📖 Descrizione
Il corallo dorato (Savalia savaglia Bertoloni, 1819), anche conosciuto come falso corallo nero, è un corallo zoantario coloniale appartenente alla famiglia Parazoanthidae.
Distribuzione e habitat
Presente nel Mar Mediterraneo occidentale, la distribuzione geografica di questa specie non è limitata al Mediterraneo; essa è stata descritta anche in Atlantico nell'arcipelago di Madera ed alle isole Canarie. Nella nostra penisola la distribuzione e la densità delle colonie non sono completamente conosciute; sono ormai noti comunque alcuni siti in cui è indiscutibilmente presente: Arcipelago Toscano, Golfo di Napoli, Isole Egadi, Sestri Levante, Portofino, Stretto di Messina, Ustica, Sardegna.
Colonizza principalmente substrati duri rocciosi, è presente anche nel coralligeno, e può crescere anche da epibionte sopra altri antozoi come gorgonie e antipatari, utilizzandoli come substrato biologico fino a soffocarli. Raramente si sviluppa su substrati duri artificiali.
È presente da 25 fino a 900 metri di profondità. Eccezionalmente si trova tra 10 e 20 metri di profondità. Analizzando i dati bibliografici esistenti, Savalia savaglia risulta presente al di sotto della batimetria dei 40 m; Brito (1983) segnala la presenza dello zoantario alla profondità di 23 metri, in Atlantico, attorno alle Isole Canarie. Meinesz (1990) nell'isola di Lavezzi, presso la Corsica, osserva un ramo a 25 metri di profondità; Cristo (1992) descrive addirittura la presenza alla profondità di soli 20 metri, nei pressi dell'isola di Mortorio in Sardegna.
Descrizione
È un antozoo coloniale di aspetto arborescente, con ramificazioni cilindriche irregolari poste su un unico piano. La colonia, di colore giallo, può raggiungere 1-2 m di altezza ed è costituita da numerosi grossi polipi di colore giallo oro, giallo pallido o bianco, molto prominenti, che crescono in modo alternato, a distribuzione interna, uniti da lamine basali incrostanti e carnose. Ciascun polipo è alto 2-3 cm ed è costituito da circa 30 tentacoli non pennati, distribuiti su due file, che circondano una bocca centrale. I polipi possono contrarsi assumendo forma verrucosa. I polipi secernono uno scheletro chitinoso, di colore brunastro o nero, liscio e privo di spine, a sostegno dell'intera colonia. La colonia si accresce molto lentamente fino a raggiungere età di migliaia di anni e crea scheletri arborescenti monumentali. Si possono vedere colonie alte anche più di un metro, eccezionalmente anche 2 m, solitamente oltre i 40 m di profondità.
L'aspetto della colonia ricorda da vicino quello delle comuni gorgonie, ma i polipi che lo costituiscono differiscono notevolmente da quelli di queste ultime sia per la struttura che per le dimensioni.
Lo scheletro che sostiene la colonia, una volta privato del cenenchima, si presenta di colore nero ebano ed è costituito da una scleroproteina: l'antipatina, distribuita in lamelle concentriche addossate tra loro. Si confonde, per via dello scheletro interno di colore nero, con il corallo nero Antipathella subpinnata, proprio da questa somiglianza deriva il nome comune di "falso corallo nero" con cui a volte è conosciuto questo animale. L'asse corneo mostra al centro un primo asse appartenente allo scheletro di un'altra gorgonia e fornisce la base di aderenza alle lamelle di antipatina. Per la composizione chimica del suo asse, Savalia savaglia costituisce un termine di passaggio tra gli zoantari e gli antipatari; questi ultimi, sono conosciuti nei mari tropicali, dove anche a batimetrie relativamente modeste si rinvengono una sessantina di specie. In Mediterraneo, sono presenti soltanto poche specie raramente osservabili in natura a causa della elevata profondità alla quale vivono. Gli antipatari possiedono l'asse corneo molto simile dal punto di vista morfologico, a quello di Savalia savaglia; da ciò deriva, per tale specie, la comune denominazione forse impropria, ma sicuramente affascinante di “falso corallo nero mediterraneo”.
Ecologia
Della biologia e dell'ecologia di questo antozoo si conosce comunque attualmente ben poco, soprattutto a causa degli scarsi studi compiuti in proposito.
Le colonie arborescenti monumentali di corallo dorato rendono eterogeneo l'ambiente coralligeno e rappresentano un nucleo di biodiversità, rivestendo un'importante valenza ecologica per l'ecosistema marino.
Non essendo in grado, almeno nelle prime fasi di crescita, di creare spontaneamente una struttura scheletrica, approfitta di sostegni biologici esistenti come ad esempio lo scheletro di altri antozoi arborescenti come gli antipatari e soprattutto le gorgonie, quali ad esempio la gorgonia rossa (Paramuricea clavata), la gorgonia gialla (Eunicella cavolini), la gorgonia bianca (Eunicella singularis) e la gorgonia leptogorgia (Leptogorgia sarmentosa), crescendo da epibionte parassita sopra di loro fino a soffocarli.
La colonizzazione delle gorgonie ricorda quella dell'alcionaceo Alcyonium coralloides, ma qui si ha la produzione da parte di scheletro corneo quasi nero apposto a quello della gorgonia di supporto. Nel caso più volte osservato dell'insediamento su ramificazioni di gorgonacei, Savalia savaglia mostra una lenta ma progressiva crescita sulla gorgonia che la accoglie, sia che la colonizzazione avvenga a partire dalla base di questo o dalle estremità dei suoi rami. Una volta insediatisi, la sua velocità di crescita può superare anche i 10 cm/anno. La velocità di colonizzazione è più rapida nelle prime fasi di crescita (10 cm/anno), poi tende a rallentare. Una volta ricoperta la colonia ospite, il corallo dorato inizia a secernere le proprie ramificazioni.
È interessante rilevarne la particolare aggressività: i polipi di corallo dorato quando crescono sopra altri antozoi arborescenti li ricoprono, soffocandoli e andando ad apporre il loro scheletro nero su quello già esistente, provocando nella zona di contatto ed in quella immediatamente adiacente un'area necrotica di 5-6 millimetri. Successivamente essi sono in grado di rivestire completamente l'organismo aggredito assumendone la forma.
Insieme ai coralli neri, il corallo dorato è uno degli organismi più longevi del Mediterraneo: alcuni esemplari di acque più profonde possono raggiungere anche diverse migliaia di anni di età.
Conservazione
Il suo scheletro, per la sua costituzione massiccia, per la colorazione nera e per il suo valore ornamentale, è costato a questa specie la denominazione impropria di "corallo nero" (in realtà i coralli neri non sono zoantari ma appartengono agli antipatari), tale equivoco comporta purtroppo ancora oggi l'asportazione di intere colonie da parte di subacquei "interessati" al cosiddetto oro nero. Gli scheletri di questa specie rappresentano infatti pregiati trofei che vengono asportati da subacquei privi di ogni conoscenza ed educazione ecologica. Essi sono purtroppo apprezzati e il più delle volte venduti come souvenirs senza tener conto del danno che viene arrecato ad una specie relativamente non comune. In realtà il corallo nero è rappresentato, nel Mediterraneo, da specie appartenenti all'ordine degli antipatari quale ad esempio Antipathes subpinnata.
La specie è rigorosamente protetta: è inserita nell'elenco delle specie protette del protocollo SPA/BIO della Convenzione di Barcellona e nell’allegato II della Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa (Convenzione di Berna).
Fonti: Rete Natura 2000 (formulari standard dei siti), Wikidata (CC0), Wikipedia (CC BY-SA 4.0), Wikimedia Commons (foto in pubblico dominio o CC0); mappa © contributori di OpenStreetMap.