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Parco archeologico di Poggibonsi

Poggibonsi (SI) · Toscana
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In breve

Il Parco archeologico di Poggibonsi, denominato ufficialmente Parco archeologico e tecnologico di Poggio Imperiale, è un'area protetta d'interesse storico e archeologico situata sulla sommità del colle di Poggio Imperiale nel comune di Poggibonsi, in provincia di Siena. Il parco tutela e valorizza un sito di straordinaria importanza per l'archeologia medievale italiana, caratterizzato da una complessa stratificazione storica che spazia dal tardoantico (il periodo di transizione tra l'età classica e il Medioevo) fino al Rinascimento.

Sito del Comune di Poggibonsi
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Storia e descrizione

Il Parco archeologico di Poggibonsi, denominato ufficialmente Parco archeologico e tecnologico di Poggio Imperiale, è un'area protetta d'interesse storico e archeologico situata sulla sommità del colle di Poggio Imperiale nel comune di Poggibonsi, in provincia di Siena. Il parco tutela e valorizza un sito di straordinaria importanza per l'archeologia medievale italiana, caratterizzato da una complessa stratificazione storica che spazia dal tardoantico (il periodo di transizione tra l'età classica e il Medioevo) fino al Rinascimento.

Indagato sistematicamente tra il 1993 e il 2009, con indagini sul campo riprese a partire dal 2017 dall'Insegnamento di Archeologia Medievale dell'Università degli Studi di Siena, il sito ospita le testimonianze sovrapposte di tre principali insediamenti: un villaggio alto-medievale (evolutosi da una prima fase di età ostrogota a una curtis carolingia di IX-X secolo d.C.), l'importante città imperiale e ghibellina di Poggio Bonizio (fondata nel 1155 e distrutta nel 1270) e la successiva Fortezza di Poggio Imperiale, imponente struttura difensiva progettata alla fine del XV secolo da Giuliano da Sangallo su commissione di Lorenzo de' Medici.

Il parco è internazionalmente noto per ospitare l'Archeodromo di Poggibonsi, il primo museo all'aperto in Italia interamente dedicato all'Alto Medioevo. Basato sui principi dell'archeologia sperimentale (la verifica di ipotesi scientifiche sul passato attraverso la ricostruzione pratica e l'uso di repliche di manufatti) e della "storia vissuta" (living history), l'archeodromo propone la ricostruzione in scala 1:1 della curtis di periodo franco rinvenuta durante gli scavi. L'iniziativa si configura come uno dei progetti pionieristici di archeologia pubblica (la divulgazione e il coinvolgimento attivo della cittadinanza nella ricerca archeologica) in Europa. Per l'efficacia e il rigore della sua comunicazione scientifica, il progetto ha ottenuto nel 2015 il Premio nazionale "Riccardo Francovich", conferito dalla Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI).

Parco e contesto storico

Il parco archeologico e le sue strutture si trovano sulla sommità del colle denominato Poggio Imperiale (Monte Imperiale, anticamente Mons Imperialis), che sovrasta la cittadina di Poggibonsi. Il colle è interamente circondato dalla cinta muraria della Fortezza di Poggio Imperiale, una delle realizzazioni difensive più importanti tra quelle commissionate da Lorenzo de' Medici. Dal colle, che ha visto in passato la costruzione di varie abitazioni e cittadelle fortificate, si possono osservare i castelli di Badia e di Strozzavolpe, oltre che la basilica di San Lucchese, patrono della città. Più in lontananza, è possibile scorgere le torri del comune di San Gimignano, importantissimo centro turistico della zona.

Nonostante l'archeodromo rievochi con le sue attività il periodo compreso tra il IX e il X secolo d.C., le strutture rivelate dai numerosi scavi archeologici sono collocabili in un periodo di tempo molto più ampio: si passa dalle strutture più antiche risalenti al V-VI secolo d.C., fino a considerare la Fortezza di Poggio Imperiale, datata 1472. Grazie ad una collaborazione che ha coinvolto il Comune di Poggibonsi e l'Università degli Studi di Siena, il parco è stato inaugurato nell'anno 2003, dopo circa 10 anni di lavori. Le operazioni archeologiche effettuate dal 1993 hanno portato alla luce i resti di varie strutture abitative di un villaggio alto-medievale, e delle sue varie fasi di evoluzione.

Nell'anno 2014 il Comune di Poggibonsi ha commissionato lavori di ristrutturazione sull'intera zona del parco archeologico: grazie alla costruzione della camminata panoramica, lungo le mura della Fortezza, è oggi possibile visitare tutti i punti del parco con i numerosi pannelli esplicativi. I visitatori hanno la possibilità di percorrere 5 tipologie di percorsi tematici:

Archeologico

Storico-architettonico

Geologico-morfologico

Naturalistico-ambientale

Panoramico-monumentale

Servizi e attività didattiche

Il Cassero (l'edificio monumentale soprastante la Fortezza di Poggio Imperiale) funge da centro di interpretazione, raccolta documentale e punto di coordinamento logistico dell'intero sistema parco. La struttura ospita una sala congressi, laboratori archeologici e informatici, una foresteria, servizi di ristorazione e un bookshop.

Le attività didattico-culturali e di divulgazione sono coordinate dalla società Archeòtipo s.r.l. (società spin-off accademica dell'Università degli Studi di Siena). L'offerta comprende laboratori di archeologia sperimentale per scolaresche, campi solari scientifici, visite guidate e rievocazioni storiche a tema medievale.

Attività per adulti e laboratori specialistici

Oltre alle proposte per l'infanzia, il parco organizza regolarmente corsi formativi e laboratori tecnici rivolti a un pubblico adulto, focalizzati sul recupero dell'artigianato storico e delle discipline archeologiche:

Tessitura storica: apprendimento delle tecniche di tessitura tradizionale mediante l'impiego di telai a mano ricostruiti.

Sartoria e tintura naturale: studio della moda del XIII secolo basato su fonti iconografiche per la riproduzione di abiti d'epoca e sperimentazione di ricette per la tintura dei filati con elementi vegetali (robbia, guado, zafferano).

Scherma medievale: introduzione teorica e pratica alle tecniche schermistiche del Basso Medioevo in condizioni di totale sicurezza.

Introduzione all'archeologia pratica: corsi teorico-pratici incentrati sui metodi della ricerca archeologica stratigrafica e della valorizzazione culturale.

Formazione universitaria e Summer School

Dal 2015, il Dipartimento di Scienze Storiche e Beni Culturali dell'Università degli Studi di Siena organizza presso il parco la Summer School internazionale intitolata "La materialità della storia: archeologia sperimentale e living history", diretta dal professor Marco Valenti.

Il corso è rivolto a studenti, ricercatori e operatori dei beni culturali, e mira a formare figure professionali specializzate nella gestione di musei all'aperto e parchi archeologici. Durante le sessioni estive, i partecipanti affrontano lezioni teoriche presso il Cassero e partecipano direttamente alla costruzione o manutenzione straordinaria delle capanne dell'Archeodromo (come avvenuto nel 2019 per la capanna C39), apprendendo sul campo le antiche tecniche di carpenteria in legno, impasto della terra e orditura dei tetti in canna palustre.

Archeologia sociale e archeoterapia

Il parco è stato tra i primi siti in Italia a sperimentare protocolli di "archeoterapia", integrando le pratiche dell'archeologia pubblica con scopi terapeutici e riabilitativi. In collaborazione con i servizi sociosanitari locali e cooperative sociali, vengono attivati percorsi rivolti a persone con disabilità psichiche, cognitive o sensoriali. Le attività si articolano in due ambiti principali:

Attività di laboratorio archeologico: manipolazione, siglatura e restauro assistito di reperti ceramici non diagnostici, simulazione di scavi stratigrafici in ambiente controllato.

Pratiche di archeologia sperimentale: coinvolgimento attivo nella riproduzione di antiche tecnologie (lavorazione dell'argilla, tessitura, panificazione), finalizzato alla stimolazione cognitiva, alla manualità fine e alla cooperazione sociale all'interno del gruppo.

Il Centro di documentazione

Aperto nel 2003 e interamente riorganizzato nel 2011 secondo moderni criteri di comunicazione museale, il Centro di Documentazione è situato all'interno del Cassero della Fortezza. Il progetto scientifico e allestitivo è stato concepito per narrare le trasformazioni urbanistiche, edilizie e sociali del sito in modo immediato, rinunciando a tecnicismi e favorendo un approccio di tipo interattivo (secondo la filosofia del "touch the past" ovvero "toccare il passato").

La narrazione si avvale di grandi ricostruzioni illustrate affiancate da fotografie di scavo, plastici ricostruttivi e una selezione mirata di reperti intesi come veri e propri "arredi" della vita quotidiana delle varie epoche. Il percorso espositivo si articola in tre sale cronologiche e una sala polivalente:

Prima sala (L'Alto Medioevo): illustra l'evoluzione del villaggio dal V al X secolo d.C. Accanto ai reperti, ospita la ricostruzione tridimensionale in scala 1:1 dello spaccato di una capanna seminterrata dotata di pavimento in terra battuta, focolare e arredamento interno (pagliericci, pellicce, vasi in ceramica).

Seconda sala (Il Basso Medioevo): è dedicata alla fondazione di Poggio Bonizio (1155), al suo sviluppo in comune ghibellino e alla sua distruzione nel 1270. L'elemento centrale è la ricostruzione a grandezza naturale dell'officina di un fabbro del XIII secolo, completa di forgia, incudine e strumenti di lavoro reali che i visitatori possono toccare con mano.

Terza sala (L'Età Moderna): analizza la breve rioccupazione di Arrigo VII nel 1313 e, in particolare, la complessa fase di progettazione e cantiere della Fortezza Medicea.

Sala Polivalente "Riccardo Francovich": uno spazio modulare progettato per ospitare conferenze, lezioni didattiche, attività seminariali e iniziative culturali del parco.

Gli scavi archeologici

Gli scavi archeologici sul colle di Poggio Imperiale rappresentano una pietra miliare per l'archeologia medievale italiana. La prima lunga campagna di scavo, svoltasi tra il 1993 e il 2009 sotto la condirezione scientifica dei professori Riccardo Francovich e Marco Valenti, ha interessato un'area di circa 12 ettari complessivi. Le indagini hanno smentito le fonti d'archivio primarie che datavano la nascita del sito solo alla metà del XII secolo, dimostrando una frequentazione quasi ininterrotta a partire dal V secolo d.C.

Dopo un'interruzione durata sette anni, il Comune di Poggibonsi e l'Università degli Studi di Siena hanno formalmente riavviato le indagini archeologiche sul campo il 3 luglio 2017, con l'obiettivo di chiarire ulteriormente le dinamiche d'insediamento sul colle.

Il villaggio altomedievale (V-X secolo d.C.)

La straordinaria importanza scientifica dello scavo risiede nell'aver riportato alla luce, per la prima volta in Italia in modo così esteso, la transizione materiale dall'età tardoantica al pieno feudalesimo attraverso le trasformazioni architettoniche e sociali di un villaggio rurale.

Fase tardoantica (V-VI secolo d.C.)

L'insediamento più antico sul colle è costituito da un nucleo di cinque abitazioni di forma rettangolare. Queste strutture vengono definite in archeologia "case in terra" poiché le pareti poggiavano direttamente sul suolo livellato tramite uno zoccolo in pietra e malta di fango, senza vere e proprie fondazioni scavate. A differenza delle capanne delle epoche successive, queste abitazioni presentavano una copertura in laterizi (tegole e coppi) di tradizione romana, a testimonianza di una continuità tecnologica e artigianale con l'età classica. Ai margini delle case si sviluppavano una calcara (fornace da calce), una cisterna, un'area adibita alla macellazione e tracce di campi arati.

Fase longobarda (fine VI - VIII secolo d.C.)

Con l'arrivo dei Longobardi, il villaggio subisce una profonda ristrutturazione. Le vecchie "case in terra" vengono abbandonate in favore di capanne in legno a pianta circolare o quadrangolare, parzialmente infossate nel terreno, note come Grubenhäuser (capanne seminterrate). Ogni unità abitativa, di dimensioni comprese tra i 20 e i 50 metri quadri, era dotata di un'area esterna recintata.

Nel corso dell'VIII secolo d.C. si assiste a una prima differenziazione sociale: le capanne aumentano di numero e si dispongono attorno a un'ampia corte centrale, suggerendo la presenza di un personaggio di rango egemone (un probabile amministratore regio o esponente dell'aristocrazia locale). L'economia di questa fase si basava prevalentemente sull'allevamento ovino e caprino.

Fase carolingia e feudale: l'azienda curtense (IX-X secolo d.C.)

Durante il periodo di dominazione franca, l'insediamento assume la fisionomia di una vera e propria curtis (azienda curtense). Al centro del villaggio viene edificata la longhouse (casa lunga), un'imponente residenza signorile in legno e terra battuta (misurante 17 × 8,5 metri) che fungeva da centro direzionale ed economico per l'intera Valdelsa. Attorno alla casa del signore si sviluppano numerose strutture produttive e di stoccaggio altamente specializzate: granai su palafitte, pollai, porcili, officine metallurgiche per la forgiatura del ferro e forni per la panificazione. È proprio questa specifica fase storica ad essere stata fedelmente ricostruita in scala reale all'interno dell'Archeodromo.

Il castello di Poggio Bonizio (XII-XIII secolo d.C.)

Dopo una probabile fase di abbandono o forte contrazione nel corso dell'XI secolo, il colle riacquista un ruolo strategico fondamentale. Nel 1155 Guido Guerra III dei Conti Guidi, in alleanza con la Repubblica di Siena, fonda sul colle Podium Bonizi (Poggio Bonizio), un imponente castello di fondazione posizionato lungo il tracciato della via Francigena. Nel 1185 l'imperatore Federico Barbarossa concede all'insediamento lo status di libero comune, guidato da consoli e da un proprio podestà.

Dal punto di vista archeologico, lo scavo ha mostrato l'esistenza di un vero e proprio impianto urbano pianificato, esteso per oltre 7 ettari e delimitato sul versante sommitale da un fossato e da una possente cinta muraria dallo spessore di 1,40 metri che circoscriveva la parte alta della collina e attraversava longitudinalmente il versante sud-ovest. La città era caratterizzata da una regolare trama di case a schiera in muratura a due piani dotate di corti interne, allineate lungo un asse viario principale da identificarsi come un diverticolo della via Francigena. Erano inoltre presenti piazze con cisterne pubbliche monumentali e due grandi chiese con relativi cimiteri. La città visse una rapidissima crescita demografica, arrivando a ospitare tra i 5.000 e i 7.000 abitanti, trainata dal commercio a lungo raggio e dalle attività manifatturiere.

La distruzione del comune (1270)

La prosperità di Poggio Bonizio, baluardo ghibellino nel cuore della Toscana, si interruppe bruscamente nel 1270. A seguito della battaglia di Colle (1269), le milizie guelfe della Repubblica di Firenze, appoggiate dall'esercito regio di Carlo I d'Angiò, assediarono il castello, deportarono la popolazione e ne rasero al suolo ogni singola struttura, decretando che il colle non venisse mai più edificato.

Mons Imperialis (XIV secolo d.C.)

Dopo la distruzione del 1270, il colle rimase disabitato per oltre quarant'anni. Nel 1313, l'imperatore Enrico VII di Lussemburgo (Arrigo VII) avviò la rifondazione della città con il nome di Mons Imperialis (Monte Imperiale, da cui l'odierno Poggio Imperiale). Tuttavia, la prematura scomparsa dell'imperatore solo cinque mesi più tardi e la successiva reazione militare di Firenze interruppero definitivamente il progetto di ricostruzione. Nel frattempo, nella valle sottostante, andava consolidandosi il nucleo di Borgo Marturi (originariamente Borgo di Marte), che avrebbe costituito la base per lo sviluppo della moderna Poggibonsi.

La Fortezza Medicea (dal XV secolo)

Nel 1472, Lorenzo il Magnifico commissionò la costruzione di un'imponente fortezza bastonata sulla sommità del colle, concepita per presidiare il confine meridionale dello Stato fiorentino contro la minaccia senese. Il progetto fu affidato al celebre architetto Giuliano da Sangallo, che vi applicò i moderni canoni della fortificazione alla moderna. L'opera tuttavia non venne mai portata a termine: con la definitiva sottomissione di Siena a Firenze a metà del XVI secolo, la fortezza perse la sua função strategica e militare, rimanendo incompiuta.

Tra il 2014 e il 2015, il Comune di Poggibonsi ha promosso un importante intervento di restauro e valorizzazione dell'intero complesso fortificato. I lavori hanno permesso il recupero funzionale delle cinque porte storiche della fortezza e la realizzazione di un camminamento panoramico attrezzato che corre lungo l'intero perimetro delle mura. Questo percorso permette oggi di osservare il contesto paesaggistico della Valdelsa, offrendo una visuale diretta sulle torri di San Gimignano, sulla basilica di San Lucchese e sui castelli di Strozzavolpe e della Badia.

L'Archeodromo e l'archeologia sperimentale

Inaugurato nel 2014, l'Archeodromo di Poggibonsi rappresenta il primo museo all'aperto in Italia interamente dedicato all'Alto Medioevo.

Nato da un progetto congiunto tra il Comune di Poggibonsi e la Fondazione Musei Senesi, con il finanziamento di Arcus S.p.A., è stato scientificamente progettato e realizzato dall'Insegnamento di Archeologia Medievale dell'Università degli Studi di Siena con la collaborazione di Archeòtipo s.r.l. e della società Arké.

Il progetto ricostruttivo

L'Archeodromo propone la ricostruzione in scala 1:1 dei resti archeologici della curtis di periodo franco (IX-X secolo d.C.) emersi durante gli scavi sul colle. La struttura ricalca fedelmente la disposizione spaziale dell'insediamento originale, articolandosi attorno alla grande residenza padronale (la longhouse) di 17 × 8,5 metri, realizzata con un'intelaiatura in legno, pareti in terra battuta e una copertura in canna palustre.

Le strutture ricostruite

Ad oggi, il percorso all'aperto permette di visitare diverse strutture riprodotte sulla base dei precisi dati di scavo, ciascuna associata a specifiche funzioni economiche e abitative del villaggio carolingio:

La casa padronale (longhouse): un grande edificio a due navate di circa 16 × 8,5 metri (con una superficie di oltre 140 m²). Lo scavo originale ha rivelato che la struttura era parzialmente seminterrata su un lato per livellare il pendio del colle. Rappresenta la residenza della famiglia padronale (il dominus).

La casa di Ermentrude (capanna C01): una capanna abitativa caratterizzata da un lato ellittico. Lo scavo ha individuato la presenza di una canaletta di fondazione usata come trincea per l'elevato delle pareti. Era internamente divisa in due navate, dotata di focolare e circondata da un orto recintato.

La casa di Johannes (capanna C32): struttura rettangolare ad uso misto (abitativo e artigianale). Il focolare centrale ha restituito scorie vetrose e distanziatori fittili per ceramica, indizio di un'attività produttiva associata a una vicina fornace da vasaio.

La casa di Garipaldo (capanna C39): una capanna in legno e terra battuta con struttura portante a pali, che chiude a sud-est l'area della corte signorile.

Il granaio (capanna C12): un magazzino sopraelevato su pali (struttura "a palafitta") per proteggere i cereali dall'umidità del suolo, accessibile tramite una scala in legno. La ricostruzione si basa su confronti scientifici con strutture affini scavate a Montarrenti e in contesti carolingi francesi.

Il pollaio: anch'esso sopraelevato su pali, ricostruito sulla base dei dati di scavo (presenza di abbondanti ossa di avifauna nella vicina casa padronale) e sul modello architettonico coevo documentato nel monastero svizzero di Campus Galli.

La forgia: officina metallurgica situata poco distante dalla casa padronale, protetta da una tettoia e dotata di cappa in pietra e argilla. Nei pressi sono state rinvenute abbondanti scorie di fusione e chiodi da ferratura.

Il forno da pane: unica struttura dell'allestimento non direttamente attestata dallo scavo sul colle, ma introdotta a fini di archeologia sperimentale e compatibile con i modelli del IX secolo.

Completamento del villaggio (Progetto ABCura)

Nel 2025 il Comune di Poggibonsi ha avviato un importante cantiere di completamento definitivo dell'Archeodromo, finanziato con un investimento di 375.000 euro. L'intervento rientra nella più ampia strategia territoriale di rigenerazione urbana denominata "ABCura", cofinanziata tramite i fondi europei FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2021-2027) con un investimento complessivo sul territorio di 11,5 milioni di euro.

I lavori, la cui conclusione è prevista per il 2026, mirano al completamento di tutte le 17 strutture originarie riscontrate nel deposito carolingio (comprese le restanti capanne dei dipendenti, la macelleria e le fornaci per la ceramica), all'introduzione di un moderno impianto di illuminazione e alla completa recinzione del sito, rendendolo di fatto il più grande museo open-air altomedievale d'Italia. Fino al 2025, l'Archeodromo ha registrato un notevole successo didattico e turistico, ospitando oltre 9.000 studenti provenienti da tutta Italia.

Ricerca agricola e alimentare sperimentale

L'allestimento dell'Archeodromo funge anche da laboratorio scientifico "a cielo aperto" per la ricostruzione del paesaggio agrario e delle pratiche alimentari altomedievali, attraverso specifici progetti di archeobotanica e archeologia sperimentale applicata:

Orticoltura storica (Orto di Gottfried): avviato nel luglio 2019 a partire da un progetto di ricerca dell'archeologo Matteo Trivella (sotto la direzione di Marco Valenti), consiste nella ricostruzione sperimentale di una zona ortiva del IX secolo d.C. Il giardino si estende su una superficie di circa 50 m² ed è strutturato in 27 aiuole quadrangolari, cinque aree di coltivazione in piano e cinque aiuole circolari esterne. L'erbario comprende 36 colture storiche selezionate incrociando i dati carpologici ed edafici dello scavo con le fonti scritte carolinge, in particolare il Capitulare de villis. Le coltivazioni e le strutture protettive sono gestite unicamente con strumentazione e tecniche compatibili con l'Alto Medioevo, integrando nello studio sperimentale anche le antiche credenze astronomiche e astrologiche legate ai cicli agrari. Il progetto, che unisce ricerca e divulgazione, è stato presentato in ambito scientifico internazionale al III Congresso Internazionale "Ciudad del Compromiso" a Caspe, in Spagna.

Produzioni e fermentazioni alimentari (La birra di Tore): avviato come progetto di ricerca per lo studio e la riproduzione sperimentale dei processi di brassazione (produzione della birra) nell'Alto Medioevo. Il progetto prevede la ricostruzione sperimentale di un'area coltivata a luppolo e la produzione di una birra storicamente attendibile, realizzata in collaborazione con il mastro birraio Stefano Botto del Birrificio San Gimignano. Per superare i vincoli imposti dal terreno collinare (argilloso e ricco di scheletro ciottoloso), la coltivazione avviene all'interno di cassoni rialzati in legno, costruiti secondo le tecniche descritte nell'Hortulus di Valafrido Strabone (monaco benedettino del IX secolo). La fermentazione impiega lieviti selvatici e risorse alimentari spontanee raccolte sulla collina di Poggio Imperiale. I risultati di questa ricerca vengono divulgati al pubblico attraverso eventi di archeologia pubblica, come "La birra di Carlo Magno" nell'ambito delle tradizionali "Notti dell'Archeologia", offrendo percorsi sensoriali basati su birre prodotte con grani antichi e panificazione storica nel forno del villaggio.

Metodologia di comunicazione e Public Archeology

L'Archeodromo di Poggibonsi si distingue nel panorama museale europeo per l'applicazione di metodologie innovative di archeologia pubblica e divulgazione scientifica, mirate ad annullare la distanza tra ricercatore e pubblico:

Storytelling e "Living History": le visite all'interno del villaggio non sono guidate in senso tradizionale, ma avvengono sotto forma di interazione diretta con archeologi e ricostruttori storici in abito filologicamente corretto. Gli operatori interpretano veri e propri personaggi storici ("Abitanti") definiti sulla base delle scoperte di scavo o dei documenti d'archivio di Poggio Bonizio, inserendo dati scientifici reali all'interno di narrazioni strutturate.

Storytelling interattivo ("La Vita Vissuta"): i visitatori (in particolare le scolaresche) hanno la possibilità di vestire abiti storici, assumere nomi medievali e integrarsi temporaneamente nelle attività quotidiane del villaggio rurale, collaborando con il fabbro, tessendo al telaio o coltivando l'orto per accedere a una conoscenza empirica e multisensoriale delle tecnologie del passato.

Gli abitanti storici del colle

Tra i personaggi documentati che vengono interpretati e rievocati figurano:

Guido Guerra: il potente conte della famiglia dei Guidi e fondatore del castello di Poggio Bonizio nel 1155.

Scotto di Boncompagno: un ricchissimo e influente notaio del XIII secolo, la cui grande abitazione-bottega affacciata sulla via Francigena è stata interamente indagata dagli archeologi durante gli scavi sul colle.

Biancastella: la tintrice del villaggio, esperta nell'uso di piante tintorie storiche come la robbia e il kermes per ottenere il rosso, il guado per l'azzurro o lo zafferano per il giallo.

Ceppo di Malatempera: il fabbro (faber) di Poggio Bonizio, la cui bottega sorgeva lungo il tracciato urbano della via Francigena.

Dietrich von Sonnenberg: un pellegrino tirolese in viaggio lungo la Francigena. Il personaggio è ispirato al rinvenimento, nei cimiteri del sito, di sepolture contenenti le tipiche insegne del pellegrinaggio medievale (come la conchiglia di San Giacomo).

Gottfried (o Gottefredo): il contadino e ortolano del villaggio di IX secolo, impersonato dall'archeologo creatore dell'orto sperimentale. Attraverso l'uso dello storytelling, racconta ai visitatori i metodi di coltivazione carolingi, la filologia e la mitologia legata alle 36 piante dell'orto, e le antiche credenze astronomiche che regolavano il lavoro della terra.

Conservazione e manutenzione delle strutture

La natura sperimentale del museo all'aperto, edificato impiegando esclusivamente materiali deperibili coerenti con le tecniche dell'Alto Medioevo (legno, terra, paglia, canne), impone un protocollo continuo di manutenzione e restauro. Questo aspetto costituisce a sua volta un filone di ricerca scientifica sul ciclo di vita dei materiali da costruzione medievali e sulla loro resistenza agli agenti atmosferici.

Nel corso del tempo, il deperimento naturale è stato accelerato da occasionali eventi esterni. Tra il 2020 e il 2021, complici i periodi di chiusura forzata legati alla pandemia di COVID-19 in Italia, alcune porzioni dell'orto sperimentale, delle recinzioni e del forno hanno subito danneggiamenti di matrice vandalica. Le strutture sono state successivamente ripristinate attraverso campagne di restauro collettivo e manutenzione straordinaria che hanno visto la partecipazione attiva di accademici, studenti e della cittadinanza locale, concretizzando i principi della partecipazione democratica propri dell'archeologia pubblica.

Premi e riconoscimenti

Premio nazionale Riccardo Francovich, conferito dalla Società degli Archeologi Medievisti Italiani (settembre 2015): « [...] migliore sintesi tra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il pubblico dei non specialisti.»

Premio Italia medievale, conferito dall'Associazione Culturale Italia Medievale (settembre 2016)

Premio Art Bonus, conferito da Ales S.p.A. e LuBec - Lucca Beni culturali (febbraio 2017)

Testo tratto dalla voce «Parco archeologico di Poggibonsi» di Wikipedia, l'enciclopedia libera (autori), con licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0. Estratto automaticamente: note, tabelle e immagini omesse, formattazione semplificata.

Dove si trova

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