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🦋 Bosco Mangarrone (Rivello)

Zona speciale di conservazione (ZSC) · Basilicata · 370 ettari · Rete Natura 2000, codice IT9210045
Il cerchio indica la superficie in modo approssimativo, attorno al punto centrale dell'area: i confini reali sono nella scheda ufficiale.

In breve

  • 🏷️ Zona speciale di conservazione (ZSC)
  • 📐 Superficie: 370 ettari
  • 📍 Basilicata, vicino a Lagonegro (PZ)
  • 🔬 29 specie censite

🏞️ L'ambiente

Il sito si estende in un'area che rappresenta la propaggine sud-occidentale del sistema montuoso Sirino-Papa. Da un punto di vista idrologico con le sue due vette, del monte Sirino (1907 m) e del monte Papa (2005 m), questo massiccio segna lo spartiacque appenninico tra i bacini dei fiumi Agri e Sinni ad est e dei fiumi Calore e Noce ad ovest. Esso è costituito essenzialmente da rocce calcaree risalenti al Triassico, con intercalazioni di scisti marnosi e argillosi e di depositi di arenarie. Il sito è compreso tra i 760 e i 1200 m di quota, delimitato a nord dalla cima di Manca del Conte (1080 m), a sud e a est da due valloni che confluiscono più a valle nel Fiume Noce. A nord-est segue il confine regionale Basilicata-Campania ed è confinante con il SIC IT8050022 Montagne di Casalbuono, che si estende interamente in territorio campano. Il clima dell'area vasta è tipicamente mediterraneo, si evidenzia però una piovosità accentuata anche a quote basse (1247 mm per Maratea a 300 m s.l.m., 1829 per Trecchina a 500 m s.l.m.). Questo dato è in relazione alla morfologia dell'area caratterizzata dai rilievi costieri che provocano la risalita dell'aria umida proveniente dal mare favorendone le precipitazioni abbondanti. La vegetazione potenziale è costituita da querceti misti a dominanza di cerro. Nei valloni le caratteristiche microclimatiche favoriscono la presenza di boschi mesofili di faggio anche a quote relativamente basse che entrano in contatto con la lecceta. Nei valloni più accidentati si rilevano boschi di forra caratterizzati dalla presenza di Corylus avellana e Ostrya carpinifolia.

⭐ Perché è importante

Interessante esempio di contatto etero topico tra faggio e leccio, con mescolanza di specie di piani altitudinali differenti. Il bosco a Quercus ilex e' un tipico esempio di lecceta submontana interna. All'habitat 91M0 sono ricondotti gli aspetti forestali caratterizzati dalla dominanza di querce decidue, nel sito rappresentate prevalentemente da cerro. Particolarmente significativi sono alcuni aspetti forestali in cui la specie dominante è rappresentata da Acer opalus ssp. obtusatum. Questi boschi, riferiti all'associazione Seslerio-Aceretum obtusati, sono in genere tipici degli ambienti di forra e favoriti da condizioni di umidità elevate. Nel sito tuttavia si rinvengono anche su superfici non particolarmente incassate. Molto probabilmente questa situazione, insieme anche alla frequenza di faggete a quote relativamente basse, è favorita dalle particolari caratteristiche microclimatiche di questo territorio. Significativa è anche la presenza di garighe a Salvia officinalis, con un ricco corteggio floristico, che colonizzano le aree aperte su substrato roccioso. Tali formazioni sono riferibili alla classe dei Festuco-Brometea e costituiscono un aspetto peculiare dell'habitat 6210. Le variazioni nelle tipologie e superfici degli habitat sono da attribuirsi ad una più dettagliata interpretazione (grazie anche alla pubblicazione del Manuale Italiano degli Habitat) e all'applicazione di metodologie GIS per il calcolo delle percentuali. In particolare l'habitat "6310 Dehesas con Quercus spp. sempreverde" segnalato nel precedente formulario è stato più appropriatamente sostituito con l'habitat 9340. Di particolare rilevanza sul piano della teriocenosi la frequentazione del lupo (che però, apparentemente, non utilizza il sito per riproduzione) e la presenza di tutti i Mustelidi (ad eccezione della lontra). La presenza di antichi pozzi di riserva idrica e fontanili, nonché una diffusa rete di ruscelli e sorgenti facilita il mantenimento di Salamandrina terdigitata e Lissotriton italicus. Cinghiale, lepre e micromammiferi sono riportati e classificati D per la loro valenza gestionale ed ecologica: il suide e la lepre quali prede per il lupo e i micromammiferi quali prede riscontrate dei rapaci notturni rilevati. Le aree coltivate a graminacee specialmente a W-S-W risultano assai interessanti per le nidificazioni di Albanella reale, ma anche come siti di caccia per Averla piccola. Il sito detiene anche notevoli testimonianze e vestigia di interesse culturale (aie in pietra molto ben conservate). Le caratteristiche di marcato isolamento del complesso montuoso boscato che costituisce il SIC e la sostanziale scarsa accessibilità (vie di accesso tutte sterrate) permettono di considerare altamente probabile la presenza delle specie che seguono, segnalate da frequentatori abituali sottoposti a test di attendibilità . Specie Interesse Comunitario Altre specie importanti RETTILI Saettone occhi rossi (Zamenis lineatus) Vipera comune (Vipera aspis) Orbettino (Anguis fragilis) MAMMIFERI Gatto selvatico (Felis silvestris) Martora (Martes martes) Puzzola (Mustela putorius) Donnola (Mustela nivalis) Ghiro (Glis glis) Scoiattolo meridionale (Sciurus vulgaris meridionalis) UCCELLI Tottavilla (Lullula arborea) Nibbio reale (Milvus milvus) Nibbio bruno (Milvus migrans) Coturnice (Alectoris greca) Starna (Perdix perdix) Civetta (Athene noctua) Gufo comune (Asio otus) Assiolo (Otus scops) Frosone (Coccothraustes coccothraustes) Ciuffolotto (Pyrrhula pyrrhyla) Saltimpalo (Saxicola torquata) Rampichino (Certhia brachydactyla) Upupa (Upupa epops)

🔬 Specie censite

📷 Specie in foto

Foto in pubblico dominio o CC0 da Wikimedia Commons; autore e licenza sotto ogni immagine.

Nomi scientifici dal formulario standard Natura 2000, nomi italiani e classificazione da Wikidata. Clicca su un nome per la scheda della specie: descrizione, foto e aree protette in cui vive.

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Altre specie · 2

🏘️ Comuni vicini

Fonti: Rete Natura 2000 (formulari standard dei siti), elenco dei comuni ISTAT; mappa © contributori di OpenStreetMap. I dati sulle specie possono non essere aggiornati: per un uso scientifico consulta la scheda ufficiale.