inizio del 1700 la cattedrale era quasi del tutto completata, anche se mancavano la cupola, il campanile e la facciata.
Per l'intero XVIII secolo i lavori si interruppero fino ad inizio XIX, quando fu istituito un censo con il contratto rogato dal notaio Giuseppe Lucidi il 6 agosto 1816 per cui la comunità e il capitolo di Montalto si impegnavano a vendere quattro candelabri e una croce con piede d'argento (detti argenti sistini), donati a suo tempo da Sisto V, per garantire la prosecuzione dei lavori.
Nel 1847 venne eletto il vescovo Eleonoro Aronne, che affidò il cantiere a Luigi Poletti, riedificatore della Basilica romana di San Paolo, impegnato fino al 1880, anno della sua morte.
Verso la fine del XIX secolo, Luigi Fontana si occupò di rifinire gli interni della concattedrale, che venne terminata grazie al finanziamento di Carlo Sacconi e l'intervento di Giuseppe Breccia nella prima metà del XX secolo. Le vetrate delle cappelle vennero colorate nel 1991, dopo diverse opere di restauro che continuarono anche dopo il 2000 a seguito degli eventi sismici.
Architettura
La Cattedrale è isolata dagli altri edifici limitrofi. Si affaccia sull'attuale piazza Sisto V e presenta un dislivello di quota di 11 metri fra la facciata e l'abside. La struttura dell’edificio è interamente realizzata in mattoni pieni; la copertura è prevalentemente in capriate lignee, ad eccezione di alcune porzioni (navate laterali e sagrestia di sinistra) che presentano una copertura latero cementizia.
Planimetria
La fabbrica si sviluppa su due livelli: la chiesa superiore è caratterizzata da un impianto a croce latina a tre navate e dieci cappelle laterali; la chiesa inferiore presenta una pianta a croce greca con due cappelle.
Sono presenti due ingressi principali, uno al piano superiore passando dal portico, l'altro al piano inferiore in corrispondenza della cripta.
I due piani sono collegati da due scale, una a chiocciola (fino alla cella campanaria) e l’altra di tipo lineare.
Facciata
La realizzazione della facciata è stato l'ultimo intervento architettonico del cantiere. La soluzione architettonica, proposta da Poletti, si presentava in stile neoclassico, rifacendosi a modelli rinascimentali. Il portico venne completato nel 1896, seguendo il progetto di Luigi Fontana (successore di Poletti). Nel 1939 il canonico Antonio Mattielli contattò l'architetto Giuseppe Breccia, che propose quattro progetti per la nuova facciata. Venne adottata la quarta soluzione, che prevedeva la modifica della parte alta del timpano e la realizzazione di una balaustra di colonnine vicina ai modelli barocchi o tardo rinascimentali.
Campanile
La torre campanaria, costruita nel 1852 su disegno di Luigi Poletti, raggiunge un’altezza di 55 m. Presenta finestroni ad arco a tutto sesto e ordini architettonici sovrapposti:
Il primo ordine, a pianta quadrata, raggiunge l'altezza dell'abside.
Il secondo ordine è a pianta ottagonale con capitelli ionici.
Il terzo ordine, ovvero la cella campanaria, è a pianta circolare con capitelli corinzi.
Il secondo e il terzo ordine sono decorati con lesene. La copertura della cella campanaria è realizzata con una cupola a sesto ribassato rivestita di lastre in zinco.
Campane
Nel 1851 iniziò la demolizione della torre campanaria della Chiesa di Santa Maria in Colle, ritenuta pericolante. Le sue sei antiche campane furono trasferite all'interno della cella campanaria della Cattedrale e sono:
Vito (1567), il "campanone" da 11 quintali;
Assunta (1717), dal peso di 6 quintali;
Rosaria (1728), la campana delle messe da 2 quintali;
Cecilia (1263), peso circa 190 kg, la campana più antica recuperata dal convento di San Francesco delle Fratte;
una campana da circa 80 kg (1948);
Agnese (1718), la più piccola, di 75 kg.
Livello inferiore
Il piano inferiore ospita la cripta della cattedrale con le tombe dei vescovi. Dietro l'altare è presente un gruppo in gesso della deposizione di Cristo dello scultore Giorgio Paci realizzata nel 1860. È composto di sei figure che assistono la sepoltura di Gesù.
Alle pareti si trovano gli altorilievi delle tredici stazioni della Via Crucis.
All'interno di una delle due cappelle laterali è presente una replica della grotta di Lourdes e nell'altra un presepe permanente con scene realizzate nella campagna marchigiana per il Natale dell'anno 1988. In alto, nel braccio sinistro della pianta a croce greca è presente un'iscrizione che rende credibile l'ambizioso progetto di Sisto V di portare a Montalto delle Marche il Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Livello superiore
La decorazione interna è opera di Luigi Fontana che vi lavorò dal 1876 al 1880 incaricato dal vescovo Eleonoro Aronne. Il vescovo e il cardinale Carlo Sacconi contribuirono alla spesa arricchendo la Cattedrale di alcuni vasi sacri in argento dorato.
Tutto l'apparato pittorico mira alla celebrazione della Vergine alla quale è dedicata la Cattedrale. Lungo la base delle volte dell'intero edificio è riportato il Magnificat e sul soffitto della navata centrale affrescati tre episodi: visita a Santa Elisabetta, Immacolata Concezione e Annunciazione.
Altare centrale
Nell'area dell'altare centrale il pavimento del presbiterio è decorato con una successione geometrica che ricorda i mosaici policromi dell'età imperiale romana, eseguiti alla fine del 1950. Originariamente, sotto la mensa era presente una grata di ferro che metteva in collegamento il livello superiore con quello inferiore per garantire la regolazione termica.
L'altare maggiore in legno dorato fu sostituito con uno nuovo in marmi pregiati. I primi scalini creati alla base coprono oggi per più di due metri parte del disegno del presbiterio.
Dietro l'altare si trova il coro di legno, due nicchie con San Luca e San Giovanni e un bassorilievo con l'Assunzione di Maria.
Transetto
Agli estremi del transetto sono presenti sul lato sinistro la cappella di San Vito e sul lato destro la cappella del Santissimo Sacramento.
Cappella di San Vito
La cappella è in onore a San Vito, protettore della città dal 1646. Qui sono conservate in un reliquiario di bronzo dorato a forma di tempietto circolare alcune reliquie del santo: il cranio, quattro denti molari e una piccola parte di mascella. La pala d'altare con raffigurati la Madonna col Bambino, San Vito e San Venanzio è opera del pittore Pietro Lucatelli, su commissione del marchese Tarquinio Santacroce. È stata realizzata nel 1691 e consegnata nel 1692. Successivamente, nel 1878, la Giunta municipale stabilì di porre mano alle decorazioni finali della cappella, facendola anche marmorizzare e dorare, e diede l'incarico a Luigi Fontana. Al centro del soffitto Fontana rappresenta la Gloria di San Vito, sorretto da angeli con la palma del martirio, i flagelli e il fascio, che va a simboleggiare il perseguitore Impero romano.
Cappella del Santissimo Sacramento
Speculare a quella di San Vito, la cappella del Santissimo Sacramento presenta sul soffitto un Cristo risorto con a sinistra l'apparizione alla Maddalena e a destra la cena di Emmaus, realizzati da Luigi Fontana. Al centro è presente una pala con l'Ultima Cena e sotto di questa si trova un tabernacolo.
Cappelle lato sinistro
Nel lato sinistro sono presenti cinque Cappelle dedicate a santi e figure bibliche: Madonna della Misericordia, Sant'Antonio Abate, San Giuseppe, Santissimo Crocifisso, San Domenico.
Cappella della Madonna della Misericordia
L'immagine della Madonna delle Misericordia al momento dello sbancamento del Monte della Croce era molto onorata. È per questa ragione che è stata riallestita nella prima cappella del lato sinistro della cattedrale.
Alla fine degli anni cinquanta del XVII secolo i pittori Luca Forte e Marino Umili di Patrignone lavorarono alle elaborazioni in stucco.
Cappella di Sant'Antonio Abate
Al centro della cappella si trova la statua in gesso di Sant' Antonio Abate con il fuoco che l'angelo dipinto sul soffitto tiene nella mano destra. Nella nicchia di destra si trova la statua di cartapesta di San Francesco Saverio. Sotto l'altare si conserva la scultura in legno del Cristo Morto. La scultura è coperta da un sottile velo traforato.
Cappella di San Giuseppe
Al centro, nella pala d'altare, è rappresentato il transito di San Giuseppe. Nella nicchia di destra si trova una statua policroma in gesso raffigurante San Giuseppe con Gesù Bambino. Sul soffitto è raffigurato un angioletto che tiene il bastone fiorito di giglio, che è un riferimento alla rielaborazione medievale del racconto apocrifo del Protovangelo di Giacomo della metà del II secolo d.C.
Cappella del Santissimo Crocifisso
La Cappella del Santissimo Crocifisso è arricchita da stucchi, in origine dorati. A destra e a sinistra dell'altare sono presenti due figure intere di angeli adoranti con altre figure di putti e teste di angeli che seguono lo stile tardobarocco.
Cappella di San Domenico
Ai lati della cappella è rappresentato lo stemma del cardinale Carlo Sacconi. Sul soffitto troviamo San Domenico in gloria sorretto da angeli e a sinistra Sant'Agostino, rappresentato come dottore della Chiesa. Nella rappresentazione di sinistra San Domenico guarisce un ammalato. Sull'altare è presente un baldacchino di legno dorato, sostenuto da due angeli.
Cappelle lato destro
Nel lato sinistro sono presenti cinque cappelle dedicate a santi e figure bibliche: Battistero, Madonna del Rosario, Madonna Addolorata, Madonna di Reggio, Sacra Famiglia.
Cappella del Battistero
Il battistero era originariamente in legno. Nel 1967 è stato sostituito dall'attuale in travertino. Presenta delle colonne con capitelli corinzi e oltre ad alcuni strumenti da lavoro il fonte battesimale è arricchito da teste di angeli, volute e serti di frutta.
Del 1967 sono anche le opere pittoriche realizzate da Michelangelo Bedini.
Nella cappella è ospitato un cero pasquale con l'Alfa e l'Omega con a sinistra un'opera moderna eseguita con una tecnica mista a fresco.
Cappella della Madonna del Rosario
Al centro si trova una statua policroma in gesso che raffigura incoronati la Madonna e il Bambino. Nella nicchia di destra si trova la statua in gesso di Santa Margherita Maria Alacoque. A sinistra si trova la statua della Madonna della Misericordia, proveniente dall'omonima chiesa di Via Roma, oggi sala San Vito. Sul pilastro della navata centrale si trova l'epigrafe di Pier Saverio Antonini.
Cappella dell'Addolorata
Nella Cappella è presente una pala centrale con ai lati una statua e un dipinto. La statua dell'Addolorata in cartapesta policroma e posta nella nicchia centrale attorno alla quale sono riportati in tondi monocromi i sette dolori di Maria. I dipinti laterali del soffitto rimandano a immagini della Passione di Cristo. Sotto il tabernacolo è posto il busto di San Gabriele dell'Addolorata e nella nicchia di sinistra la statua policroma in gesso di Santa Cecilia che tiene con la mano destra la palma del martirio e nella sinistra un rotolo con note musicali. Sulla destra della cappella si trova anche una raffigurazione di Santa Scolastica vergine, sorella di San Benedetto. Ai lati dell'altare lo stemma araldico della famiglia Massi-Mauri, i cui elementi si ripetono anche su quattro candelabri.
Cappella della Madonna di Reggio
La cappella venne fatta costruire dal vescovo Girolamo Codebò e venne dedicata alla Madonna di Reggio, raffigurata nel dipinto sul soffitto. Sulla destra si trova un'epigrafe riferita al grande miracolo di Reggio nel quale un ragazzo riacquista udito e parola. Nella nicchia di sinistra è raffigurato San Girolamo, patrono dei traduttori con i suoi attributi: il libro, un leone e la pietra con cui si colpiva al petto. Alla base dei candelabri e della croce è riportato il Sacro Cuore di Gesù.
Cappella della Sacra Famiglia
Sotto l'altare è presente la statua di San Tiburzio martire in veste rossa con una fascia azzurra in vita e il capo ornato sia da un'aureola dorata che da una corona di fiori bianchi e rossi. Nella mano sinistra porta la palma del martirio e nella destra una croce. Sulla destra della cappella una statua di Sant'Ubaldo, a sinistra, invece, si trova Santo Liborio e un gruppo in stile moderno con Maria, Giuseppe e il bambino.
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