🏞️ L'ambiente
L'area del SIC-ZPS Dolomiti di Pietrapertosa è situata nell'Appennino Lucano e domina la parte centrale della Val Basento. Il sito include il complesso di rilievi denominato"Piccole Dolomiti Lucane", caratterizzato da alte guglie e creste rocciose che ricordano alcune delle vette più note delle Dolomiti alpine vere e proprie. Percorrendo la direzione Nord-Sud dell'area SIC, si assiste ad un progressivo sviluppo verticale del territorio che va dal tratto vallivo a 450 m.s.l.m. della base della Gola Caperrino (una profonda gola scavata in corrispondenza di lineazioni tettoniche dal torrente Rio di Caperrino, affluente di destra del Basento) al picco di 1.319 m.s.l.m. del Monte dell'Impiso.
Le rocce affioranti nel SIC sono attribuite al Flysch di Gorgoglione (Selli, 1962; Ciaranfi, 1972), in accordo con quanto riportato nella Carta Geologica D'Italia 1:100.000 Foglio 200 - Tricarico (Boenzi et al., 1971), costituito da un'alternanza di termini litologicamente ben distinguibili (Boenzi et al., 1968) e datato al Langhiano superiore-Tortoniano inferiore (Boenzi & Ciaranfi, 1970): un termine marnoso-siltoso-arenaceo;un termine arenaceo-pelitico; un termine arenaceo.
La morfologia accidentata del sito, oltre a dare luogo ad un paesaggio peculiare e di grande impatto, dà origine ad una elevata diversità di habitat con alternanza di comunità tipicamente rupicole, boscaglie, prati xerici e boschi di forra.
⭐ Perché è importante
Il sito ha un indiscusso valore paesaggistico per la presenza del complesso di affioramenti rocciosi di origine sedimentaria, la componente biotica riveste però anch?essa un rilevante significato, sia per il valore paesaggistico che contribuisce a dare al sito, che per l?interesse più strettamente naturalistico che assumono soprattutto le biocenosi rupicole.
L?ambiente rupestre è sempre interessante dal punto di vista floristico e vegetazionale in quanto il substrato roccioso favorisce una flora altamente specializzata e in genere ricca di endemismi o specie a distribuzione ristretta. La particolare natura del substrato delle rupi di Pietrapertosa, con la coesistenza di sedimenti ricchi di quarzo e cemento calcareo, ha probabilmente favorito la coesistenza di specie rupicole prevalentemente calcicole con specie tendenzialmente più acidofile. Le comunità che si rilevano possono essere riferite all?habitat 8210 Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica per la presenza di specie quali Phagnalon rupestre s.l., Athamanta sicula, Teucrium flavum, Lomelosia crenata, Aurinia saxatilis, Dianthus gr. sylvestris, Centaurea deusta. La vegetazione strettamente rupicola, caratterizzata da una prevalenza di specie ad habitus camefitico, è alternata a praterie a carattere orofilo, riferibili all?habitat 6210,e a lembi di vegetazione prativa più termofila riferibile all?habitat 6220*. In questo contesto si rilevano popolazioni di specie particolarmente interessanti fra le quali è da citare la presenza di Stipa austroitalica, endemismo dell?Appennino meridionale, incluso nell?All.II della Dir. Habitat come specie di interesse prioritario. Questi prati possono essere in parte riferiti all?habitat 62A0, recentemente incluso nel Manuale Italiano degli Habitat ed in cui vengono inquadrate le Praterie xeriche submediterranee ad impronta balcanica dell'ordine Scorzoneretalia villosae. Nell'Italia sud-orientale quest'ordine di vegetazione è rappresentato dall'alleanza Hippocrepido glaucae-Stipion austroitalicae Forte & Terzi 2005 in cui rientrano le formazioni a Stipa austroitalica della Murgia materana e della Puglia. Nel SIC in questione questi aspetti sono poco estesi e limitati a stazioni semirupestri dove probabilmente rappresentano aspetti primari o situazioni in cui l?evoluzione verso forme di vegetazione più strutturata è fortemente rallentata a causa del substrato. I pascoli di origine secondaria sono invece più chiaramente riferibili all?habitat 6210.
Di rilievo è anche la presenza di Linaria dalmatica, specie a distribuzione appennino-balcanica nota in Italia per pochissime località della Basilicata, Calabria e Puglia, considerata minacciata (EN) a livello nazionale e regionale (Conti et al., 1997).
Altra presenza floristica di rilievo è rappresentata da Knautia lucana, endemismo esclusivo della Basilicata, noto per poche località della regione. Sulle scarpate e su substrati incoerenti presso Castelmezzano si rinviene Onosma helvetica ssp. lucana, anche questo un endemismo dell?Italia meridionale, noto solo per tre località lucane e tre calabresi (Peruzzi et al., 2004). La stazione delle Dolomiti Lucane rappresenta il locus classicus di questa entità.
Piuttosto ricco è anche il contingente di orchidee che caratterizza e valorizza l?habitat 6210 (Orchis tridentata, Orchis papilionacea, Orchis mascula, Ophrys tethrendinifera, Orchis provincialis, Orchis quadripuntata, Anacamptis pyramidalis). Oltre agli habitat rupestri, il sito è caratterizzato da boscaglie e foreste che contribuiscono alla diversificazione ambientale e conferiscono una elevata biodiversità al sito. Sempre sulle rupi, nei valloni in cui si ha un maggiore accumulo di suolo, si instaura una boscaglia caratterizzata dalla dominanza di specie decidue quali Pistacia terebintus, Quercus virgiliana, Fraxinus ornus, Ostrya carpinifolia, Coronilla emerus. Queste formazioni sono state inquadrate nell?habitat 91AA*, a cui sono stati di recente riferiti i boschi mediterranei e submediterranei adriatici e tirrenici a dominanza di Quercus virgiliana, Q. dalechampii, Q. pubescens e Fraxinus ornus, spesso in posizione edafo-xerofila tipici della penisola italiana ma con affinità con quelli balcanici.
L?habitat ?6310 Dehesas con Quercus spp. sempreverde? precedentemente segnalato nella Scheda Natura 2000 del 2003 è da escludere in quanto nell?area non sono presenti pascoli alberati con querce sempreverdi, ma piuttosto boschi (querceti sempreverdi e decidui) sempre con elevate coperture dello strato arboreo in cui viene praticato il pascolo, con conseguente impoverimento dello strato arbustivo.
Le boscaglie rupestri erano precedentemente state attribuite all?habitat 9340. Per la prevalente componente di specie decidue si preferisce attribuire tali formazioni al nuovo habitat 91AA* ed escludere l?habitat 9340 dal sito.
Sotto il profilo faunistico il sito presenza una non comune mescolanza di elementi ecologicamente molto ben differenziati, in risposta all?ampia diversità ambientale che caratterizza questo sito. Sono infatti ben rappresentati gruppi faunistici tipicamente mediterranei (Sylvia cantillans, Sylvia melanocephala, Elaphe quatuorlineata), localizzati tendenzialmente alle quote inferiori in corrispondenza delle aree più xeriche, come pure elementi continentali o appenninici, distribuiti in funzione delle poche formazioni boschive, dei torrenti a rapido corso e delle fasce arbustive sui prati sommitali (Dendrocopos medius, Cinclus cinlcus, Lanius collurio, Salamandrina terdigitata).
L?intero SIC si pone come un?area strategica per la conservazione di alcune specie di Uccelli aventi una distribuzione discontinua e localizzata nell?intero areale. Il territorio accidentato, caratterizzato da imponenti rupi e affioramenti, quasi integri sotto il profilo dell?antropizzazione, rendono l?area particolarmente idonea alla nidificazione di alcune specie di interesse comunitario, inserite nell?All. I della Dir. 79/409 CEE:
- Cicogna nera (Ciconia nigra). La specie si riproduce con una coppia all?interno del SIC, dove la sua nidificazione è conosciuta almeno dal 2002 (Bordignon, 2005). La popolazione italiana di questo raro ciconiiforme è stimata in 10-11 coppie al 2009 (Bordignon et alii, 2010), delle quali 5-6 presenti in Basilicata. Il SIC ?Dolomiti di Pietrapertosa?, dunque, svolge un ruolo primario per la conservazione della specie, fungendo anche da potenziale bacino di espansione per la colonizzazione di altri territori limitrofi. I principali fattori di minaccia riguardano il rischio di impatto con cavi sospesi, il disturbo ai nidi a seguito della messa a punto di vie ferrate per l?arrampicata sportiva e l?inquinamento delle acque fluviali utilizzate come aree di foraggiamento.
- Biancone (Circaetus gallicus). Almeno una coppia nidifica all'interno del SIC. Specie piuttosto rara e localizzata nel centro-Sud, con appena 15-18 coppie stimate per la Basilicata (Sigismondi et alii, 1995). I possibili fattori di rischio sono da individuare nel disturbo ai nidi, tagli indiscriminati in particolare lungo i versanti, abbattimenti illegali, impatto contro linee elettriche e cavi sospesi.
- Falco pellegrino (Falco peregrinus). Nidificante con almeno 2 coppie sulle estese formazioni rupicole tra Castelmezzano e Pietrapertosa. La specie ha conosciuto un forte incremento numerico in tutto il suo areale europeo a partire dalla metà degli anni ?80 (Brichetti & Fracasso, 2003; BirdLife 2004), riconquistando territori da cui era scomparso. Il sito è senza dubbio di particolare rilevanza per la conservazione della specie, e potrebbe ospitare un numero di coppie più elevato, data la disponibilità di ambienti idonei alla nidificazione. I fattori di minaccia sono da ricondurre nell?arrampicata sportiva (disturbo ai nidi), abbattimenti illegali e impatto contro cavi sospesi.
Di particolare rilievo, inoltre, risulta la comunità ornitica rilevata in corrispondenza degli ambienti cacuminali localizzati nella porzione meridionale del SIC, tra la vetta del ?Mt. Dell?Impiso? e ?Costa Cervitale?, dove sono stati rilevati importanti popolazioni di Calandro (Anthus campestris), Culbianco (Oenanthe oenanthe), Codirossone (Monticola saxatilis), Sterpazzola (Sylvia communis), Averla Piccola (Lanius collurio) e Zigolo muciatto (Emberiza cia). A questo proposito è opportuno sottolineare che la presenza di specie come l?Averla piccola e il Calandro, in continuo declino su scala nazionale ed europea, e inseriti nell?All. I della Dir. ?Uccelli?, suggerisce di avviare un piano di monitoraggio standardizzato pluriennale, finalizzato a verificare il trend delle popolazioni locali. Di un certo interesse, inoltre, risulta la presenza del Codirossone (Monticola saxatilis), nidificante in prossimità della ?Tempa Pizzuta? e nell?area di ?Costa Cervitale?. La distribuzione di questa specie lungo la penisola segue i principali rilievi dell?Appennino in maniera discontinua, con ampi vuoti di areale nel Centro-Sud (Brichetti & Fracasso, 2009). Si tratta delle prime osservazioni per questo settore territoriale, che ampliano l?areale della specie in Basilicata. E? importante, inoltre, sottolineare la nidificazione di alcune coppie di Merlo acquaiolo (Cinclus cinclus) lungo il T. Caperrino. Si tratta di una specie la cui distribuzione è tuttora quasi del tutto sconosciuta in Italia meridionale, ecologicamente legato a tratti fluviali o torrentizi con portata minima garantita, con acque a rapido scorrimento, non inquinate e ricche di macroinvertebrati bentonici (Brichetti & Fracasso, 2007)
L?erpetofauna del SIC si caratterizza per la presenza della Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata), endemismo dell?Italia centro-meridionale e inserita nell?All. II della Dir. ?Habitat?. Sono stati individuati due siti riproduttivi nella zona di ?Cinto dei Forni? e in località ?Acquarra?. Un altro endemismo appenninico, la Rana appenninica (Rana italica), inserita nell?All. IV della Dir. ?Habitat?, è risultata essere ben distribuita nel SIC; è stata rilevata in prossimità dei corsi d?acqua presenti ma anche in fontanili e abbeveratoi. Il Tritone Italiano (Lissotriton italicus) è stato rilevato in tutti gli ambienti idonei (fontanili, abbeveratoi, pozze anche temporanee). I fattori che possono influenzare negativamente la conservazione di queste specie sono da individuare nella gestione delle piccole zone umide presenti. La ?ripulitura? periodica di alcuni manufatti come fontanili e abbeveratoi di fatto elimina ogni traccia di vegetazione acquatica, indispensabile a queste specie per deporre le uova. Tale pratica è stata osservata ad esempio in località ?Costa Cervitale?, dove un antico fontanile in pietra è risultato essere completamente privo di vegetazione. Le captazioni idriche inoltre, se non opportunamente regolate, possono produrre gravi scompensi in prossimità di sorgenti o piccoli corsi d?acqua a carattere torrentizio, compromettendo gli ambienti idonei per la riproduzione delle Salamandrina dagli occhiali. Interessante, infine, la presenza del Cervone (Elaphe quatuorlineata), inserito nell?All. II della Dir. ?Habitat? e del Saettone occhirossi (Zamenis lineatus) endemismo dell?Italia centromeridionale inserito nell?All. IV della Dir. ?Habitat?.
Alcune specie precedentemente segnalate nel formulario non sono state osservate durante la presente campagna di rilevamento. Nel dettaglio si espongono di seguito le considerazioni specie-specifiche:
Capovaccaio (Neophron percnopterus). Specie NON rilevata. Analizzando i dati disponibili a partire dal 1997 (Fulco, dati inediti; Archivio MITO2000; Visceglia, dati inediti), non risulta alcuna osservazione di Capovaccaio nell?area di studio. I siti di nidificazione noti per la Regione sono ubicati in altre località, ben distanti dal SIC in esame. E? dunque possibile che la specie sia scomparsa dall?area di studio almeno da 13-15 anni oppure che fosse stata originariamente segnalata per errore. Si propone pertanto di ESCLUDERE la specie dal formulario ufficiale.
Lanario (Falco biarmicus). Specie NON rilevata. Dal momento che la specie tende a selezionare siti riproduttivi diversi anno dopo anno, è possibile che attualmente la/le coppie originariamente segnalate si siano spostate. Non è comunque da escludere la possibilità che sia scomparsa dall?area di studio, a fronte del calo generalizzato cui il Lanario sta andando incontro in tutto il suo areale europeo (BirdLife, 2004). Si propone di INCLUDERE la specie nel formulario, stimando una consistenza di 0-1 coppie.
Gufo reale (Bubo bubo). Specie NON rilevata. Si ritiene la sua presenza altamente probabile per l?estrema idoneità del SIC in esame. E? plausibile che sia passata inosservata durante la prima fase del lavoro a causa di un difetto di ricerca. Ci si riserva di confermarne la presenza nei prossimi mesi. SI propone di INCLUDERE la specie nel formulario ufficiale con consistenza di popolazione ignota avvalendosi del codice generico di presenza (P).
Lupo (Canis lupus). Specie NON rilevata. Si ritiene praticamente certa la frequentazione del SIC da parte della specie, dal momento che è stata rilevata a pochi chilometri nella foresta di Gallipoli-Cognato. Inoltre, sono state raccolte testimonianze attendibili da parte degli allevatori e degli agenti del Corpo Forestale dello Stato, oltre alla documentazione in possesso dell?Ente Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane che ne attesta la rpesenza per l?interro territorio del Parco. SI propone di INCLUDERE la specie nel formulario ufficiale con consistenza di popolazione ignota avvalendosi del codice generico di presenza (P).
Fonti: Rete Natura 2000 (formulari standard dei siti), elenco dei comuni ISTAT; mappa © contributori di OpenStreetMap. I dati sulle specie possono non essere aggiornati: per un uso scientifico consulta la scheda ufficiale.