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🦋 Monte Vulture

Zona speciale di conservazione e di protezione per gli uccelli (ZSC/ZPS) · Basilicata · 1.904 ettari · Rete Natura 2000, codice IT9210210
Il cerchio indica la superficie in modo approssimativo, attorno al punto centrale dell'area: i confini reali sono nella scheda ufficiale.

In breve

  • 🏷️ Zona speciale di conservazione e di protezione per gli uccelli (ZSC/ZPS)
  • 📐 Superficie: 1.904 ettari
  • 📍 Basilicata, vicino a Barile (PZ)
  • 🔬 49 specie censite

🏞️ L'ambiente

"Il Monte Vulture è un vulcano di età pleistocenica a morfologia complessa, per la presenza di più centri eruttivi e strutture vulcano-tettoniche, circondato da diversi bacini fluvio- lacustri quaternari" (C. Principe 2006). Il monte Vulture è un edificio vulcanico spento, caratterizzato dalla classica forma tronco-conica, che raggiunge la quota massima di 1326 m s.l.m. L'edificio presenta ancora due forme crateriche, oggi piene d'acqua e note come Laghi di Monticchio, situati nella parte occidentale e testimoniano l'ultima fase di attività datata intorno a circa 130.000 anni fa. Il SIC comprende i Laghi di Monticchio e solo una parte del Cono vulcanico, quella che guarda verso Rionero; i versanti degradanti verso Melfi e Rapolla sono inclusi limitatamente alla loro parte apicale. Tutte le acque presenti nel sottosuolo, che emergono in sorgenti più o meno copiose, sono ricche di anidride carbonica in quantità adeguata da renderle particolarmente apprezzate e commercializzate in tutta Italia. I suoli del Vulture sono tutti di origine autoctona, cioè originati in loco, di tipo bruno acido e generalmente profondi con ricco spessore di humus di tipo mull-moder. L'area del Vulture, in base alla sua collocazione geografica, è caratterizzata da un clima temperato freddo. Tuttavia, considerando le varie zone e in base alla loro esposizione e al gradiente altimetrico, si possono definire varie zone microclimatiche che trovano riscontro nella distribuzione fitosociologia della vegetazione. Non vi sono evidenti segni di dissesto del territorio che rimandano a condizioni microclimatiche particolari. Nella zona delle caldere, ed in particolare presso il Lago Piccolo l'assenza di rimescolamento dell'aria favorisce la formazione di uno strato più freddo a bassa quota e più caldo a quote superiori:è il fenomeno dell'inversione termica che caratterizza il microclima. Questo spiega l'anomala distribuzione delle cenosi forestali sul lato nord-occidentale del Vulture. Infatti, a quote eccezionalmente basse troviamo la faggeta, mentre più in alto ed in particolare sulle cime si estende la cerreta. In seguito all'inversione termica è tipico il formarsi di nebbie basse sulla superficie del lago, soprattutto in primavera inoltrata ed autunno quando il cielo è sereno. La presenza della faggeta su questi versanti è anche da attribuire alla naturale predilezione tipicamente sciafila di questi alberi, che prediligono esposizioni poco soleggiate e umide per quasi tutto il corso dell'anno. Dall'analisi del climogramma di Walter e Lieth relativo al Vulture si osserva che il periodo di aridità è limitato a meno di tre mesi (giugno-agosto), fenomeno attenuato dalla ricchezza di acque sotterranee che riducono lo stress idrico soprattutto per le specie forestali. Gli altri versanti del cono vulcanico risentono maggiormente delle caratteristiche di supramediterraneità del clima. Nel corso dell'attività di monitoraggio nel sito di M. Vulture sono state messe in evidenza numerosissime specie vegetali e animali significative per gli aspetti di tutela e conservazione (oltre 300 specie tra animali e vegetali). Alcune di esse rischiano di scomparire, come il Garofanino del Vulture e la Knautia lucana; in compenso altre specie sembrano estendere il loro areale (Acer cappadocicum ssp. Lobelii) e si ritrovano in più habitat. L'area del Vulture, per il numero delle cime, la varietà dei versanti e delle esposizioni, per il microclima che si realizza anche grazie alla presenza di due formazioni lacustri, presenta molteplici quadri paesaggistici. Interessante è il fenomeno dell'inversione delle fasce fitoclimatiche, che caratterizza il continuo rimescolamento tra faggete, cerrete e popolamenti di Abies. Sotto l'aspetto antropico-colturale, si va dalla massiccia e costante gestione del territorio con la coltivazione del castagno, dove il controllo del soprassuolo da parte dell'uomo è quasi totale, alla quasi integrale naturalità dell'area sommitale, dominata da boschi di cerro e faggeta nelle parti apicali del rilievo.

⭐ Perché è importante

I confini dell'area Sic del Vulture non sono del tutto confermati. Il perimetro ha subito lievi modificazioni non basate su valutazioni ecologiche (allargamento o restringimento di habitat) ma suggerite dalla necessità di correggere le evidenti difformità tra il confine e i caratteri fisiografici e antropici (linee di cresta, fossi, viabilità, ecc.). L'operazione di ridefinizione del confine del SIC ha portato, comunque, ad una variazione molto contenuta della superficie che è passata da 1898,93 ha a 1903,98 ha, con una aumento, dunque, di 5,05 ha (pari a 0.3 %). Le differenze delle superfici degli habitat rispetto ai precedenti formulari sono da imputare in primo luogo alla maggiore accortezza con cui sono stati condotti i rilievi grazie alla dotazione di strumentazione di posizionamento satellitare (GPS) e, soprattutto, alla possibilità di restituire i dati in formato digitale utilizzando come supporto cartografia digitale di dettaglio (carta IGM in scala 1:25000; CTR in scala 1:5000 e 1: 10000 e ortofoto a colori in scala 1:10000) implementata all'interno di SIT dedicati. Inoltre l'assenza, nei precedenti formulari, di una qualsiasi cartografia degli habitat impedisce una individuazione più esaustiva delle motivazioni delle discordanze sulle superfici. Differenze tra le superfici degli habitat: - la differenza maggiore tra il vecchio formulario e il presente è nel codice 9220 (nel vecchio formulario 9210) che dal 40% scende al 15%. Nei vecchi formulari la faggeta inglobava anche la cerreta che nel nuovo formulario costituisce habitat a parte (91M0). I due habitat insieme, infatti (15 e 24%) raggiungono quasi il 40%; - i Castagneti passano dal 30 al 37% variazione da imputare alla maggiore precisione della attuale analisi rispetto a quella precedente; - i Frassineti (cod. 91B0) passano dal 5% ad una superficie ridotta (che nel formulario non è riportata per arrotondamento, ma che è comunque pari a 0.18%). Il frassino meridionale risulta molto meno diffuso di quanto in precedenza segnalato; - i Laghi eutrofici naturali (cod. 3150) passano da 5% a 1%. Tale differenze è da imputare è rinvenibile nella fascia più esterna del lago Grande mentre il 5% dei vecchi formulari considerava l'intera superficie dei due laghi; - il 9220* va a sostituire il 9210 in quanto il Taxus baccata non è stato da noi rinvenuto; Inoltre, il fatto che durante questo periodo di ricerca il 7220 non sia stato ritrovato non significa che non esista appena fuori al perimetro SIC. Il SIC in oggetto riveste particolare importanza naturalistica pur non accogliendo alcuna specie vegetale elencata nell'Allegato II della Direttiva Habitat. Per ognuna delle specie sottoelencate viene specificato il motivo dell'inserimento al punto 3.3 del presente formulario. Abies alba Miller , Acer platanoides L., Fraxinus excelsior L., Fraxinus oxycarpa Bieb sono specie a protezione limitata speciale (art.3 DPGR della Basilicata n.55/2005); Ilex aquifolium L., Lilium bulbiferum L. subsp. bulbiferum var. croceum (Chaix), sono specie spontanee a protezione limitata (art.4 DPGR della Basilicata 55/2005); Cucubalus baccifer L., Lathraea squamaria L., Staphylea pinnata L., Iris pseudacorus L. sono incluse nella Lista Rossa Regionale ed in particolare Iris pseudacorus L. è considerata specie vulnerabile nel nostro territorio in quanto la sua distribuzione è in contrazione a causa della trasformazione dell'habitat (interramento di ambienti umidi). Orchys mascula L., Epipactis helleborine (L.) Crantz, Neottia nidus-avis (L.) L.C.Rich., Cephalanthera longifolia (Hudson) Fritsch sono orchidacee a protezione assoluta (art.2 DPGR della Basilicata n.55/2005); Il sito riveste una grande importanza storico-naturalistica. È nel lago piccolo di Monticchio che venne raccolta per la prima l'Alborella vulturina (Alburnus vulturius), descritta poi da Oronzo Gabriele Costa nel 1838 e inserita nel suo lavoro sulla Fauna Napoletana (segnalata nella tabella 3.2.e). Oggi l'alborella si è diradata nei due laghi per la recente introduzione incauta di specie altamente competitive e predatrici. Si ritiene che una popolazione cospicua sia ancora presente nell'Alto-Bradano. Il sito fu anche luogo della prima cattura dell'Acanthobrahmaea europaea nel 1963 da parte del Conte altoatesino Federico Hartig (segnalata nella tabella 3.3). Non è un semplice endemismo, la falena è considerata fossile vivente, relitto miocenico, per la quale è stata istituita nel 1971 la prima riserva al mondo dedicata alla protezione di una farfalla e del suo habitat (cfr. SIC "Grotticelle di Monticchio"). Da oltre mezzo secolo il luogo intorno ai due laghi ha una grande importanza turistica. Il valore dell'area è altissimo sia per aspetti geologici (l'unico vulcano dell'appennino meridionale le cui caldere sono ora occupate da due laghi), sia per aspetti antropologici, sia per aspetti storici, sia religiosi che naturalistici. La Regione Basilicata ha previsto la possibilità di istituire il Parco Regionale Naturale del Vulture. Il disegno di legge è stato approvato dalla Giunta Regionale ed è ora al vaglio della commissione consiliare competente.

🔬 Specie censite

📷 Specie in foto

Foto in pubblico dominio o CC0 da Wikimedia Commons; autore e licenza sotto ogni immagine.

Nomi scientifici dal formulario standard Natura 2000, nomi italiani e classificazione da Wikidata. Clicca su un nome per la scheda della specie: descrizione, foto e aree protette in cui vive.

🐦 Uccelli (1)
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    convenzioni internazionali
🦌 Mammiferi (10)
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  • Meles meles (Tasso comune) · Mustelidae
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    Direttiva Habitat (all. IV)
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  • Nymphaea alba (Ninfea comune) · Nymphaeaceae
    Lista rossa nazionale
Ordine Pinales · 1
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Ordine Solanales · 1
Altre specie · 4

🏘️ Comuni vicini

Fonti: Rete Natura 2000 (formulari standard dei siti), elenco dei comuni ISTAT; mappa © contributori di OpenStreetMap. I dati sulle specie possono non essere aggiornati: per un uso scientifico consulta la scheda ufficiale.