🏞️ L'ambiente
Dal punto di vista geologico nel sito affiorano sedimenti sabbiosi e conglomeratici Plio-Pleistocenici del Bacino di Sant'Arcangelo (Vezzani, 1967), attribuiti ai Conglomerati di Castronuovo; e dalla successione dell'Unità del Frido.
La Formazione dei Conglomerati di Castronuovo (Vezzani, 1967; Patacca & Scandone, 2001) è costituita essenzialmente da conglomerati poligenici, dello spessore di alcune centinaia di metri, a matrice sabbiosa o sabbioso-limosa, sciolti o localmente cementati, con elementi ben arrotondati di dimensioni fino a decimetrici.
Nel sito appartenenti all'Unità del Frido si rinvengono a partire dall'alto verso il basso i metacalcari costituiti essenzialmente da rocce carbonatiche talvolta marnose, di colore grigio, alternate a sottili livelli metapelitici e più raramente ad orizzonti quarzitici verdastri ed argilloscisti. Stratigraficamente al di sotto troviamo gli argilloscisti, piuttosto diffusi nel sito, che sono costituiti prevalentemente da un'alternanza di argilloscisti grigio-lucenti e/o nerastri, da metacalcari di spessore centimetrico a grana fine di colore grigio-verde, da quarziti grigio-giallastre, e da metareniti e metasiltiti.
Poi si rinvengono le metabasiti costituite da rocce basiche foliate a grana fine di colore grigio-verde con una massa di fondo minuta contenente clasti decimetrici da sub-angolosi a sub-arrotondati, di dimensioni variabili da qualche millimetro a più di un centimetro, di colore grigio chiaro e biancastro; mentre le metadoleriti trattasi di rocce basiche a grana fine di colore grigio-verde.
Infine troviamo le serpentiniti, che sono peridotiti del mantello serpentinizzate, di colore verde-bluastro.
Dal punto di vista agricolo il sito presenta tutt' intorno terreni dediti al pascolo o in qualche caso alla cerealicoltura, alla vite ed all'olivo. Nelle vicinanze sono presenti diversi siti di biodiversità frutticola, il più vicino è Perricchio, all'estremità ovest del bosco, dove sono state ritrovate cultivar di kaki locale, di ciliegio durona e amarena, di melo ghiaccio, giallo-rosso, rimoncella, sirica e verde rosso, di noce dura e tenera, di pero spadona invernale e acquarola, di salice da vimini giallo, di sambuco, di sorbo domestico, di susino di S. Egidio e di uva fragola.
⭐ Perché è importante
Il sito presenta una buona qualità ambientale grazie alla presenza di una vasta Faggeta, habitat prevalente, caratterizzata da una buona percentuale di alberi vetusti. Si rileva inoltre la presenza di alberi morti, in parte ancora eretti, fondamentali per i Picidi, presenti nel bosco. La presenza del torrente Peschiera ha determinato l?insediamento di un habitat ripariale caratterizzato in particolare dall?Alnus cordata (endemico dell?appennino meridionale) e nel quale è stata rilevata la presenza della rara Lereschia tomasii, specie inserita nella lista rossa nazionale.
Le condizioni di accentuata umidità presente nel sottobosco, soprattutto in corrispondenza di avvallamenti, sono testimoniate anche dall?abbondanza di Felci e dal rilevamento dell?Habitat puntiforme ?Rocce stillicidiose? riferito all?associazione ?Tamnobrio alopecuri ? Phyllitidetum scolopendrii?.
Tra i licheni si segnala la presenza della Lobaria pulmonaria, una specie piuttosto rara la cui presenza testimonia l?indice di elevata naturalità del sito. Si sottolinea che questa specie è molto sensibile all?inquinamento.
Vi sono poi anche altre specie di grande interesse, sebbene non citate negli allegati della direttiva comunitaria, quali Arum cylindraceum. Il torrente Peschiera affluente del fiume Frida è un biotipo di importanza assai rilevante per Il sito presenta una basso impatto antropico e una buona qualità ambientale testimoniata dalla presenza di una vasta faggeta, habitat prevalente, caratterizzato da una buona percentuale di alberi vetusti. Si rileva inoltre la presenza di alberi morti, in parte ancora eretti, fondamentali per i Picidi, presenti nel bosco. La presenza del torrente Peschiera ha determinato l?insediamento di un habitat ripariale caratterizzato in particolare dall?Alnus cordata (endemico dell?appennino meridionale) e nel quale è stata rilevata la presenza della rara Lereschia tomasii, specie inserita nella lista rossa nazionale.
Le condizioni di accentuata umidità presenti nel sottobosco, soprattutto in corrispondenza di avvallamenti, sono testimoniate anche dall?abbondanza di felci e dal rilevamento dell?habitat puntiforme ?Rocce stillicidiose?.
Tra i licheni si segnala la presenza della Lobaria pulmonaria, una specie piuttosto rara la cui presenza è indicatrice della buona qualità ambientale del sito, in quanto specie sensibile all?inquinamento.
Vi sono poi anche altre specie di grande interesse, sebbene non citate negli allegati della direttiva comunitaria, quali Arum cylindraceum. Il torrente Peschiera affluente del fiume Frida è un biotipo di importanza assai rilevante per la qualità delle sue acque, che ospitano un esemplare campionario delle più rappresentative specie di acqua dolce, tra cui la trota fario, la biscia dal collare, il Ditisco ecc. Alcuni anni fa venne segnalata la presenza della Lontra. Particolare interesse assume anche la fauna dei macro-invertebrati: è stata rilevata la presenza della Rosalia alpina, coleottero che caratterizza gli habitat di maggior pregio dal punto di vista ambientale e strettamente legata alle faggete mature.
All?interno del bosco è stata rilevata la presenza di piccoli stagni temporanei, formatisi grazie alle precipitazioni invernali, ma perduranti fino a maggio, i quali oltre a mantenere un microclima umido utile alla vegetazione circostante sono di fondamentale importanza sia per la riproduzione degli anfibi che come fonte di acqua per mammiferi ed uccelli.
Il Sito alle attrattive naturalistiche vanta anche di esempi di architettura industriale rappresentata dalla così detta Valle dei Mulini ad oggi recuperati e divenuti fonte di attrazione turistica; Le acque dei torrenti che scendono dal Pollino sono state sfruttate per secoli, come fonti di energia, su tutti i versanti del massiccio. L?esempio più interessante è dato dal torrente Frido, nel territorio di San Severino Lucano e Cropani frazione dello stesso comune: lungo il suo letto esistono numerosi mulini risalenti al XVIII e al XIX secolo, attestanti l?intenso utilizzo dell?energia idraulica per le attività economiche connesse alla macinatura dei cereali. La Valle del Frido rappresenta da sempre una delle direttrici principali di accesso al Parco attualmente infatti è in corso un progetto definito appunto la ?Valle dei Mulini? mirante proprio alla riqualificazione ambientale e alla rinaturalizzazione di alcuni tratti dell?alveo.
Dal punto di vista faunistico risulta di notevole rilievo biogeografico la nidificazione del Picchio nero (Dryocopus martius), la cui presenza in Italia meridionale è considerata un vero e proprio relitto glaciale. Densità elevate, soprattutto nelle zone dove predomina il cerro, sono state riscontrate anche per il Picchio rosso mezzano (Dendrocopos medius), mentre localizzata è la Balia dal collare (Ficedula albicollis).
Rispetto al vecchio formulario è stata esclusa una specie:
1. Gufo reale (Bubo bubo). La sua presenza in Basilicata è limitata a piccoli comprensori decisamente distanti dall?area di studio (Sigismondi et alii, 2005) dove peraltro non sono presenti gli ambienti indispensabili per la nidificazione (pareti di roccia inaccessibili). Si propone pertanto di escludere la specie dal formulario.
Gli ambienti acquatici ospitano numerose specie di Anfibi, fra cui i due tritoni (T. carnifex, L. italicus) e le due salamandre (S. salamandra, Salamandrina terdigitata).
Per quanto concerne l?aggiornamento del formulario standard NATURA 2000, rispetto al precedente 20/06/2002, sono state inserite 17 nuove entità vegetali.
Non risultano presenti specie vegetali di interesse prioritario (allegato II della Direttiva 92/43/CEE); sono presenti 4 specie inserite nelle liste rosse delle piante d'Italia (Conti et al. 1997) (motivazione A); 5 entità con motivazione B, 8 specie presenti in altre convenzioni (motivazione C) e altre 4 entità importanti della flora in quanto caratteristiche degli habitat di pertinenza e con valore di bioindicazione (motivazione D).
Tra le specie presenti nel vecchio formulario, sono state eliminate Viola cassinensis in quanto la segnalazione sull'Appennino Lucano è da considerare probabilmente un errore per confusione con Viola eugeniae Parl. (Pignatti, 1982), da noi non rinvenuta, e ulteriori 5 entità con motivazione D in quanto, pur essendo talvolta rappresentate da individui monumentali o di particolare pregio, si tratta di entità comuni in Basilicata, che non necessitano di specifiche misure di salvaguardia (Alnus glutinosa (L.) Gaertn., Carpinus betulus L., Fagus sylvatica L. subsp. sylvatica, Malus sylvestris (L.) Mill., Pyrus communis L., Quercus cerris L.)
Gli habitat di interesse comunitario presenti all?interno del SIC ed elencati nella Direttiva Habitat, sono in totale 2: 9210* - Faggete degli Appennini con Taxus e Ilex e 91M0 - Foreste Pannonico-Balcaniche di cerro e rovere. L?habitat 9210 è di interesse prioritario e viene segnalato con la sigla (*).Rispetto all?aggiornamento precedente 20/06/2002 è stato riscontrato un solo nuovo habitat, il 91M0. L?habitat 9180* - Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio-Acerion è stato eliminato perché per le peculiarità floristiche riscontrate trattasi di boscaglie ad Alnus cordata che vengono riportate sulla carta degli habitat con il codice corine biotop 41.C1 - Boscaglie di Alnus cordata.
Fonti: Rete Natura 2000 (formulari standard dei siti), elenco dei comuni ISTAT; mappa © contributori di OpenStreetMap. I dati sulle specie possono non essere aggiornati: per un uso scientifico consulta la scheda ufficiale.